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Realtà aumentata: ecco il disastro delle plastiche in mare

Realtà aumentata.La tecnologia incontra l’arte per informare sui disastri ambientali. E spingere le persone ad avere comportamenti più consapevoli e attenti al mantenimento degli equilibri ecologici. Con questo spirito la realtà aumentata è stata impiegata nell’ambito della campagna informativa Clean Seas, portata avanti dal Programma ambientale delle Nazioni Unite (Unep): le persone possono immergersi, letteralmente (seppure in maniera virtuale), per constatare quale sia la situazione dei fondali marini, infestati dalla presenza della plastica. Una modalità nuova per sensibilizzare il pubblico e mostrare l’inquinamento dei mari. Andando oltre i vecchi schemi di comunicazione.

La riproduzione dei fondali inquinati

L’iniziativa è stata possibile grazie allo studio tecnologico creativo di Singapore, MeshMinds, che ha collaborato con l’Unep per la realizzazione dell’idea. In particolare, l’artista André Wee ha ricreato un oceano virtuale con creature marine attorniate da rifiuti di plastica. Attraverso una semplice interazione, le persone sono in grado di “ripulire” il mare e impegnarsi sui social per condividere la loro esperienza. “Siamo in grado di monitorare l’impegno e l’impatto”, ha affermato Kay Vasey, Chief Connecting Officer di MeshMinds, evidenziando che i risultati sono ottimi.

“Scopriamo – ha aggiunto  Vasey – che il tempo di permanenza in tali esperienze di realtà aumentata è significativamente più lungo rispetto alla visualizzazione di contenuti statici. Il livello di interattività aiuta le persone a impegnarsi maggiormente contro il problema dell’inquinamento degli oceani”. Il risultato? “Stiamo osservando che questo si traduce in decisioni di acquisto consapevoli per le persone che condividono l’intenzione di cambiare le loro abitudini di consumo di plastica”, ha concluso il manager della società di Singapore.

Realtà aumentata in mostra

L’esposizione all’ArtScience Museum’s Climate S.O.S – Season of Sustainability è stata quindi un successo. “L’ArtScience Museum ha un profondo impegno per la sostenibilità. Negli ultimi cinque anni, abbiamo organizzato diverse mostre, programmi e attività educative che inviano un chiaro messaggio sull’urgenza di agire per affrontare le minacce ambientali come i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità”, ha spiegato Honor Harger, direttore esecutivo del Museo. “Avendo lavorato a diversi progetti che indagano sulle criticità affrontate dalle foreste pluviali nel sud-est asiatico – ha evidenziato Hager – Climate S.O.S sposta l’attenzione sul mare e sulle regioni polari, con una serie di progetti che incoraggiano i nostri visitatori ad agire per proteggere questi ecosistemi”.

Il logo scelto dall’ArtScience Museum’s per l’esibizione

Adam Hodge, responsabile delle informazioni dell’Unep per l’Asia e il Pacifico, ha parlato dell’importanza dell’arte: “Può creare una consapevolezza e un impegno maggiori sulle comunicazioni climatiche a causa della natura visiva ed emotiva del mezzo”. “Gli artisti – ha concluso il dirigente Unerp – possono avere un impatto importante su temi come i cambiamenti climatici e i rifiuti che finiscono sui fondali marini. Siamo in grado di fornire alcuni messaggi incredibilmente potenti, grazie alla combinazione del loro strumento di comunicazione con la realtà aumentata”. Con un vantaggio ulteriore: i social consentono la condivisione e l’ulteriore diffusione delle informazioni.