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Salute mentale

La salute mentale non è considerata una priorità: l’allarme dell’Oms

La salute mentale è ancora un tabù, ignorato dai governi. Tanto che gli obiettivi fissati negli anni scorsi sono stati largamente disattesi. Poco più della metà dei Paesi ha perseguito politiche in tale senso e l’asticella era fissata molto più in alto, all’80%. La conferma arriva dal nuovo Atlante della salute mentale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Lo studio denuncia il “fallimento mondiale nel fornire alle persone i servizi di cui hanno bisogno, in un momento in cui la pandemia di Covid sta evidenziando una crescente necessità di supporto per la salute mentale”.

“È estremamente preoccupante che, nonostante l’evidente e crescente necessità di servizi per la salute mentale, che è diventata ancora più acuta durante la pandemia di Covid-19, le buone intenzioni non vengano soddisfatte con gli investimenti”, ha affermato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. “Dobbiamo prestare attenzione – aggiunge il numero uno dell’Oms – e agire su questo campanello d’allarme e accelerare drasticamente l’aumento degli investimenti”. 

Salute mentale, i numeri del fallimento politico

I numeri sono emblematici. “Nel 2020 solo il 51% dei 194 Stati membri dell’Oms ha riferito che la propria politica o piano per la salute mentale era in linea con gli strumenti internazionali e regionali sui diritti umani”. Un dato che va molto al di sotto dell’obiettivo dell’80%. E solo il 52% dei paesi ha raggiunto l’obiettivo relativo ai programmi di promozione e prevenzione, anch’esso ben al di sotto dell’obiettivo dell’80%. “L’unico obiettivo raggiunto per il 2020 era una riduzione del tasso di suicidi del 10%, ma anche allora, solo 35 paesi hanno affermato di avere una strategia, una politica o un piano di prevenzione a sé stanti”, spiegano dall’Oms. 

D’altra parte, “sono stati evidenti progressi costanti nell’adozione di politiche, piani e leggi sulla salute mentale, nonché nel miglioramento della capacità di riferire su una serie di indicatori chiave della salute mentale”, spiegano l’Organizzazione. Di contro “la percentuale dei budget sanitari del governo spesi è cambiata poco negli ultimi anni, oscillando ancora intorno al 2%”. E ancora: “Anche quando le politiche dei piani includevano stime delle risorse umane e finanziarie richieste, solo il 39% dei paesi ha indicato che le risorse umane necessarie erano state stanziate e il 34% che erano state fornite le risorse finanziarie richieste”.

L’appello dell’Oms

In questo senso la richiesta è chiara: serve un cambio di passo. “Sono necessari investimenti nei dati sulla salute mentale e nel rafforzamento dei servizi in modo che i paesi possano ricostruire meglio dopo il Covid-19”, ha affermato Tarun Dua, capo dell’unità dell’Oms, Dipartimento di salute mentale e uso di sostanze, al rilascio del rapporto a Ginevra. Fahmy Hanna, altro esperto in materia dell’Oms, ha aggiunto: “Il Covid-19 ci ha fornito una nuova opportunità per riflettere sui servizi, sulla loro distribuzione equa e sui programmi di prevenzione, quindi è un’opportunità per ricostruire meglio”. “La perdita di produttività – ha concluso – costa un trilione di dollari l’anno, quindi dovremmo investire, poiché per ogni dollaro investito il ritorno è di cinque dollari”.

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