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antonio lubrano

Le parole straniere nel nostro linguaggio

Una battuta colta al volo davanti all’edicola:”Non se ne può più:troppe parole straniere nei titoli e negli articoli!”. Lo sconosciuto lettore avrà occhio e croce cinquant’anni e parla con un altro cliente, che replica:”E va bene che siamo ormai internazionali ma  stiamo  esagerando…”. In effetti basta sfogliare un quotidiano qualsiasi: i vocaboli, prevalentemente inglesi, i modi di dire stranieri, sono tanti. Qualche esempio? Rendering, high line, lockdown, smartworking, hub..E poi ci imbattiamo  in termini ai quali peraltro abbiamo fatto l’orecchio e che ci sembrano persino familiari. Chessò: killer, hangar, pressing (i calciatori e i tifosi sanno che significa), new deal, board, master, fair play, blogger ..

“Si rinnova la mia impressione – ha scritto un lettore del Corriere della sera – che l’abuso di termini inglesi sia un segno di colonizzazione della nostra cultura ma sia anche, perchè no?, un po’ cafone”. E nella sua rubrica di risposta ai lettori Giangiacomo Schiavi riassume “la colonizzazione un po’ cafona della terminologia inglese” aggiungendo: “ma siamo sotto assedio, l’inglese è tracimato ovunque, in cielo, in terra e in ogni luogo..”

Naturalmente non solo sui giornali assistiamo a questa “tracimazione”, ma anche nei rapporti quotidiani. E guardiamo persino male chi non capisce il “nostro” inglese. Ma il guaio è che tanti, la maggioranza, fanno fatica a capire certi vocaboli inglesi. Tranne uno, che è di gran moda: green, ossia verde. Di che cosa si parla oggi con una frequenza fino all’altro ieri quasi sconosciuta? Della natura, dei mutamenti climatici, della sostenibilità ambientale, c’è persino un ministero adesso della transizione ecologica.

Bene, giusto, vivaddio!  L’aria che respiriamo non è più quella di una volta, il mare è sporco, in città si respira a fatica, troppi palazzi, sempre più rari gli spazi riservati agli alberi.. Tutti, sia pure teoricamente, vogliamo un mondo green. E per carità, ha ragione quel lettore quando dice che siamo ormai internazionali ed è giusto che il nostro orecchio si abitui a parole telegrafiche. Non è l’inglese la lingua internazionale e anche la più sintetica? Ma forse, come sempre il troppo stroppia.

 

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