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La violenza sulle donne non si ferma mai

La violenza sulle donne non si ferma mai. A fine aprile 2020 su Impakter Italia riportammo quelli che erano i primi dai di Human Rights Watch che riguardavano – in quel caso – l’aumento delle violenze in Europa sui bambini nelle famiglie costrette in casa a causa del lockdown. E già allora però quegli stessi dati lasciavano intravedere come anche le donne fossero coinvolte nel fenomeno crescente. Non solo in Italia sia chiaro, ma non è il caso di dire mal comune mezzo gaudio perchè la violazione dei diritti umani ovunque si perpetui è uno degli aspetti peggiori dell’umanità.

Oggi, nell’occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, l’intervento di Action Aid certifica quella orribile previsione: il numero delle chiamate di aiuto al numero 1522 (il servizio pubblico promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità che ascolta le segnalazioni delle vittime di violenza e stalking) tra marzo e giugno 2020 è più che raddoppiato rispetto al 2019 con 15.280 richieste (+119,6%). Ma c’è un altro dato che la onlus internazionale segnala e che per certi versi spiega la drammaticità della situazione: i centri antiviolenza e le case rifugio . che hanno proseguito la loro attività anche in questi mesi di pandemia – sono stati lasciati soli.

Il monitoraggio di Action Aid

Il rapporto “Tra retorica e realtà. Dati e proposte sul sistema antiviolenza in Italiaevidenzia come in certe regioni, la Lombardia, certamente la più colpita dal Covid-19, ci sia stata una riduzione dello staff nei Centri Anti Violenza dovuta in particolare dal dimezzamento del numero delle volontarie – le più a rischio perchè di età medio/alta – e dal contagio o dalla quarantena delle operatrici.

“Questo – è scritto nel rapporto di Action Aid –  a fronte di ritardi e della mancanza di procedure standard delle istituzioni. Dalla scarsità di mascherine e guanti (distribuiti solo in pochissimi casi dalle istituzioni locali come a Brescia) all’impossibilità di accedere ai tamponi, fino alla mancanza di spazi adeguati per isolamenti fiduciari. Nonostante la circolare inviata a marzo 2020 dal Ministero dell’Interno alle Prefetture per rendere disponibili alloggi alternativi, i centri – ad eccezione di quelli di Pavia – sono stati costretti a ricorrere a bed&breakfast o appartamenti messi a disposizione da conoscenti e privati”.

Violenza sulle donne : a che punto è l’attuazione della Legge 119/2013, quella su femminicidio, ed il Piano antiviolenza 2017-2020 giunto ormai alla conclusione e per il quale è previsto un rinnovo? Su questi aspetti il rapporto ha fatto luce in particolare in tre regioni italiane.

violenza sulle donne

La violenza sulle donne non finisce mai – CC0, public domain, royalty free

Lombardia,Calabria e Sicilia

Sono le tre regioni del nostro Paese dove i ritardi dello Stato nell’assegnazione delle risorse ha creato i maggiori problemi. Problemi già di enormi dimensioni, aumentati come nel resto della penisola con la pandemia ed il lockdown. Ancora Action Aid :”Al 15 ottobre 2020, le risorse ripartite dal Dipartimento Pari Opportunità per il biennio 2015-2016 sono state liquidate dalle Regioni per il 72%, il 67% per quelle del 2017. A distanza di 15 mesi, le Regioni hanno liquidato solo il 39% delle risorse 2018, ovvero circa 7,6 mln di euro a fronte dei 19,6 stanziati”.

E nonostante un decreto di procedura accelerata firmato nell’aprile del 2020 da Elena Bonetti, Ministro per le Pari Opportunità, per sveltire appunto le pratiche di erogazione del denaro necessario, a fine ottobre solamente Abruzzo, Friuli Venezia-Giulia, Lombardia, Molise e Veneto hanno provveduto. Questo porta al 10% le risorse utilizzate per il 2019 mentre per l’anno in corso siamo ancora fermi a zero.

Elisa Visconti, Responsabile del dipartimento Programmi di Action Aid chiarisce: “Non è tollerabile che le istituzioni si presentino impreparate a fronteggiare un nuovo lockdown. È necessario uscire dalla logica emergenziale per creare un sistema forte e duraturo, che funzioni bene in tempi ordinari e molto bene in tempi straordinari. Con la seconda ondata pandemica e con i nuovi lockdown territoriali, i CAV corrono il rischio di arrivare al limite delle proprie capacità di sopravvivenza e di resilienza. Oggi è necessario istituire un Fondo di emergenza con risorse aggiuntive e prontamente disponibili e Cabine di Regia locali che garantiscano efficacia e coordinamento per le reti territoriali, senza si rischia di negare alle donne una concreta via d’uscita alla violenza”.

 

 

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