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Coronavirus

La variante inglese del Coronavirus è molto più contagiosa

Dobbiamo preoccuparci della variante inglese del Coronavirus perché è molto più contagiosa. Presenta diverse mutazioni, tra cui la principale (N501Y) a livello della proteina spike, che il virus utilizza per legarsi alle cellule umane tramite il recettore ACE2. Un aspetto molto preoccupante, perché tutti i vaccini in arrivo hanno l’obiettivo di indurre la produzione di anticorpi neutralizzanti contro la spike. Per adesso in Italia c’è solo un caso di questa mutazione, il paziente è stato individuato e messo in isolamento. Altri casi di variante si sono registrati in Danimarca, Belgio, SudaAfrica. Certo, fa paura perché è fuori controllo – come ha detto Matt Hancock, Ministro della Sanità del Regno Unito. Ma perché si diffonde molto più rapidamente di quella che tutti i paesi del mondo hanno affrontato per adesso. Ma cos’è?

Prima di tutto i dati: il regno di Sua Maestà la Regina è terzo in Europa per numero di contagiati, dopo Russia e Francia, e secondo per numero di decessi dietro l’Italia. Ed eccoci alla novità di queste ore. “Il coronavirus è in continua mutazione e ci sono molte varianti con una o più mutazioni. A luglio, infatti, c’erano già almeno 12.000 “mutanti”. Il numero sarà ora più alto, sebbene molte mutazioni siano rare e i virus che le trasportano spesso muoiono” ha detto Nick Loman, Università di Birmingham, Inghilterra. Ed ancora: “Il nuovo ceppo è stato sequenziato per la prima volta nel Regno Unito alla fine di settembre. Ci sono state 17 mutazioni che possono influenzare la forma del virus, inclusa la proteina spike esterna che il virus utilizza per legarsi alle cellule umane”.

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Dobbiamo preoccuparci della variante inglese del Coronavirus? –  public domain, royalty free

Perché il virus è mutato

I virus hanno questa caratteristica: modificarsi in base a ciò che incontrano sul loro percorso. Possono essere migliaia di varianti che differiscono l’una dall’altra per almeno una mutazione nel genoma. “Due qualsiasi coronavirus Sars-CoV-2 da qualsiasi parte del mondo differiscono di solito per meno di 30 mutazioni – sono ancora le parole del Prof. Loman – e sono considerati tutti appartenenti allo stesso ceppo. I ricercatori parlano invece di diversi lignaggi“.

Il nuovo ceppo, Sars-CoV 2, “È un grosso virus a Rna, costituito da circa 30 mila basi (nucleotidi) — ha spiegato questa mattina al Corriere della Sera, Massimo Galli, primario di Malattie infettive all’Ospedale Sacco — Una caratteristica dei virus a Rna è non essere accurati nel replicare: ogni nuova copia può presentare mutazioni che si determinano in modo casuale. Se la nuova mutazione favorisce il virus rispetto all’ospite, o presenta un vantaggio competitivo sui ceppi già circolanti, può diventare dominante come sembra stia facendo in Gran Bretagna l’ultima che è stata segnalata».

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Dobbiamo preoccuparci della variante inglese del Coronavirus? – CC0, public domain, royalty free

Può esserci un problema con i vaccini?

Al momento la comunità scientifica internazionale ritiene che non siano preoccupazioni. Anzi preme perché la campagna di vaccinazione internazionale e locale vadano avanti senza interruzioni. Gli studi sulle varianti del virus, infatti, non hanno evidenziato che i vaccini perdano la loro efficacia. E anche perché la variante inglese del Coronavirus si diffonde più velocemente (fino al 70%) ma non è più letale: in questo al momento non ci sono prove che sia in grado di fare del male all’uomo più di quanto accaduto fino ad ora. Lo ha confermato il ministro della Salute tedesco Jens Spahn all’emittente pubblica Zdf: “Secondo tutto quello che sappiamo finora il nuovo ceppo non ha alcun impatto sui vaccini che rimangono efficaci,  e questo emerge dai colloqui tra esperti presso le autorità europee“.

Giacomo Gorini, ricercatore dello Jenner Institute dell’università di Oxford mette un altro punto importante su questo argomento: “La presenza, nella nuova variante, di alcune mutazioni in zone ben delimitate della proteina Spike non mi fa sentire particolarmente preoccupato per quanto riguarda l’efficacia dei vaccini in arrivo: gli anticorpi indotti dalla vaccinazione potranno comunque legarsi sulla stragrande maggioranza della superficie della proteina Spike che è rimasta invariata“.

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