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La rivolta della Malesia sui rifiuti plastici dell’Occidente

La Malesia ha rispedito 150 contenitori di rifiuti in plastica a 13 dei paesi più ricchi in Europa e Nord America a partire dal terzo trimestre dello scorso anno, con il ministro dell’ambiente che ha avvertito che chi vuole rendere il paese un bidone della spazzatura del mondo può “sognarselo“.

Le spedizioni di rifiuti indesiderati sono state dirottate verso il Sudest asiatico da quando la Cina ha vietato l’importazione di rifiuti di plastica nel 2018, ma la Malesia e altri paesi in via di sviluppo stanno reagendo.

Il ministro dell’Ambiente Yeo Bee Yin ha detto che altri 110 contenitori dovrebbero essere rispediti entro la metà di quest’anno.

Yeo ha detto che il rimpatrio di un totale di 3.737 tonnellate di rifiuti ha seguito un’applicazione rigorosa nei porti chiave della Malesia per bloccare il contrabbando di rifiuti e la chiusura di più di 200 fabbriche illegali di riciclaggio della plastica.

La rivolta della Malesia sui rifiuti plastici dell’Occidente

Che il problema si sarebbe posto prima o poi lo sapevamo e noi di Impakter Italia lo avevamo saputo da Maria Sole Bianco, l’oceanologa italiana che abbiamo intervista nello scorso mese di dicembre. Ad una domanda sul fatto che la plastica potesse essere il demonio dei nostri tempi lei aveva risposto così:

Non è la plastica il problema. E’ l’uomo. E’ l’uso inconsapevole che facciamo di un materiale che è stato progettato per durare migliaia di anni mentre noi l’uso principale che ne facciamo è l’usa e getta. Ricordiamoci anche che l’80% della plastica che finisce in mare viene da fonti terrestri. Quella che viene gettata in mare è meno del 20 per cento. Ecco il ragionamento: la plastica è un materiale progettato per durare ma è anche molto leggero quindi è un materiale che vola, specie dalle discariche a cielo aperto. E qui parliamo delle infrastrutture: chi ha quelle necessarie per un corretto smaltimento? Noi ancora ancora pur non essendo ad un livello soddisfacente ma pensiamo che condividiamo il Mar Mediterraneo con il Nord Africa dove le discariche sono a cielo aperto spesso vicino al mare. Uno dei fiumi che più impatta in questo senso è il Nilo. E passiamo al mea culpa. Io faccio tantissime pulizie delle spiagge e non sa quanti bastoncini del cotton fioc trovo. Il bastoncino del cotton fioc, di plastica è un indicatore del fatto che c’è qualcosa che non va nel sistema di smaltimento delle acque. Io vorrei ricordare che il riciclo non è la soluzione mentre lo è il consumo, della plastica usa e getta in particolare. In Italia ricicliamo circa il 40% della plastica ma la bruciamo e produciamo energia, non è la materia prima che si reinventa. Dobbiamo guardare il problema anche dal punto di vista della salute umana. Molto spesso la produzione di plastica viene fatta in zone periferiche, con popolazioni povere e di colore. Durante la produzione vengono usate sostanze che sono state trovate come cancerogene. Al momento del riciclo questa plastica dove va? Prima andava in Cina che poi ha detto basta. Ora va in Vietnam, a Taiwan. Lì hanno le infrastrutture per far fronte ai rifiuti plastici dell’Unione Europea? No. E questa è una ingiustizia ambientale”. Qui l’intera intervista

La rivolta della Malesia sui rifiuti plastici dell’Occidente: il Ministro dell’Ambiente Yeo Bee Yin (al centro)

Dei 150 container, 43 sono stati restituiti alla Francia, 42 al Regno Unito, 17 agli Stati Uniti, 11 al Canada, 10 alla Spagna e il resto a Hong Kong, Giappone, Singapore, Portogallo, Cina, Bangladesh, Sri Lanka e Lituania, ha detto il ministero dell’Ambiente malese.

Il governo malese non ha pagato nulla, con i costi di rispedizione dei rifiuti interamente a carico delle compagnie di navigazione e delle società responsabili dell’importazione e dell’esportazione dei rifiuti.

Yeo ha detto che sono in corso colloqui con le autorità degli Stati Uniti per il ritiro di altri 60 container quest’anno. Anche il Canada ha 15 container in più, il Giappone 14, il Regno Unito 9 e il Belgio 8 da altri 110 container che si trovano ancora nei porti malesi, ha detto.

Qualche numero

La plastica prodotta nel mondo si aggira intorno ai 400 milioni di tonnellate all’anno. In Europa (i 28 paesi UE più la Norvegia e la Svizzera) ne producono circa 65 milioni). Di queste, quelle europee, 27,1 milioni sono state raccolte ( si parla degli anni 2016/17/18) : 11,3 milioni sono state avviate a recupero energetico (quota pari al 41,6% del totale) e 8,4 milioni sono state riciclate per via meccanica (31,1%) ma solo il 63% è stato rigenerato nel vecchio continente. Perché il restante 37% è stato riciclato fuori UE, prevalentemente in Asia.

Prima di tutti in Cina che comprava i rifiuti di ogni genere dell’Occidente compresa ovviamente l’Europa. Poi nel 2018 il governo di Pechino ha detto stop. Perché di rifiuti ne arrivavano troppi, anche per un mercato in continua espansione ed alla ricerca di nuovi materiali come quello cinese ed asiatico in generale. Ed ora la Malesia,  che ha cominciato ad allarmarsi quando è scoppiata la crisi del fiume Sungai Kim Kim (scarico illegale di rifiuti chimici)  che ha fatto ammalare quasi 6.000 persone a Pasir Gudang, Johor, a marzo 2019:

 

 

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