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La trappola del Trattato sulla Carta dell’Energia

La trappola del Trattato sulla Carta dell’Energia potrebbe essere il titolo di un film thriller che però sta andando in onda in questi mesi in Europa. Cos’è il Trattato? E’ un patto commerciale siglato nel 1994 – ed entrato in vigore nel 1998 –  dall’Unione Europea “per la cooperazione in ambito energetico progettato per promuovere la sicurezza energetica attraverso mercati energetici più aperti e competitivi, nel rispetto dei principi dello sviluppo sostenibile e della sovranità sulle risorse energetiche, sulla base dei principi della Carta dell’energia”.

Le clausole più importanti del trattato sulla Carta dell’Energia riguardano la “tutela degli investimenti, lo scambio di materiali e prodotti energetici, il transito e la soluzione delle controversie. L’Unione Europea e i suo Stati membri lo avevano ratificato con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza energetica comunitaria, garantendo un approvvigionamento continuo di risorse dall’est all’ovest”.

Ma tra le sue caratteristiche, che questo accordo quadro annovera, c’è la possibilità che offre alle società energetiche di citare in giudizio i governi davanti a tribunali privati: le compagnie possono utilizzare l’ETC (Energy Chart Treaty) per attaccare qualsiasi politica governativa che danneggi i loro profitti. Politiche come l’eliminazione graduale del carbone o la chiusura di centrali inquinanti. E nel caso in cui le società energetiche dovessero vincere la causa, gli Stati sarebbero costretti a pagare loro un risarcimento con cifre a nove zeri. Ed è su questo che adesso si concentra l’attenzione e la polemica.

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La trappola del Trattato sulla Carta dell’Energia – CC0, public domain, royalty free Public Domain

La clausola legale

Dal 2017 gli Stati membri dell’UE e non solo hanno avviato una rilettura critica del Trattato perchè le questioni legali e la clausola che permette alle multinazionali  dell’energia di chiamare in giudizio gli Stati che adottano politiche energetiche contrarie ai propri interessi, davanti a tribunali privati ha già fatto danni molto costosi alle Nazioni. E’ successo già un centinaio di volte. L’Italia per esempio si è ritirata dal Trattato nel 2016, dopo che già la Russia lo aveva fatto nel 2009 : gli ex azionisti di maggioranza della Yukos Oil Company hanno usato il meccanismo di risoluzione delle controversie (ISDS) del trattato per chiedere e ottenere da Mosca, davanti a un arbitrato internazionale, un enorme risarcimento, 50 miliardi di euro. Che La Russia ha dovuto pagare anche se aveva firmato ma mai ratificato l’accordo.

Perchè il Trattato così come è concepito garantisce gli investimenti delle aziende dell’energie in un paese fino a 20 anni dopo l’uscita dello stesso dall’accordo. L’Italia è uscita dal Trattato, in seguito alle cause nelle quali il nostro Paese è stato chiamato in giudizio da tre investitori – la belga Blusun S.A., il francese Jean Pierre Lecorcier e il tedesco Michael Stein.

Il reato contestato all’Italia riguardava i sussidi al fotovoltaico legati – almeno così sembra dalla ricostruzione dei fatti –  al Decreto Romani del 2011. Di mezzo c’era la costruzione di un impianto fotovoltaico a Brindisi, un investimento 400 milioni di euro in quella che doveva essere la più grande fattoria solare d’Europa. Un progetto mai partito a causa proprio del Decreto Romani.

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La trappola del Trattato sulla Carta dell’Energia – CC0, public domain, royalty free Public Domain

La revisione del Trattato

Thomas Dauphin è un attivista di Friends of the Earth Europe. E dice:” Gli investitori energetici hanno ricevuto finora 52 miliardi di dollari grazie alla vittoria in questi tribunali privati; e, potenzialmente, potrebbero ricevere altri 32 miliardi con le attuali le cause pendenti.

Bruxelles ha avviato un processo di “ammodernamento” dell’ETC ma le modifiche richieste sino ad oggi sembrano in grado di centrare l’obiettivo reale. Inoltre se è già complicato mettere d’accordo i 27 Stati membri dell’UE E se trovare un accordo fra tutti e 27 i paesi dell’UE, c’è da pensare a cosa sarà ottenere  l’approvazione all’unanimità fra tutti i 53 firmatari del Trattato, compresi Paesi come Azerbaigian, Turkmenistan e Kazakistan. “Dicono di aver bisogno di più tempo per questo processo. Ma in questa emergenza climatica, il tempo è esattamente quello che non abbiamo” è il pensiero di Dauphin.

C’è una dichiarazione di oltre 200 parlamentari europei che sostiene che l’Energy Charter Treaty è una minaccia per l’ambizione della lotta ai cambiamenti climatici comunitaria a livello nazionale e internazionale. “Proteggendo gli investimenti stranieri nei combustibili fossili mediante il controverso meccanismo ISDS (Investor-State-Dispute-Settlement), l’ECT ​​difende gli investimenti nelle emissioni di gas a effetto serra e moltiplica il costo della transizione ecologica”, scrivono i firmatari della dichiarazione.

Chiediamo ai negoziatori dell’UE di garantire che le disposizioni dell’ECT ​​che proteggono gli investimenti esteri nei combustibili fossili siano cancellate e quindi rimosse dal Trattato. Allo stesso modo, le disposizioni ISDS devono essere eliminate o radicalmente riformate e limitate. Se ciò non viene raggiunto alla fine del terzo ciclo di negoziati previsto per l’autunno, chiediamo agli Stati membri europei di esplorare percorsi per ritirarsi congiuntamente dall’ECT ​​entro la fine del 2020“.

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