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Quartieri spagnoli

Il riscatto tra arte e lavoro dei Quartieri Spagnoli

Da una redazione giornalistica a co-working, passando per un’agenzia fotografia. Un grande piano per i Quartieri Spagnoli, a Napoli, all’insegna del contrasto alle disuguaglianze e incentrato sulla sostenibilità. E tutto è strutturato su una duplice matrice: il ripristino di un edificio in decadenza all’impegnato nel contrasto all’emarginazione e allo sviluppo socio-economico insieme percorsi di formazione che hanno ricadute sull’occupazione. Un insieme di elementi che richiama lo sviluppo sostenibile, nello spettro più ampio, collocandosi peraltro in un luogo simbolico per il Mezzogiorno.

Impresa e sostenibilità nel cuore di Napoli

Dal 2014, Fo.qu.s è il progetto per i Quartieri Spagnoli, fin dalla denominazione: si tratta infatti dell’acronimo di Fondazione Quartieri Spagnoli. Ed è soprattutto un modello di lavoro compartecipativo che è già intervenuto alla riqualificazione dell’ex Istituto Montecalvario, con risultati importanti su una struttura storica che non poteva passare sotto l’indifferenza di un’area già di per sé disagiata. Era destinata a diventare un altro monumento in via degrado della zona. Così Fo.qu.s lancia un messaggio ben chiaro e perfettamente rispondente alle linee guida delle politiche sociali: attivazione di imprese private e pubbliche, in prima linea.

Napoli

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Nel manifesto di lavoro emergono immediatamente la formazione dei giovani e delle donne intenzionate a dare vita a progetti di auto-imprenditorialità che, tradotto, significa occupazione. Ma Fo.qu.s punta di fatto alla costruzione di nuove imprese cooperative, ospitalità di attività indipendenti, pubbliche e private impegnate nei campi della formazione, dell’istruzione, delle industrie culturali e creative e dei servizi alla persona, questi gli obiettivi principali.

Un presidio sociale nel cuore dei Quartieri Spagnoli

A Napoli, con la Fondazione dei Quartieri Spagnoli, le iniziative messe in calendario si orientano all’azione sociale, seguendo i principi di cooperazione, sostenibilità effettiva, imprenditorialità civica, assunzione di responsabilità.

Il contenitore Fo.qu.s è pensato come un modello di rigenerazione urbana, studiato su un’area di Napoli che soffre di una particolare fragilità socio–economica. L’Istituto Montecalvario, antico complesso di 10.000 metri quadri e di proprietà della Congregazione delle Figlie della Carità, diventa presidio sociale, proprio cuore dei Quartieri Spagnoli. Una zona del capoluogo campano spesso associata al degrado e dove vengono costantemente registrate alte percentuali di inoccupati, minori a rischio, di dispersione scolastica, di criminalità diffusa della metropoli campana.

I numeri di Fo.qu.s

I numeri sono significativi: 168 nuovi posti di lavoro di cui 48 ad alta specializzazione, otto le attività ad alta professionalità. Nello specifico: la redazione on-line de il Napolista, il co-working Project Ahead, l’incubatore Dialogue, l’agenzia di fotoreporter Kontrolab, la sede dei corsi dell’Associazione Notai di Napoli, la sede dei corsi di osteopatia della Scuola Alain Bernard, la sede della Comunità Greca a Napoli, una scuola di danza. Ci sono poi tre nuove imprese cooperative giovanili, femminili di cui due oggi attive e consolidate. E ancora: sette spazi di uso pubblico acquisiti (Centro Aggregazione Adolescenti Palazzetto Urban, cinema, galleria d’arte, biblioteca pubblica, biblioteca centro studi sui QS (“Elabora” per l’Ass. Hermes), sala incontri e convegni (Fondazione Fo.qu.s).

La Corte dell’Arte è invece un’area coperta, dedicata a iniziative pubbliche. Per i giovanissimi, sono previsti percorsi di formazione, dal nido alla scuola dell’infanzia, dquindi alla scuola primaria alla scuola secondaria di primo grado, fino alla formazione per musico-terapeuti. Sono, invece, 500 gli studenti dell’Accademia di Belle Arti che frequentano quotidianamente i corsi di graphic-design, moda, didattica dell’arte, nella nuova sede dell’Accademia di Fo.qu.s. Infine si contano 256  iscritti all’Università delle Libertà che seguono più di 50 corsi di formazione informale. Un occhio attento anche per i 32 argonauti, bambini e ragazzi, con condizione di disabilità che seguono le attività di Argo. 

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