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Il logo della Cop 26 di Glasgow

Le richieste dei Global greens alla Cop26

Poche pagine per chiedere dove intervenire. Arrivando anche all’approvazione di un Trattato per la non proliferazione dei combustibili fossili e al riconoscimento dei diritti della terra. I Global greens, la rete internazionale di Partiti Verdi, ha messo nero su bianco le cose da fare, senza tentennamenti. Destinataria della missiva la Cop26 in corso a Glasgow. Il documento è suddiviso in cinque punti, molto chiari. In cima c’è la richiesta di una giustizia climatica.

“Per garantire la completa equità di partecipazione e rappresentanza delle voci, la Cop26 e tutte le future Cop, devono avere una partecipazione che rappresenta la reale diversità delle persone, compreso l’equilibrio di genere e rappresentanza in tutte le parti dei negoziati sul clima”, scrivono i Global greens. “La giustizia climatica e la giustizia sociale – prosegue il testo – sono inestricabilmente interconnesse; non possiamo affrontarne uno senza rivolgerci all’altro. Le persone meno responsabili di aver causato la crisi climatica soffrono in modo sproporzionato per i suoi impatti e sono in prima linea nella battaglia per salvare il nostro clima”.

Una maggiore ambizione climatica

Earth Day clima ambiente politica

Foto di ejaugsburg da Pixabay

Il secondo tema in agenda è l’ambizione climatica, ossia la richiesta di uno sforzo urgente per fornire i “propri contributi determinanti a livello nazionale per raggiungere emissioni Net-zero reali e garantire un percorso di 1,5 gradi”. Il ragionamento è chiaro: “Mentre il meccanismo dei contributi determinati a livello nazionale ha portato progressi, abbiamo bisogno che questi obiettivi si traducano in azioni urgenti per raggiungere Emissioni Net-Zero reale”. Ovviamente  “questi piani devono includere un’azione decisiva e immediata coerente con un percorso di 1,5 gradi, e un cambiamento di paradigma dal consumo e dall’esplorazione di combustibili fossili, tenendo conto di tutti i settori della società, compreso quello militare”.

Le forze politiche ambientaliste chiedono una giusta transizione che promuova un’economia del benessere: “Tutti gli obiettivi, la politica e l’azione devono bilanciare i bisogni delle persone e del pianeta e proteggere quelli in prima linea nell’emergenza climatica”. Insomma, non devono pagare il conto le classi più in sofferenza. Una questione che si intreccia all’obiettivo di avere una “finanza per il clima”.

“Le istituzioni finanziarie e commerciali devono essere parte della soluzione e non parte del problema”, spiegano i Global greens. “Finché lo squilibrio di potere di queste istituzioni non viene affrontato attraverso una ristrutturazione, eventuali progressi altrove saranno gravemente compromessi. Il processo di transizione verde necessita di una conseguente ristrutturazione delle istituzioni finanziarie globali”, aggiungono. 

Natura e biodiversità

L’ultimo dei cinque punti, che è ovviamente di pari importanza, concerne la tutela della biodiversità. “La nostra ricerca di crescita e sviluppo ha distrutto il mondo naturale su cui facciamo affidamento. La crisi climatica è un prodotto di questo e l’attività umana ha un impatto sul ecosistema del mondo intero”, si legge ancora nel documento. Quindi occorre individuare una soluzione chiara: “Ci deve essere un’azione radicale e immediata per riforestare, re-inselvatichire, ripristinare e ricostruire il nostro ambiente naturale, con il pieno riconoscimento del valore intrinseco della natura e della biodiversità, e il valore dei servizi ecosistemici”.

Perciò “dobbiamo riconoscere che la nostra esistenza dipende completamente dalla salute del mondo naturale, e quindi abbiamo la responsabilità di prendercene cura”. Da qui l’iniziatica di riconoscere “i diritti della terra” e mentre l’ecocidio deve diventare legge. Una rivoluzione verde, in tutti i sensi. Ma che a Glasgow sembra lontana anni luce, con una conferenza incartata nella burocrazia, come aveva denunciato Luca Mercalli in questa intervista.

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