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L’auto elettrica e il suo futuro

Vi siete mai chiesti quanto siano effettivamente “pulite”, le auto  elettriche?

La General Motors ha recentemente annunciato che intende raggiungere il traguardo delle emissioni zero entro il 2040, e, per farlo, porterà sul mercato 30 modelli 100% elettrici entro il 2025, investendo circa 27 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni.

Analizzando il livello di inquinamento generato dal processo di produzione delle batterie, sappiamo che le batterie dei veicoli elettrici sono più grandi di quelle utilizzate per le automobili a diesel, benzina e gas, e presentano un diverso tipo di chimica. Mentre questi ultimi veicoli tendono a usare batterie al piombo-acido, quelli elettrici si servono di batterie agli ioni di litio (lo stesso materiale che si trova nei cellulari e nei laptop). La produzione di questo genere di batterie richiede molta energia, e lo stesso vale per l’estrazione e il raffinamento di metalli come litio, nichel e cobalto: tutti questi processi – tanto di estrazione quanto di manipolazione – causano delle emissioni. Queste variano sensibilmente a seconda del Paese di provenienza, facendo delle infrastrutture e delle tecniche di produzione una variabile significativa per il processo produttivo automobilistico.

Senza combustione e completa mancanza di emissioni dallo scarico, i veicoli elettrici producono la maggior parte delle loro emissioni attraverso il processo di produzione e l’approvvigionamento dell’energia, dando loro un importante vantaggio rispetto alle auto a benzina e diesel. I veicoli elettrici dunque non sono una panacea, ma combinati con una maggiore diffusione delle energie rinnovabili e la decarbonizzazione della rete elettrica offrono un percorso per ridurre notevolmente le emissioni di gas serra.

La General Motors, ad esempio, ha annunciato che, nel complesso dei 27 miliardi precedentemente menzionati, gli investimenti includeranno un’implementazione delle tecnologie applicate alle batterie Ultium – che saranno dotate di densità energetica (ovvero la quantità di energia immagazzinata in un dato sistema per unità di volume o per unità di massa) superiore del 60% rispetto a quella delle auto attualmente in commercio, a un costo di produzione nettamente inferiore. Si sta anche lavorando in collaborazione con EVgo per triplicare la rete di ricarica rapida statunitense, aggiungendo oltre 2700 caricatori rapidi entro il 2025 (che saranno alimentati da energia rinnovabile al 100%). Per bilanciare le emissioni di carbonio – che comunque usciranno fuori dal ciclo produttivo delle auto elettriche – la General Motors ha promesso di investire in crediti compensativi di carbonio.

Volkswagen, da parte sua, ha piani di investimento per veicoli elettrici particolarmente ambiziosi e ha recentemente affermato che parte dell’accordo con Lg Chem (uno dei suoi principali rifornitori di batterie), richiede che l’azienda le produca soltanto tramite fonti energetiche rispettose dell’ambiente. Tesla, contemporaneamente, ha dichiarato che la sua gigafactory di batterie in Nevada funzionerà presto interamente a energia rinnovabile. Tesla e Bmw si stanno anche impegnando in programmi di riciclaggio delle batterie, che l’Icct, International council on clean transportation, riporta come altro sistema efficiente per ridurre le emissioni dell’apparato produttivo. Nel complesso, la decarbonizzazione delle reti elettriche, il riciclaggio delle batterie e l’aumento della densità di energia delle stesse potrebbero ridurre le emissioni dell’apparato produttivo fino al 49%, secondo le stime dell’Icct.

 

Gli aspetti geopolitici

Per Matteo Di Castelnuovo e Andrea Biancardi, Just Energy Transition Team presso SDA Bocconi School of Management, la produzione di automobile elettriche non deve tenere in considerazione solamente la questione climatica, ma anche i suoi effetti geopolitici, specialmente per quanto riguarda la detenzione delle materie prime. “Bisogna garantire il sicuro approvvigionamento delle materie prime necessarie per la produzione” affermano gli studiosi. Litio, cobalto, nichel, manganese e grafite sono infatti le risorse principali del settore, “e la loro domanda è aumentata notevolmente negli ultimi anni, così come il loro prezzo, cresciuto in misura significativa”.

La Repubblica Democratica del Congo, ad esempio, detiene il 51% delle riserve mondiali di cobalto e controlla il 71% della produzione (mentre la Cina è leader nel processo di raffinazione del cobalto, importato in buona parte proprio dalla RDC). Il 55% della produzione di litio è invece stanziato in Australia, e il Cile detiene una quota di mercato del 23%, possedendo il 51% delle riserve mondiali. La Cina, per garantire un approvvigionamento continuo di questi materiali preziosi (da Australia e America Latina), ha investito, negli ultimi anni, 4,2 miliardi di dollari.

La quota di mercato del nichel è invece posseduta per il 30% dall’Indonesia, mentre per il manganese i produttori più importanti sono Sud Africa (29%) e Australia (17%). Alluminio e grafite sono infine prodotti principalmente dalla Cina, per il 56% e il 63% della produzione mondiale. Per evitare possibili monopoli gli studiosi auspicano dunque che “la recente interruzione, a causa del Covid-19, di molte filiere di produzione globalizzate potrebbe riportare l’attenzione dei policy-maker e leader d’azienda sulla necessità di garantire alternative più sicure alle attuali forniture di metalli e risvegliare l’interesse per la ricerca, l’estrazione e la raffinazione di metalli sul suolo europeo”.

La diffusione attuale del mercato dell’auto elettrica

Le vendite globali delle auto elettriche sono aumentate del 43% nel 2020, ma si prevede una crescita ancora più rapida, quando il continuo calo dei prezzi delle batterie porterà quello delle auto elettriche a scendere al di sotto dei modelli a benzina e diesel, prevedibilmente ciò avverrà tra il 2023 e il 2025. In Norvegia le agevolazioni fiscali hanno reso le auto elettriche più economiche delle competitor a diesel e benzina. Un altro fattore chiave è la cosiddetta “ansia da autonomia” delle auto elettriche, preoccupazione che verrà però combattuta con la costruzione (già in atto) di batterie in grado di fornire, ad esempio, una carica di 321 chilometri in cinque minuti.

Un’analisi recentemente pubblicata da BloombergNEF prevede inoltre che i costi delle batterie agli ioni di litio diminuiranno ancora di più, e le auto elettriche corrisponderanno al prezzo delle auto a benzina e diesel entro il 2023. Il Global Energy Perspective 2021, pubblicato da McKinsey, afferma che “i veicoli elettrici diventeranno probabilmente la scelta più economica nei prossimi cinque anni in molte parti del mondo”.

In conclusione, l’auto elettrica può essere considerata una buona alternativa che ha bisogno, però, di essere ottimizzata sotto vari punti di vista, tanto nella fase di estrazione di materiali, quanto nello smaltimento delle batterie e del rifornimento su strada (tramite pannelli solari per le torrette di energia). Superati questi scogli, le auto elettriche potrebbero costituire un’alternativa per un cambiamento che deve avvenire in tempi rapidi.

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