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L’anno del ritorno: un diverso modo di viaggiare

L’anno del ritorno.Il 2020, con la sua quasi chiusura del turismo internazionale, non offre l’occasione perfetta per pensare a come viaggeremo in tempi post-Covid. Abbiamo parlato più volte di turismo sostenibile qui su Impakter – solo pochi giorni fa la mia collega Valentina Taccone ha scritto un articolo sui futuri viaggi.  Non ci stanchiamo mai di raccogliere idee sulla connessione tra viaggio e sostenibilità. Una di queste sarebbe il cosiddetto “Roots Tourism” – il “Turismo delle Radici” – del Ghana, creato nel 2019 nell’ambito del “Year of Return”. Arricchiamo il nostro pool di idee con quest’altra fonte di ispirazione.

Ghana | Culture, History, & People | Britannica

Cos’è il „Year of Return”?

L’anno scorso, sentita decenni prima dello scoppio del virus Covid-19, quest’iniziativa turistica è stata lanciata dal presidente ghanese Nana Akufo-Addo. Ha invitato la popolazione della diaspora africana a viaggiare nella terra dei loro antenati nel continente africano con l’obiettivo di riconnettersi con le proprie radici. E perché proprio il 2019? Si è celebrato il triste 400° anniversario della prima nave che trasportando schiavi africani, raggiunse le coste del continente nordamericano, più precisamente Jamestown, in Virginia. Seguirono decenni, secoli di servitù, torture, umiliazioni e vergognose degradazioni. Il Ghana era un punto di transito fondamentale per la tratta degli schiavi. Per questo motivo il Presidente sente una certa responsabilità che il Paese ha nell’aiutare la popolazione africana a tornare. Il Ministero del Turismo, delle Arti e della Cultura del Ghana, insieme a partner statunitensi, ha fondato l’iniziativa con l’obiettivo di far diventare il Ghana una destinazione chiave per la diaspora africana e di promuovere il paese come opportunità di investimento. “Roots Tourism” è il nome dato a questo tipo di viaggio nella terra degli antenati.

Accra - Wikipedia

Anche a un anno di distanza dal “Year of Return”, ci sono ancora tante ragioni che ci dovrebbero spingere a dare un’occhiata più da vicino al “Roots Tourism”, che sono più ampie della semplice pubblicità per il Ghana.

Guardiamo prima al livello individuale. Secondo i sondaggi, gli Afroamericani che poi ritornano negli Stati Uniti portano con loro una coscienza e una mentalità espanse. Da un lato, il viaggio contribuisce all’educazione personale, che facilita a percepire la schiavitù in modo più ampio, più complesso e a conoscere i vari attori. D’altra parte, contribuisce alla riconciliazione emotiva con il passato e con la propria identità, intesa sia come africana che come americana.

Zoomiamo a livello sociale. Grazie alla sensibilizzazione e all’arricchimento individuale, i viaggiatori spesso ritornano nel paese di partenza con ispirazione e responsabilizzazione nei loro bagagli. Molti di loro vogliono fare un cambiamento verso l’equità sociale unendosi per esempio a organizzazioni non-profit.

Nel complesso, a livello sociale e globale, il turismo di base potrebbe così favorire una comunicazione transculturale e soprattutto interrazziale, nonché la riconciliazione con il passato. Con la morte di George Floyd nel 2020, ci è stato ricordato in maniera orribile quanto sia attuale il problema sociale del razzismo e quanto l’odio tra gruppi sociali apparentemente diversi laceri la società.

Don Nicola Ciarapica racconta il coronavirus in Ghana - Korazym.org

Oltre a reti globali come “Black Lives Matter”, i viaggi transculturali possono anche offrire un contributo alla giustizia globale.

Infine, il turismo è ovviamente un bene per l’economia ghanese – un punto da non sottovalutare per il ruolo del Ghana come ancora di stabilità nell’Africa occidentale e come uno dei paesi africani con il maggior tasso di crescita.

Il settore del turismo è la quarta fonte di reddito in Ghana dopo oro, cacao e petrolio. Il “Year of Return” ha innescato un boom economico che ha favorito la stabilità socio-economica e ha portato alla creazione di nuovi posti di lavoro. Il turismo aiuta inoltre il Paese a diventare meno dipendente dalle fluttuazioni dei prezzi del mercato mondiale, che influenzano fortemente l’economia nazionale, dipendente dalle esportazioni.

Oltre al lato ecologico, credo che dobbiamo sempre tenere presente anche il lato economico e sociale del triangolo della sostenibilità. Il turismo può avere effetti terribili sull’ambiente e sulla cultura. Ma il turismo può anche servire come piattaforma che facilita un dialogo migliore e più pacifico tra culture e quindi ci aiuta a raggiungere giustizia e pace sociale. Continuiamo a lasciarci ispirare da diversi tipi di scambio culturale per stabilire un modo più sociale e quindi più sostenibile di viaggiare in tempi post-Covid.

 

 

 

 

 

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