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La trappola del pagamento del gas russo in rubli

Da tempo il governo russo ha chiesto – in risposta alle sanzioni dell’Unione europea- che il pagamento del gas che la Russia fornisce proprio al resto d’Europa venga pagato in rubli e non più in dollari. E tra poco bisognerà che i paesi che usufruiscono del gas di Mosca prendano una decisione.

Leonardo Bartoli su Impakter.com ha fatto una riflessione, dati alla mano su questo aspetto che è di assoluta rilevanza. “La crisi energetica Russia-UE si aggrava con l’avvicinarsi delle scadenze di pagamento I politici e le imprese in Occidente sembrano aver capito la profondità della crisi energetica e stanno considerando opzioni che erano state precedentemente scartate

Il primo ministro italiano Mario Draghi ha chiesto alla Commissione europea di emettere linee guida precise su come le aziende europee possono emettere pagamenti per il gas russo senza venire meno alla posizione politica dell’UE a sostegno dell’Ucraina nel conflitto. Ciò che l’Unione e i principali esperti temono è che l’adempimento della richiesta russa smorzi l’effetto delle sanzioni. Uno scenario in cui la Russia è libera da complicazioni economiche per il prossimo anno e continua a condurre la sua campagna militare in Ucraina senza conseguenze sensibili è davvero uno di quelli che nessuno in Occidente vorrebbe vedere.

“È vero, tuttavia, che le decisioni sono prese dai politici, e i politici contano sugli elettori per rimanere al potere e mantenere il controllo dello stato. Poiché gli elettori sono anche consumatori, i politici di solito esitano a peggiorare lo stato dell’economia in modo tale da compromettere la qualità generale della vita. Una tale condizione potrebbe infatti spostare la preferenza degli elettori verso altri candidati”.

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@Pixabay

Il ruolo dell’Italia

Scrive ancora Bartoli:” È per questo che il commento del ministro dell’energia italiano Cingolani sulla dichiarazione di Draghi è allarmante:”Penso che al momento l’intesa non sia completa dal punto di vista delle questioni legali e delle implicazioni. Penso che sarebbe bene per qualche mese, almeno, permettere alle aziende di andare avanti e pagare in rubli, mentre capiamo il quadro giuridico e le implicazioni”.

Questa dichiarazione è tratta da un’intervista a Politico. Ha anche aggiunto che si aspetta “un pronunciamento rapido e molto chiaro da parte della Commissione europea” confermando che le compagnie petrolifere e del gas possono pagare in rubli per il momento.

Questa dichiarazione non è solo allarmante; è assurda. Mario Draghi è stato tra i primi ministri a spiegare chiaramente che non conformarsi alla richiesta russa richiederebbe una violazione dei contratti. Non sorprende che Cingolani abbia ritrattato la sua dichiarazione sostenendo che Politico ha distorto la sua frase per farla sembrare controversa. Altri sostengono che il rapporto di Politico era accurato e che Draghi si è assicurato privatamente che Cingolani cambiasse la sua dichiarazione”.

L’Europa – afferma Bartoli –  ha tre alternative:

Conformarsi alla richiesta russa (che comporterebbe le conseguenze di cui sopra)
Sopportare un taglio del gas
Trovare alternative per sostituire il gas russo
La terza alternativa salverebbe l’UE dal fare una scelta difficile, ma gli ultimi rapporti mostrano che non c’è abbastanza tempo per sostituire completamente il gas russo – anche se, come ho notato in un precedente articolo, il tempo è dalla parte dell’UE, dato che la domanda di gas diminuisce con l’estate in arrivo.

Il commissario europeo per l’energia Kadri Simson ha affermato che la Commissione presenterà un rapporto che descriverà in dettaglio come l’UE sostituirà due terzi del gas russo entro la fine dell’anno. Questo sarà raggiunto attraverso accordi con fornitori di gas alternativi, aumentando l’assunzione di energia rinnovabile e sfruttando il risparmio energetico”.

Qui l’intero articolo su Impakter.com

Leonardo Bartoli

Leonardo studia Politica Internazionale e Governo all’Università Bocconi ed è recentemente tornato a Milano dopo aver completato un programma di scambio presso Sciences Po a Reims. Ha sviluppato una passione per il giornalismo pensando a quanto possano essere utili certe storie se raccontate nel modo giusto. I suoi interessi ruotano attorno a crisi umanitarie, conflitti e migrazioni poiché in generale è attratto dal lato umano dei fenomeni politici.

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