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antonio lubrano

Le donne protagoniste della ripresa ?

Sto leggendo in questi giorni un libro appassionante:”La casa in montagna-storia di quattro partigiane”, scritto da una giornalista inglese che vive in Italia,Caroline Moorehead: e’ il racconto della Resistenza negli Anni Quaranta, quando il nostro paese era diviso fra i resti del fascismo al sud,con gli americani in casa freschi di sbarco, e l’occupazione tedesca al nord. Un periodo storico di cui si sa molto ma forse non abbastanza, per esempio del ruolo fondamentale delle donne in quel travagliato periodo. E il fatto che a scriverne sia una signora londinese ci consente di credere che queste pagine  siano dettata da una scrupolosa ricerca e non da  un facile campanilismo.

Caroline Moorehead: Village of Secrets - YouTube

Le donne, dunque, racconta Caroline Moorehead, come staffette, come combattenti, come volontarie, come organizzatrici di comitati per la liberazione del Paese, come politiche. E non c’è che da ammirare il coraggio e la forza di queste signore, molte giovanissime, e la loro fede nel futuro della patria.

Contrariamente però a quanto la Resistenza ci ha fatto credere, nell’Italia liberata, repubblicana e democratica, le donne non hanno avuto un ruolo da autentiche protagoniste, come ci saremmo aspettati. Per carità, la presenza femminile in tutte le attività del Paese c’è stata dal dopoguerra a oggi e c’è tuttora, ma non tale da equiparare l’altro sesso. Del resto non si può dire che il mondo femminile si sia imposto in qualche modo all’attenzione dell’altra metà del mondo italiano. In linea generale l’Europa intera in questi anni sembrava dar ragione a Margaret Tatcher, la quale sosteneva che le donne “sono troppo deboli” per esercitare un qualche potere politico. Quello delle donne, secondo lei, era un soft power , un potere morbido.

Passano più di 70 anni dalla fine del conflitto e oggi, nel 2021, il clima generale è cambiato. “Mai così tante donne – scrive il settimanale femminile Io donna – ai vertici del comando e della politica estera”. E la scalata, aggiunge, è “appena iniziata”. Ci sono del resto fior di nomi e di figure a darne conferma: Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea; Cristine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, e Angela Merkel, la cancelliera tedesca considerata da taluni osservatori come “la donna più potente del mondo”. E mi sembra logico aggiungere Madeleine Albright, prima donna segretaria di Stato americana e sempre laggiù Kamala Harris, prima donna vicepresidente degli Stati Uniti.

“Le donne, dice Marina Sereni, vice ministra degli Esteri e della Cooperazione internazionale,influiscono positivamente sui processi di risoluzione dei conflitti, sviluppo e cooperazione”. A sua volta Silvia Francescon, cofondatrice di Wiis Italy, anch’essa intervistata dal settimanale, fa notare che mai come oggi la donna è in prima linea per l’ambiente”. Lei stessa del resto è laureata in diritto internazionale dell’ambiente e dello sviluppo. Ed è credibile che proprio dalle donne, in Italia come in Europa e nel mondo intero, possa venire la spinta decisiva per quella che amiamo definire “rivoluzione verde”. Così come è credibile il ruolo di protagoniste nella ripresa economica del nostro Paese e dell’Europa intera.

Bisogna registrare tuttavia due annotazioni non marginali. La prima mette in dubbio la solidarietà delle altre donne a quelle che si sono conquistate nell’agone internazionale un ruolo di rilievo. Non a caso Madeleine Albright (segretario di stato Usa) sostiene che “esiste un posto speciale all’inferno per le donne che non aiutano le altre donne”. Su questa china pessimista si pone anche Marta Dassù , direttrice della rivista “Aspenia”, la quale sostiene che “ci vorrà ancora un secolo per colmare il gender gap”. Nel mio piccolo mi permetto di dissentire, forse perchè sono inguaribilmente un ottimista. Intanto le donne sono già le vere protagoniste della battaglia per la sostenibilità ambientale. Non è casuale che siano state loro a mettere per prime fiori e piante sui balconi di

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