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La pubblicità che si appropria delle parole. E ci inganna

Il concetto di sviluppo sostenibile nasce ormai da qualche anno da alcuni fatti e concetti incontrovertibili: emergenza climatica, peggioramento dell’ambiente, esaurimento delle risorse naturali. Sostenibilità cioè la condizione di uno sviluppo, ambientale ed economico, in grado di soddisfare i bisogni della popolazione senza con questo limitare la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

Ancora oggi lo sviluppo sostenibile viene confuso con biologico, o più facilmente con “green”. Ma certamente la parola “sostenibilità” sta iniziando a farsi largo nelle pubblicità e nella comunicazione di tante aziende anche nei prodotti di tutti i giorni. Siamo sempre sicuri che corrisponda quanto detto prima? Che il prodotto che stiamo comprando risponda ai 17 obiettivi dell‘Agenda 2030 dell’ONU?

Quali sono le domande che un consumatore deve porsi al momento dell’acquisto? Il primo consiglio è semplice e prevede la conoscenza dell’etichetta o della scheda tecnica del prodotto, sulla quale devono essere riportate informazioni quali i materiali contenuti, sistema di produzione, modalità di smaltimento dopo l’uso, dismissione, riciclo, riutilizzo, avvertimenti sugli effetti ambientali.

Conoscere il ciclo di vita del prodotto e  i materiali utilizzati ci proiettano nel futuro del nostro ambiente: sono materie prime rinnovabili, come piante, animali, terra, acqua, o vengono da risorse non rinnovabili, e dunque in fase di esaurimento, come metalli, petrolio, etc.?
Se si tratta di un prodotto fatto di carta, vetro, plastica o gomma, sono stati utilizzati materiali derivanti da un riciclo o riutilizzo? E tutto questo è stato fatto in modo sostenibile?

Le informazioni sull’azienda produttrice e distributrice ci fanno capire che ci sono impegno e sensibilità verso un ambiente migliore e più pulito, con minori emissioni di anidride carbonica?
Il materiale è biodegradabile? Si parla di riciclo? Di che tipo è l’imballaggio? Questo prodotto è pratico, di buona qualità, realizzato e destinato a durare nel tempo?

Insomma non basta mettere la parola sostenibile in uno spot pubblicitario. occorre spiegare come e perchè quella lavorazione, quel prodotto sono sostenibili.

Un esempio pratico ci viene dai cosmetici. Quelli per la bellezza pulita, per un’abbronzatura naturale e non tossica. Molti dei quali contengono la parola “sostenibilità”. I falsi abbronzanti contengono solitamente l’ingrediente diidrossiacetone (DHA), una sostanza chimica derivata dagli zuccheri che reagisce con la pelle per creare un effetto abbronzante.

Anche se il DHA è sicuro da usare localmente, ci sono studi che suggeriscono che il DHA potrebbe essere dannoso quando inalato. Molte composizioni di abbronzatura sono disponibili sotto forma di aerosol o spray, il che significa che le nostre possibilità di inalare una piccola quantità di DHA sono alte.

Poi ci sono gli ingredienti sintetici che possono causare caos con gli ormoni e irritare i tipi di pelle sensibile. Quindi, se ci si vuole abbronzare in modo sicuro, un prodotto non tossico o privo di DHA è probabilmente la scelta migliore da fare. Basta leggere l’etichetta.

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