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Sorgente Caposele

L’acqua diventa Museo: la storia di Caposele e l’opera che conquistò Ungaretti

Caposele, un piccolo comune di quasi 3.500 abitanti ai piedi del monte Paflagone, è di conformazione carsica con la Sorgente del Sele. Che alimenta l’acquedotto più lungo del mondo, il terzo per entità di portata, noto come Acquedotto Pugliese, e sfocia a Santa Maria di Leuca.

Certo l’Irpinia è terra poliedrica, interamente battezzata da sorgenti, cascate e bacini idrici. La provincia di Avellino conserva in sé tre punti essenziali per lo smistamento delle acque: la sorgente Pollentina, la sorgente del Sele e l’acquedotto augusteo di Serino.

Il panorama di Caposele da Materdomini

La Sorgente Pollentina, a Cassano Irpino, è epicentro del gruppo sorgentizio con quattro uscite dell’acquedotto Pugliese, il sistema più esteso d’Europa. A oggi riversa la sua generosa gittata idrica a caduta libera e senza spinta di 4mila litri di acqua al secondo, a ben tre regioni meridionali: la Campania, la Puglia e la Basilicata tramite la Galleria di Valico.

La falda pollentina, con una circolazione sotterranea al Monte Terminio-Tuoro,  ècaratterizzata dai calcari e dal fenomeno del carsismo, alimenta gli acquedotti, Alto Calore e Pugliese. Il complesso sorgentizio di Cassano, per inequivocabile bellezza insieme alle sorgenti Bagno della Regina, Peschiera e Acqua del Prete, è meta di turisti.

L’acquedotto senza eguali

E c’è quindi Caposele con la sua storia. In passato, venne costruito uno degli acquedotti, ancora oggi detenente uno dei primati mondiali per grandezza, “di cui il mondo non ricorda eguali” come scrissero all’epoca dell’inizio dei lavori. È un’opera che tiene fede a quanto asserito nell’intervento di costruzione, e pensando di attuare una politica risolutiva ad uno dei problemi più grandi legati nell’epoca dell’Unità d’Italia: portare l’acqua in Puglia. La regione pugliese, pur essendo in una quadratura geografica strategica, aveva una deficienza strutturale per la risorsa idrica.

Il museo delle acque di Caposele

A quest’opera è legato uno dei gesti di solidarietà più grandi che fu fatto. Non mancarono malumori, dalla popolazione caposelese, che comunque alla fine (fu in realtà l’inizio delle opere di captazione del loro bene più prezioso) festeggiò in onore della fratellanza (come fu scritto anche nella relazione tecnica che accompagnava i progetti “per portare acqua ai nostri fratelli pugliesi assetati”) e di quel nazionalismo costruttivo e solidale che ancora esisteva. 

L’ingegneria idraulica dell’ing. Camillo Rosalba, tecnico salernitano, fu portata a termine da un altro suo collega, sempre italiano. Era l’ing. Francesco Zampari che fu, però, giudicato come pazzo per aver investito tutte le sue risorse personali pur di poter costruire l’opera. Un gesto di fede e di sfida utile, che oggi tutti dovrebbero poter riscoprire.

Un lavoro di solidarietà

Il museo delle macchine a Caposele

Per la realizzazione dell’opera quale fu spostata (caso davvero raro) addirittura una chiesa. Il grazioso tempietto edificato, dove un tempo si ergeva un tempio a Giunone Argiva. Era dedicato a S. Maria della Sanità venerata da tutti i popoli della Valle del Sele per i diversi miracoli legati “al limpido e cristallino Sele” in quanto debellava il paese dalle epidemie di peste e di colera che pure si dovettero affrontare.

Purtroppo impediva le captazioni e i cittadini di Caposele, ancora una volta dimostrando un innato senso di solidarietà, chiese ed ottenne, riuscendo a mediare tra le esigenze prati che e quelle etiche, che la Società Concessionaria dell’acquedotto Pugliese, la Ercole Antico & Co. riedificasse nei pressi delle sorgenti, il tempio alla “Madre tenera ed amorosa dei figli del Sele” che da qualche anno, è stata anche restaurata e rimane elemento fondamentale dello spazio prospiciente le sorgenti, piazza Sanità.

L’opera che conquistò Ungaretti

Foto storica delle sorgenti del Sele a Caposele

Un’opera di cui anche Ungaretti, che effettuò un viaggio il suo perimetro idrico affermando: […] l’acquedotto pugliese è una opera che sfida qualsiasi altra anche per bellezza!’. Di quanto si narra, con un proficuo allestimento di reperti di foto d’epoca, testimonianze e modelli riprodotti in scala, il Museo delle acque di Caposele, a oggi utile ai visitatori a poter vivere concreta l’esperienza che, grazie al supporto dell’ente locale della Proloco, mostra il modello economico del comune di Caposele su una risorsa interna e naturale, attraverso lo sfruttamento dell’acqua del Sele e quindi delle gualchiere, dei mulini, e per l’agricoltura.

Arch. Mattia Concetta, presidente Proloco Caposele

Valentina Taccone, associazione Mater.ia

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