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La parità di genere secondo Paola Cortellesi

La parità di genere: “Un cortigiano? Un uomo che vive a corte. Una cortigiana? Una mignotta. Un massaggiatore? Un chinesiterapista. Una massaggiatrice? Una mignotta. Un uomo di strada? Un uomo del popolo. Una donna di strada? Una mignotta”. In questo video la grande Paola Cortellesi riassume così, con il genio che la contraddistingue, cosa sia in pratica il gender gap e quanto la parità di genere sia ancora, nei fatti, una meta lontana.

Se la percezione sostituisce la realtà

La parità di genere è attualmente una faccenda soprattutto di percezione piuttosto che di sostanzialità. Attraverso la presenza fisica delle donne negli incontri o nelle foto di gruppo dei team di lavoro di imprese e amministrazioni pubbliche, l’uguaglianza di genere viene percepita come un traguardo in molti casi raggiunto o alla peggio a portata di mano. Lo stesso vale anche per le aziende a conduzione femminile”. Si tratta in molti casi di un messaggio iconico e molto poco supportato dalle reali dinamiche nel quotidiano. Spesso, infatti, l’inclusione delle donne “nel sistema” non ha alcun impatto sul conseguimento della parità di genere. Ci sono situazioni in cui una donna è stata messa in una posizione potente, ma la sua promozione non ha alcun effetto sul potenziamento delle donne nel loro complesso.

 

Numeri impietosi: la parità di genere nel mondo reale

In questo nostro articolo scritto da Stefano Iannaccone vi è un’ampia e dettagliata panoramica dei tanti gap di genere che in tutto il mondo rendono il traguardo della parità ancora una “chimera”: dalla carriera al reddito, passando per i diritti. Insomma, “le tanto sbandierate quote rosa non servono. In Svezia non esistono eppure le donne sono arrivate a rappresentare il 45% dei membri del Parlamento, il 43% dei membri delle legislature locali e il 52% della squadra di governo. Molto male invece l’Italia, che secondo la Banca Mondiale si piazza al 22esimo posto nella classifica dei Paesi UE più virtuosi in tema di parità di genere. E anche la UE fa poco. Meno dell’1% sono infatti i fondi strutturali dell’UE e dei Fondi di investimento destinati alla promozione della parità di genere.

La parità di genere inizia dalle pari opportunità

C’è poi un altro aspetto cruciale da considerare. Le donne non sono tutte uguali e non ricevono tutte le stesse opportunità. Pertanto, raggiungere numericamente gli stessi obiettivi tra uomini e donne ai massimi livelli non significa necessariamente che la parità di genere sia stata davvero raggiunta. Le donne meno fortunate, quelle che lavorano a un livello professionale più basso degli organigramma delle aziende, vengono spesso lasciate indietro e non alcuna reale via di fuga dallo stato di discriminazione socio-economico in cui riversano. Contare quante donne top manager ci sono nella classe dirigente di una città, di una regione, di una nazione o di un continente è un’operazione che offre solo un dato molto parziale della situazione reale. Spesso, il dato porta con sé l’insidia di un messaggio addirittura falsato. Insomma, la parità di genere non significa che le donne possano ottenere ciò che hanno gli uomini. Piuttosto significa che possano condividere con gli uomini, alla stessa maniera, ciò che è a disposizione.

Mauro Pasquini

Articolo in parte tratto da Impakter.com

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