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La politica degli struzzi sul clima: l’accusa di Civati

Una politica assente, distratta dalle contingenze di una quotidianità microscopica e che ignora l’ampiezza di respiro a lunga prospettiva. Una tendenza ombelicale, che rischia di produrre una conseguenza non proprio secondaria: l’estinzione della specie umana. Proprio così: si arriva all’impossibilità di “salvare l’umanità, anche da se stessa”, come dice Giuseppe Civati, che ha appena pubblicato il suo nuovo libro Struzzi! (edito da People).

Giuseppe Civati

Il testo, che denuncia la cecità della politica sull’ambiente, sarà in libreria nelle prossime settimane ed è in preordine sul sito della casa editrice, peoplepub.it. Dopo il romanzo Fine, scritto con Marco Tiberi – in cui viene raccontato uno scenario futuribile e tragicamente  realistico sulla fine del pianeta senza interventi sul clima – Civati rilancia la questione principale di cui occuparsi fin da subito: l’emergenza climatica.

Clima, questo sconosciuto

La copertina del romanzo Fine

Il saggio è un ragionamento stringente, che pagina dopo pagina svela l’assenza della politica. Quella stessa politica che Civati ha frequentato direttamente per anni nei Palazzi, dal Consiglio regionale della Lombardia alla Camera dei deputati, e che oggi vive, fuori dalle Istituzioni, in maniera diversa: pubblica libri, incontra le persone, sviluppando un dibattito culturale. Non è cambiata, invece, la schiettezza nelle parole: “Lo avremmo volentieri chiamato ‘Stronzi!’, il libro che invece abbiamo chiamato Struzzi!. Perché è imbarazzante ciò che accade sul clima, l’incapacità di coglierne i pericoli e le opportunità, l’assoluta mancanza della volontà politica di affrontarli, l’inerzia determinata dagli interessi di alcuni e dall’ignoranza di troppi”, dice Civati a Impakter Italia.

Perché Struzzi?

Perché proprio gli struzzi? L’immagine è quella di un animale con la testa sotto sabbia, che fa finta di nulla. Una metafora dell’indifferenza totale: è così che usiamo spesso la “figura” dello struzzo. Eppure c’è una differenza tra gli struzzi e la classe dirigente: “Gli struzzi, quando si sentono in pericolo o percepiscono un predatore nelle vicinanze, si appiattiscono sul terreno, nascondendo collo e testa. A quel punto, assomigliano a un cespuglio, o vorrebbero sembrarlo tantissimo, per evitare di diventare preda e passare brutti guai. Di qui la leggenda, che la testa finisca sottoterra. Lo struzzo, però, ha una caratteristica. Scoperto, sorpreso, corre. E corre veloce, come poche altre creature sul pianeta”, spiega il libro.

La Copertina di Struzzi!

Insomma, gli struzzi davanti al pericolo reagiscono, mentre gli uomini, in primis la classe politica, continuano nella loro inerzia. Non corrono, non cercano di salvarsi. “Il Parlamento e il Governo andrebbero evacuati, perché parlano di tutto, fuorché del clima e delle cose che servirebbero: investimenti cospicui (e disinvestimenti altrettanto forti), ricerca, leva fiscale, efficienza energetica”, incalza Civati.

Non solo un pamphlet

Il libro non è soltanto un j’accuse, un “semplice” pamphlet: cita varie opere, dal documentario Ice on Fire di Leonardo di Caprio al discorso di Gabriel Garcia Marquez sulla “nuova sconvolgente utopia della vita”. E non c’è solo la raccolta del pensiero di personaggi noti. Nel suo saggio Civati riporta il lavoro di esperti del settore, come Chiara Bertogalli, attivista della prima ora dei Fridays for Future, o Barbara Mazzolai, direttrice del Centro di Micro-BioRobotica (CMBR) dell’Istituto Italiano di Tecnologia. C’è inevitabilmente Greta Thunberg, con il suo how dare you? che riecheggia in tutte le pagine, come un filo conduttore.

Le proposte di Civati

Ma Struzzi! compie un passo in avanti: non solo le critiche alla politica, ma due appendici con le soluzioni pratiche. E attuabili con un pizzico di buona volontà come il contrasto al consumo del suolo, l’impegno a piantare almeno 30 milioni di alberi all’anno, la sostituzione in città dei vecchi autobus inquinanti con quelli elettrici. E ancora: un’agricoltura pulita e l’investimento sulla conoscenza per arrivare a una progressiva fine dell’era del carbone. “Ci sono le tecnologie, le soluzioni, le possibilità. A mancare è solo la volontà. Evacuate dunque quelle aule, liberatele dai fossili, metteteci dentro quella cosa che un tempo si chiamava politica. E se non si muove il governo, facciamo in modo che si muovano i Comuni, le scuole, le aziende, i centri di ricerca. La rivoluzione la faremo con loro”, chiosa Civati.

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