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Le solite spine dopo il trionfo di Boris Johnson

“È la più grande vittoria dagli anni 80, quando molti di voi non erano neanche nati. Con questo mandato finalmente realizzeremo la Brexit.  Metterò la parola fine a tutte le assurdità di questi tre anni e realizzerò la Brexit entro gennaio, senza se e senza ma. Realizzarla è una decisione inconfutabile, indiscutibile“. E’ un pezzo del legittimamente trionfale discorso con il quale Boris Jonhson ha accolto la vittoria del suo partito nelle elezioni politiche del 12 dicembre nel Regno Unito.

I numeri danno ragione solo al premier britannico: i conservatori hanno ottenuto almeno 364 seggi, manca qualche dato, 38 in più dei 326 necessari per la maggioranza assoluta.

La maggioranza che hanno ottenuto Johnson ed i conservatori, che non era così ampia dai tempi della Sig.ra Margareth Tatcher, spiana la strada alla Brexit, che a questo punto si concretizzerà il prossimo 31 gennaio. Giusto il tempo di far approvare al Parlamento l’accordo siglato con Bruxelles due mesi fa – anche se bisogna fare in fretta per motivi di burocrazia – ma insomma dopo questo trionfo tutto sembra in discesa. Ma non tutto è roseo dopo questo voto.

 

Il Partito nazionale scozzese ha conquistato la stragrande maggioranza dei seggi a nord del confine, 48 sui 59 disponibili, aprendo la prospettiva di un secondo referendum sull’indipendenza da Londra.

La secessione era stata respinta col 55% dei voti nel referendum del 2014, ma i nazionalisti sostengono che la prossima e sicura Brexit significa che è necessario un nuovo sondaggio.

Boris Johnson ha detto che adesso i conservatori hanno un mandato per ottenere la Brexit dopo la vittoria totale alle elezioni ma il primo ministro scozzese, Nicola Sturgeon, ha detto che Johnson non ha un mandato per far uscire la Scozia dall’UE.

Non vogliamo la Brexit“, ha detto la Sturgeon. “Boris Johnson può avere un mandato per far uscire l’Inghilterra dall’Unione Europea, ma non ha un mandato per far uscire la Scozia dall’Unione Europea“.

L’altro nodo storicamente legato alla Brexit – e non solo – per l’Inghilterra e Johnson è quello del confine irlandese. I risultati del voto hanno prodotto molto malcontento nell’Irlanda del Nord : secondo il DUP  – il Partito Democratico Unionista, conservatore che ha perso due seggi (8 rispetto ai 10 delle precedenti elezioni) –  significherà una frontiera inaccettabile lungo il Mare d’Irlanda.

“Il Boris Brexit deal” vorrà anche dire che ci sarà la libera circolazione delle merci e delle persone sull’isola d’Irlanda, ma certamente per le merci – secondo il punto di vista del DUP – ci saranno controlli tra Stranraer e Larne le due città portuali che collegano la Scozia con l’Irlanda del Nord.

Oltre alla scontata reazione di entusiasmo di Donald Trump il primo commento importante è arrivato dal Presidente del Consiglio europeo, il belga Charles Michel, che dopo essersi complimentato con Johnson per il clamoroso risultato ha detto:” Mi aspetto – il più presto possibile –  il voto del parlamento britannico sull’accordo di ritiro. È importante avere la chiarezza il più presto possibile“.

Spero che saremo in grado di lavorare sodo con il governo britannico, ed è importante dare stabilità, per dare la sicurezza il più presto possibile per i cittadini ma anche per le imprese. Per le aziende britanniche ma anche per le aziende europee.

Il mio punto di vista è molto chiaro. L’Unione Europea è pronta. Abbiamo deciso quali sono le nostre priorità. La parità di condizioni di concorrenza è per noi una priorità molto importante. Riteniamo molto importante mantenere questa stretta cooperazione con il Regno Unito, per sviluppare le possibilità di commercio, per lo sviluppo economico, ma anche in altri settori come la sicurezza come la difesa. Spero che avremo un negoziato leale, un buon negoziato

 

 

 

 

 

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