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Sophia Kianni

La storia di Sophia Kianni, la nuova Greta dei due Continenti

Dall’Iran, suo Paese di origine, agli Stati Uniti. Sophia Kianni, 18 anni, è la Greta Thunberg dei due Continenti, portando l’emergenza climatica di nuovo all’attenzione delle Nazioni Unite. E lo ha fatto con la fondazione di un’apposita organizzazione, Climate Cardinals. Una struttura, senza scopo di lucro, che ha appena messo in campo oltre 5.000 volontari. Il lavoro si sofferma sulla traduzione delle informazioni sul clima in più di 100 lingue e dialetti, dallo spagnolo al creolo haitiano. Ed è in sinergia con realtà già esistenti, come i Fridays for future.

Un modo ulteriore, dunque, per ampliare l’audience, anche perché gli attivisti hanno un’età media di 16 anni. Il primo passo è arrivato con lo studio e la traduzione di 3mila pagine di un glossario sulla moda sostenibile e un altro sul clima delle foreste. I risultati sono importanti: a breve ci sarà un confronto online con il segretario generale delle Nazioni Unite Guterres. Il dibattito servirà a capire come coinvolgere maggiormente i giovani, anche sul piano istituzionale, in particolare per la divulgazione del messaggio sul contrasto all’emergenza climatica.

La battaglia di Sophia

Sophia Kianni (foto di Andrew Markowitz tratta dal sito di Climate Cardinals)

“Le Nazioni Unite dovrebbero anche coinvolgere anche i giovani. A 18 anni, sono la più giovane del gruppo, ma ci sono anche molti attivisti di età compresa tra i 14 e i 17 anni e le loro voci sono molto importanti. Se più giovani sono coinvolti nella discussione sul clima, è più probabile che diventino attivisti climatici”, scandisce Sophia. Il suo obiettivo, del resto, è chiaro: allargare le fila del movimento che contrasta il surriscaldamento del pianeta. Come? “Trasformando le persone apatiche in attivisti climatici”.

Il racconto di Sophia è quasi disarmante nella sua semplicità: “Mi sono interessata per la prima volta agli effetti del cambiamento climatico come iraniana-americana, quando ho visitato i miei parenti in Iran a 12 o 13 anni”. “Notai – prosegue l’attivista – quanto fosse inquinato il cielo: non vedevo le stelle. Mi sono resa conto che questo era un sintomo della crisi climatica, particolarmente grave in Medio Oriente, dove le temperature stanno aumentando a un ritmo superiore del doppio rispetto alla media globale”.

L’emergenza climatica e la scarsa conoscenza

Uno screenshot del sito di Climate cardinals

Sophia Kianni ha evidenziato un altro elemento: la scarsa conoscenza del problema. “Ho parlato con i miei parenti dell’inquinamento e sono rimasta sorpresa del fatto che non sapessero praticamente nulla del cambiamento climatico, anche se erano adulti.  Quindi è diventata la mia passione per educarli sulla crisi climatica”. In particolare la giovane attivista si è soffermata sul Paese di origine: “Ho capito che l’Iran sta affrontando molte sfide e ho riconosciuto che il cambiamento climatico forse non era in prima linea nella mente delle persone. Ma pensavo che la mia famiglia iraniana meritasse di conoscere la crisi climatica”.

Climate Cardinals ha avviato così la collaborazione con Radio Javan, una web radio in lingua persiana con sede negli Stati Uniti, che è riuscita a raggiungere qualcosa come 11 milioni di persone sui social media. “Quindi, sono passata dall’educazione di 11 membri della famiglia a 11 milioni di persone. E mi ha fatto capire che le piccole azioni sono la porta d’ingresso per sviluppare visioni gigantesche. Ognuno ha il potere di influenzare il cambiamento a modo suo”, ha ribadito Kianni.

Il messaggio che viene lanciato è pieno di speranza. “Sono ottimista sul fatto che possiamo invertire i cambiamenti climatici. Ma gran parte di questo dipenderà dal processo politico, poiché non importa quanto io o altri individui facciamo a livello personale, spetta davvero al governo approvare una legislazione globale sul clima”. Il futuro, per la 18enne attivista, risiede nell’impegno delle nuove generazioni. Il motivo? “Sono più progressiste. E spero che in futuro saremo in grado di eleggere più politici che si preoccupano delle questioni relative ai cambiamenti climatici”.

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