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Cina-Panama: relazioni pericolose (con gli USA)

Un’elezione che potrebbe cambiare gli equilibri nel Centroamerica. E non solo. La vittoria alle presidenziali a Panama di Laurentino Cortizo potrebbe infatti provocare una violenza scossa diplomatica internazionale. Il motivo? Lo sviluppo delle relazioni economiche con la Cina, in particolare con la possibile costruzione di una ferrovia per l’alta velocità, a trazione tutta cinese.

Uno scenario che farà inevitabilmente aumentare le tensioni tra la Repubblica Popolare di Xi Jinping e gli Stati Uniti di Donald Trump: per la prima volta Washington vedrebbe vacillare il caposaldo della Dottrina Monroe, che porta a considerare Centroamerica e America Latina una sfera di influenza esclusiva degli Usa. E proprio a Panama Washington ha esercitato il controllo del Canale di Panama, che collega l’Oceano Atlantico al Pacifico, fino al 1999. La consegna ai panamensi è avvenuta imponendo l’obbligo di controllo militare del Canale.

Le vicende di Panama, da Noriega ai papers

Per capire il rapporto tra Washington e Panama, è necessario ricordare il ruolo del generale Manuel Noriega, ribattezzato Cara de Piña (faccia d’ananas) dai media per il suo volto butterato. La sua figura è stata quella tipica dell’informatore della Cia, fin dagli anni ’70, trasformatosi in un dittatore del suo Paese, che col suo regime ha garantito di tenere lontana Panama dall’avvicinamento dell’Unione sovietica. Nel dicembre del 1983, dopo aver avuto un ruolo di influenza sui presidenti precedenti, istituì per sé la carica di Leader Massimo della Liberazione Nazionale, da cui fu destituito definitivamente nel 1989. Gli Usa, a quel punto, lo avevano scaricato, giudicando un grave errore il sostegno fornito.

Rapidamente, dunque, da amico divenne nemico di Washington: dagli Stati Uniti partirono le accuse di traffico di droga, estorsione e riciclaggio. Lui cercò il braccio di ferro, ma alla fine fu arrestato. Nel 1992 l’ex generale fu condannato a 40 anni, ricevendo uno sconto a 30 anni successivamente. Nel maggio 2017 Noriega è morto a Panama, dopo aver scontato la pena tra Usa, Francia e Panama, appunto. Dalla deposizione dell’ex generale, il Paese è tornato a un sistema democratico, sebbene in stretta connessione con gli Stati Uniti, come testimonia il già menzionato caso del Canale gestito fino al 1999 dagli Usa.

Panama, però, è anche un paradiso fiscale, un Paese dove depositare segretamente le ricchezze. Da qui, nel 2016, è scoppiato lo scandalo dei Panama papers, ossia i nomi delle società offshore che avevano scelto il paradiso fiscale per mettere al riparo del fisco le loro ricchezze. Lo studio legale Moassck Fonseca, infatti, custodiva questi documenti (dal 1977 al 2015) che sono stati rivelati in seguito a una maxi inchiesta giornalistica, pubblicata a puntate nella primavera del 2016, del Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi (CIGI, ICIJ nella sigla inglese).

Le rivelazioni hanno riguardato numerosi esponenti politici di primo piano, oltre che manager, imprenditori e personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport. Tra le persone coinvolte ci sono state la Regina Elisabetta, il pilota di Formula Uno, Lewis Hamilton, il cantante degli U2, Bono Vox, e altri, come l’ex presidente dell’Argentina Mauricio Macrì e l’ex presidente ucraino, Petro Poroshenko. L’allora primo ministro islandese, Sigmundur Davíð Gunnlaugsson, nell’aprile del 2016 ha dovuto addirittura dimettersi per le proteste di piazza innescate dalla notizia del suo coinvolgimento nello scandalo.

Cortizo ad alta velocità

Cortizo, candidato del Partito Rivoluzionario Democratico, ha vinto di poco sull’avversario del Partito Cambio Democratico (PCD), Rómulo Roux. Ma il successo stringato non gli ha impedito di dettare i tempi dell’agenda. Così, senza perdere tempo, ha lanciato i suoi messaggi, lasciando intendere di voler aprire la porta agli investimenti della Cina. E il primo punto per lo sviluppo infrastrutturale è proprio la ferrovia, dal valore economico complessivo di 4 miliardi di dollari, che dovrebbe partire dalla capitale Panama e arrivare fino al confine con il Costa Rica.

In cambio il Canale di Panama potrebbe trasformarsi nel punto di ingresso per le esportazioni cinesi verso i Paesi centroamericani. Anche perché quella stessa ferrovia renderebbe Panama un Paese ancora più strategico nell’intera area. Un progetto che ha tutte le sembianze di un autentico affronto agli Stati Uniti.

Il doppio gioco di Panama

Il presidente neoeletto di Panama è consapevole della forte relazione con gli Usa. E per questo motivo sembra punzecchiare per farsi corteggiare. “Abbiamo bisogno, e abbiamo chiesto, di dare più attenzione nei confronti della regione: la regione, non solo Panama. Ma mentre loro sono distratti, altri si fanno avanti”, ha scandito Cortizo. Laddove per gli altri si intende la Cina.

Un avviso di rottura, quindi? Secondo gli analisti non è proprio così: la sua è una strategia finalizzata ad alzare la posta in palio, in modo da attirare l’attenzione di Washington e conservare relazioni pragmatiche con Pechino, consolidando quel legame riannodato appena due anni fa. Ma sullo sfondo resta la lunga e complessa partita a scacchi tra Cina e Usa.

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