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La pesca non è più sostenibile: i mari sono al collasso

Dell’eccesso di pesca che si fa nei mari di tutto il mondo qui a Impakter Italia ce ne siamo occupati diverse volte ed in forme diverse. Anche i mari che circondano l’Europa sono quasi saturi e secondo diversi esperti l’impatto sui nostri mari sarà devastante.

Rebecca Hubbard è la direttrice del programma per la pesca di Our Fish, un’organizzazione che collabora con organizzazioni e singoli individui in tutta Europa per trasmettere un messaggio forte: bisogna fermare la pesca eccessiva e mettere in atto soluzioni per garantire che le acque europee siano pescate in modo da garantire la sostenibilità degli stock ittici, ora e in futuro, lavora per porre fine al sovrasfruttamento e agli sprechi dei rigetti, e sfida i governi dell’UE a realizzare una gestione trasparente e sostenibile della pesca in Europa.

La Hubbard ed Our Fish in un recente intervento sui temi del mondo quando sarà passata l’emergenza COVID-19 e torneremo ogni ora ad occuparci dei cambiamenti climatici, hanno sostenuto il progetto “Farm to fork” del quale abbiamo scritto qui, integrandolo con la questione della pesca intensiva nei mari europei.

La necessità di trasformare il modo in cui usiamo e produciamo il cibo – ha detto la Hubbard per esempio – è chiara da decenni, eppure sono state prese decisioni politiche che hanno ignorato questa realtà. Abbiamo coltivato e pescato – e consumato – come se tutto andrà bene. È chiaro che tutto questo deve finire. Dobbiamo decidere cosa è necessario per realizzare un sistema alimentare veramente sostenibile“.

Pescherecci in mare agitato

Gli oceani e la pesca sono – come ha raccontato ad Impakter Italia la oceanologa Maria Sole Bianco – fondamentali per realizzare un vero progetto sostenibile di produzione e consumo di cibo in Europa. Il rapporto speciale dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) sull’oceano e la criosfera esplicita chiaramente come avere un oceano sano è la chiave di qualsiasi mitigazione e adattamento all’emergenza climatica.

Il rapporto dell’anno scorso dell’IPBES (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services) indica come la pesca sia la più forte fonte di pressione sull’ecosistema oceanico.

Amcora la Hubbard : Dobbiamo mettere in atto cambiamenti fondamentali nella gestione della pesca, passando dall’ossessione di massimizzare l’estrazione delle risorse [pesce] alla priorità della salute dell’ecosistema – un ecosistema che continuerà a fornire pesce anche in futuro. Realizzare ciò significa riconoscere e ridurre al minimo la vera impronta di carbonio della pesca, come quella derivante dalla pesca a strascico e dall’acquacoltura, che può essere maggiore delle proteine animali terrestri. La strategia dell’UE Farm to Fork deve fissare nuovi ambiziosi obiettivi per ridurre il consumo di frutti di mare, oltre a dare priorità all’attuazione immediata degli obiettivi esistenti e delle strategie collaudate per rendere la produzione di frutti di mare ecologicamente sostenibile.

È necessario un nuovo approccio più equo e sostenibile ai sistemi alimentari; la strategia “Dalla fattoria alla tavola” è una grande opportunità per noi per contribuire all’agenda europea sul cambiamento climatico, proteggere l’ambiente e preservare la biodiversità. Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi impareremo ad adattare la nostra vita. Le strategie Farm to Fork e la biodiversità sono un’opportunità per garantire un adattamento simile. Il business as usual non è un’opzione. Il nostro rapporto con il cibo deve essere basato su un ambiente sano”.

Pesce sotto ghiaccio al mercato

L’UE si è impegnata a guidare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, ma il raggiungimento di questi obiettivi non sarà possibile se continueremo con lo stesso atteggiamento che ci ha portato al punto in cui ci troviamo” dicono quelli di Our Fish.  “È necessario un approccio nuovo, più equo e sostenibile ai sistemi alimentari; la strategia “Dalla fattoria alla tavola” è per noi una grande opportunità per contribuire all’agenda europea sul cambiamento climatico, proteggere l’ambiente e preservare la biodiversità. Ha il potenziale per garantire la posizione dei pescatori nella catena del valore e per incoraggiare un consumo di cibo ecologicamente sostenibile che offra cibo sano, sicuro e a prezzi accessibili per tutti. È giunto il momento che la Commissione Europea e la Direzione Generale per gli Affari Marittimi e la Pesca (DG Mare) si impegnino in tal senso”.

 

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