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Le città del futuro. Ecco i modelli

La città del futuro non è un pensiero o un’idea fantastica che ognuno di noi sogna. E’ un concetto molto concreto:”Dobbiamo ampliare i parametri che portano alla valutazione della soddisfazione della vita“. Lo dicono, anzi lo hanno scritto in un documento che si chiama “Città dal futuro“, Davide Agazzi, Matteo Brambilla e Stefano Daelli.

Dopo aver passato un pezzo della loro vita professionale come policy maker nella pubblica amministrazione, hanno deciso di guardare allo sviluppo delle città con altri occhi. A maggior ragione dopo la comparsa della pandemia che sta cambiando la nostra vita, i nostri stili di vita. Il primo risultato è stato l’analisi dello stato dell’arte. E poi lo sviluppo di una progettazione nuova delle città – che porta alla “Città desiderabile” attraverso quattro modelli da tenere insieme:

  • Acropoli: club privato, paradiso terrestre, esclusiva delimitata, stimolante, sofisticata, cosmopolita
  • Irregolare: terreno abbandonato di sperimentazione e conquista, informale frastagliata permeabili, imprevedibile, decadente
  • Leggera: città su richiesta, senza legami, connessa, smaterializzata, veloce, rarefatta, funzionale, efficiente
  • Contrada: città dei quartierini, la provincia in città, vicina, attiva, cordiale, controllata, decorosa, omologante, conservatrice

Impakter Italia ha intervistato i tre autori del progetto.

Città

La città desiderabile. Ce la faremo? -CC0, public domain, royalty free

Voi parlate del motore delle città e dite che si è inceppato. Qual’e il motore delle città?

Brambilla: “Il motore di una città è quella catena che tiene insieme il ciclo del benessere (della proiezione di benessere diffuso che proietta la città verso l’esterno) – attrazione- gentrificazione (quel fenomeno detto di riqualificazione e rinnovamento di zone o quartieri cittadini, con conseguente aumento del prezzo degli affitti e degli immobili e migrazione degli abitanti originari verso altre zone urbane). E quel patto di Termini e Condizioni che non si leggono quasi mai ma che tutti gli abitanti di una città accettano per poter vivere o utilizzare la città stessa. Il Covid ha rivelato che questo equilibrio si è rotto, che il motore si è inceppato e che bisogna rimetterlo in moto cambiando qualcosa però”.

Agazzi:”  Il motore delle città è quello che promette benessere ma è anche quello che produce diseguaglianze. Basta pensare a quello che ha detto Brambila a proposito della gentrificazione. Noi scriviamo che bisogna cambiare i nostri stili di vita perchè non ce ne è uno in particolare o uno più importante. Alcuni di questi sono già in atto come sappiamo grazie alla tecnologia . Il lavoro da remoto per esempio, per dire quello più diffuso”.

Daelli:” Una sola persona può avere diversi stili di vita.Questa crisi può far valutare altri modi di vivere con altri parametri. Che sono tutti importanti allo stesso modo all’interno della città. Se prevalesse un solo stile di vita o un solo parametro quello che uscirebbe sarebbe un pò meno città nel senso di luogo desiderabile per tutti”.

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La città desiderabile. Ce la faremo? -CC0, public domain, royalty free

Come si fa ad impedire che prevalga uno stile di vita rispetto agli altri?

Daelli: “Per prima cosa bisogna ricostruire un nuovo regolamento dei Termini e delle Condizioni. Ed una cosa interessanti di questa riscrittura sarebbe quella di dare un maggior potere di negoziare a chi stava dalla parte svantaggiata”.

Brambilla :”Essendoci la possibilità di costruire più alternative c’è maggiore possibilità di costruire più luoghi urbani adatti a tutti”.

Agazzi :”Le caratteristiche della riscrittura devono essere più eque: bisogna ricevere più di quello che si dà. In termini di reddito, relazioni, ambiente sano. La lente dei 17 SDGS in questo senso è fondamentale per ampliare i parametri della soddisfazione della vita in una dimensione più sociale“.

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La città desiderabile. Ce la faremo? -CC0, public domain, royalty free

Sembrano concetti molto vicini – sia pure da una prospettiva diversa – a quelli della rigenerazione urbana?

Agazzi:”Infatti ci sentiamo vicini. Ma c’è un distinguo molto importante. Questi temi non devono essere solo evocati o fatti tipo spot. Devono, o meglio dovrebbero essere uno standard. Perchè la questione non può essere ridotta ad un solo nuovo quartiere residenziale o meno. Nel riprogettare una città bisogna partire dalle esigenze di chi è legato a doppio filo alle città perchè magari è un lavoratore essenziale ed allo stesso tempo ricoinvolgere chi non si sente più legato alla città stessa ma nutre legittime ambizioni“.

La città desiderabile può essere ovunque a prescindere dalla sua posizione e dalla sua grandezza?

Daelli :”Noi abbiamo iniziato il nostro ragionamento studiando la crisi della grandi metropoli. Però crediamo che il modello che abbiamo studiato sia applicabile anche nei centri più piccoli dove c’è più dinamismo. Alcune linee guida sono valide per territori diversi. L’importante è alimentare e soddisfare i nostri bisogni e le nostre possibilità. C’è a nostro modo di vedere una reale possibilità di intercambiabilità fra i quattro modelli di città che abbiamo individuato. In realtà le città più piccole andrebbero lette come satelliti della galassia, la grande città”.

Brambilla:”La mia risposta è sì. E vorrei sottolineare due cose. La prima è che alcune cose che all’inizio della pandemia sembravano una tendenza ormai sono consolidate: la riconversione verso altri tipi di produzione di alcune aziende per esempio. La seconda è che tra qualche tempo gli strumenti messi in campo dalla Pubblica Amministrazione, penso al blocco dei licenziamenti, scadranno. Ed allora ci troveremo di fronte ad un altro tipo di ondata che con delle conseguenze sociali fortissime che le nostre città così come sono concepite adesso non credo siano in gradi di assorbire“.

Agazzi : “Il lockdown della sorsa primavera ha legittimato le nostre domande di partenza sullo status quo delle città. Ora che c’è consapevolezza il problema è capire quale sarà l’arco temporale: quanto e quando le città risponderanno alla crisi? Questa seconda ondata ed i relativi lockdown locali e nazionale, incideranno molto di più sulle scelte future“.

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