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Lavoro minorile

Lavoro minorile: una piaga per 150 milioni di bambini che rischia di crescere con il Covid

Il Coronavirus rischia di produrre un ulteriore effetto collaterale: l’aumento del lavoro minorile. La crisi economica, soprattutto nelle aree più povere del pianeta, può così frenare il contrasto a questo atavico problema. Alcuni studi, infatti, sostengono che all’aumento dell’1% della povertà corrisponda un incremento dello 0,7% di lavoro minorile.

E stando ai dati dell’International organization of labour (Ilo, la sigla italiana è Oil) in Africa già oggi un bambino su cinque, il 20% quindi, è impegnato in mansioni che non dovrebbe svolgere. In materia di diritti umani e dell’infanzia risulta una questione grave. Certo, negli ultimi venti anni ci sono stati passi in avanti: 94 milioni di bambini stanno di nuovo vivendo la loro infanzia. Ma non basta. Anche perché in questi casi c’è una difficoltà a individuare i casi. Il motivo? Manca la sindacalizzazione e anzi, spesso, molti minorenni non hanno contratti, perché lo lavorano nell’ambito della famiglia. E per i genitori è “normale” che lo facciano.

Lavoro minorile: una piaga che interessa oltre 150 milioni di bambini

Immagine tratta dal video diffuso dall’Ilo

“I giovani lavorano in piccole fattorie familiari o in grandi piantagioni, occupandosi degli animali domestici, diserbando o raccogliendo foraggio”, ha messo in evidenza la Food and agriculture organization (Fao). Nonostante gli sforzi compiuti dalle istituzioni internazionali, le ultime stime, risalenti al 2017, indicano che 152 milioni (108 milioni solo nel settore agricolo) di bambini sono vittime di lavoro minorile.

Il dato è chiaramente in attesa di aggiornamento dopo la prima ondata di Covid-19. La pandemia porta con sé un elemento di oggettiva preoccupazione per l’impatto socio-economico, oltre che sanitario. Basti pensare che la chiusura temporanea delle scuole ha interessato oltre un miliardo di studenti in oltre 130 Paesi. E “quando le lezioni riprenderanno, alcuni genitori potrebbero non permettersi di mandare i propri figli a scuola”, evidenzia l’Ilo. Aprendo un’altra questione: la disparità di genere. “Le ragazze sono particolarmente vulnerabili allo sfruttamento in agricoltura e nel lavoro domestico”, sottolineato dall’Organizzazione internazionale del lavoro.

Una rete di protezione per chi è in difficoltà

“Mentre la pandemia provoca il caos sui redditi familiari, senza sostegno, molti potrebbero ricorrere al lavoro minorile”, ha denunciatp Guy Ryder, direttore generale dell’Ilo, in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile.

Parole che fanno il paio con quelle di Henriette Fore, direttrice esecutiva dell’Unicef: “Mentre immaginiamo il mondo post-Covid, dobbiamo assicurarci che i bambini e le loro famiglie abbiano gli strumenti necessari per resistere a tempeste simili in futuro”. “Quindi – ha aggiunto la numero uno dell’Unicef – occorrono educazione di qualità, servizi di protezione sociale e migliori opportunità economiche possono cambiare il gioco”.

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