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Tigray convogli Etiopa

L’avanzata dei ribelli del Tigray: cosa sta accadendo in Etiopia

Una tragedia umanitaria senza fine. In Etiopia si sta consumando, da un anno, una guerra strisciante, che sta vivendo un’escalation proprio nelle ultime settimane. Tanto che il governo centrale si prepara all’assalto alla capitale Addis Abeba, che potrebbe addirittura capitolare. I ribelli i ribelli del Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf), italianizzato come Tigrè, hanno infatti resistito alle operazioni dell’esercito nella loro regione, posta al nord del Paese. E adesso sono pronti a capovolgere le sorti del conflitto.

L’escalation del confitto tra Addis Adeba e ribelli

Il primo ministro etiope Abiy Ahmed

Il primo ministro etiope Abiy Ahmed

A giugno c’è stato un passaggio decisivo: i militari etiopi sono stati cacciati da Macallè, il capoluogo del Tigray, e successivamente da altre città importanti della regione. Così i guerriglieri hanno predisposto la controffensiva, forti dell’alleanza con un altro gruppo, l’Esercito di Liberazione Oromo, per sconfiggere il potere centrale etiope. Tuttavia, ancora poche ore fa i leader si limitano a dire di voler il ripristino delle vie di comunicazione verso la regione, interrotte proprio dai checkpoint dei soldati etiopi. Insomma, un’autonomia de facto in cambio della fine degli scontri.

Per il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, vincitore del Nobel per la Pace nel 2019 (grazie alla fine delle ostilità siglata con l’Eritrea), si tratta di un problema gigantesco, che può portare alla fine della sua leadership. Un percorso che peraltro stava già mostrando un volto diverso rispetto al riformismo annunciato agli esordi: gli oppositori hanno spesso lamentato azioni repressive. In ogni caso il presidente, in evidente difficoltà, ha dichiarato lo stato di emergenza. E ha perciò chiesto alla popolazione di difendersi dall’attacco dei ribelli. Il suo problema è che molti soldati, secondo quanto riferito, si sono ammutinati, evitando i combattimenti contro i rivoluzionari. 

Il dramma umanitario in Etiopia

Bambini Etiopia Tigray

Foto di wdkunze da Pixabay

La situazione è complicata e rischia seriamente di aprire un nuovo problema in tutto il Corno d’Africa, portando le lancette della storia all’indietro. Soprattutto per quanto riguarda le relazioni con l’Eritrea. Il Tplf ha di fatto guidato l’Etiopia dall’inizio degli anni Novanta fino al 2012, con il suo leader Meles Zenawi, puntando a costruire uno stato federale. Ma con i tigrini a detenere il potere principale. E tenendo aperto il conflitto con le truppe eritree. L’indebolimento della guida del Tplf è iniziato proprio con la morte del capo storico, favorendo l’ascesa di Abiy Ahmed, sull’onda delle proteste antigovernative. 

Fatto sta che la situazione umanitaria è oggi al collasso: sono state denunciate violenze e abusi come da entrambe le parti in guerra, con la ripetuta violazione dei diritti umani. Dal 18 ottobre, infatti, nessun convoglio con rifornimenti è riuscito a entrare nel Tigray. Secondo gli esperti il 50% della popolazione è finita a rischio malnutrizione. 

“Circa 5 milioni e 200mila persone hanno ancora bisogno di assistenza nelle regioni etiopi di Tigray, Amhara e Afar”, hanno fatto sapere le Nazioni Unite, esprimendo la preoccupazione per quanto sta avvenendo. Il bilancio parziale racconta di almeno 2 milioni di sfollati, mentre è incerto il numero delle vittime: la stima è nell’ordine delle decine di migliaia, data l’impossibilità di avere informazioni certe.

I motivi della guerra del Tigray

Il conflitto è scoppiato nel novembre del 2020, un anno fa, quando il Tplf ha promosso delle elezioni regionali, sfidando il “no” del governo centrale. Il premier avrebbe voluto rinviare ulteriormente il voto ponendo come motivazione le difficoltà legate al pandemia di Covid-19. Ma i ribelli hanno interpretato il gesto come un tentativo di limitare l’autonomia e hanno tirato dritto, così Addis Abeba ha annunciato, per rappresaglia, il taglio dei fondi al Tigray. La tensione è cresciuta dopo che l’organizzazione rivoluzionaria del nord ha assaltato un deposito di armi dell’esercito, scatenando la risposta del governo che ha avviato le operazioni militari nel Tigray con l’obiettivo di eliminare i ribelli.

Dopo la massiccia offensiva iniziale, che sembrava favorire la vittoria dei militari etiopi, c’è stata una lunga fase di stallo, in cui i combattenti del Fronte popolare di liberazione del Tigray si sono nascosti e riorganizzati. In quei mesi, peraltro, si sono moltiplicate le denunce di saccheggi e razzie, che hanno mandato in frantumi i diritti umani per milioni di persone. Un forte danno anche per la reputazione del premier. Tuttavia, i guerriglieri hanno ripreso forza e allontanato, a inizio estate, i militari del governo centrale, avanzando lungo la strada che porta alla Capitale. Per una guerra che sta minando le prospettive di sviluppo dell’intera regione.

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