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Filo spinato migranti

La mobilitazioni per i migranti intrappolati in Bielorussia

Una piccola mobilitazione per manifestare solidarietà ai migranti intrappolati, al confine, tra Polonia e Bielorussia. Mentre c’è chi adombra addirittura il pericolo di un’escalation militare. La situazione resta tesa, anche se gli attivisti per i diritti umani hanno avanzato una richiesta ben precisa: le vite umane non possono diventare delle pedine di una sfida geopolitica.

È stato un segnale minimo di umanità quello che è arrivato dalla città polacca orientale di Hajnówka. Gruppi di persone si sono incontrate per criticare il governo sulla gestione della crisi e hanno chiesto che le Organizzazioni non governative possano accogliere i migranti. Beninteso, non c’erano masse oceaniche, ma qualcosa si muove nell’opinione pubblica. “Quello che chiediamo è di aprire un corridoio, lasciare che le organizzazioni umanitarie, le organizzazioni mediche entrino nella foresta”, ha affermato  un avvocato di Wroclaw, Kaja Jasienko, parlando con Euronews. L’uomo era presente al raduno, insieme a un’altra attivista che rilanciato il messaggio: “Dobbiamo fare qualcosa. Anche solo per protestare, ma dobbiamo mostrare al nostro governo, al nostro presidente, al nostro primo ministro. Siamo qui e non siamo d’accordo con quello che stanno facendo”.

Polonia-Bielorussia: clima gelido

Gli effetti della mobilitazione, tuttavia, non sembrano affatto aver prodotto il risultato di scuotere i governi al centro delle tensioni. Né tantomeno ha svegliato l’Unione europea, preoccupata solo dal possibile arrivo dei migranti. La linea di Bruxelles non è cambiata di una virgola con l’accusa all’autocrate bielorusso, Alexander Lukashenko, di aver portato i migranti, provenienti per lo più da Afghanistan, Iraq e Siria, alle frontiere con l’Europa. E da lui è giunta anche una conferma, seppure con una versione dal taglio umanitario: “Siamo slavi, abbiamo un cuore”, perciò  “i nostri soldati sanno che i migranti sono diretti in Germania e magari qualcuno li ha aiutati”, ha scandito in un’intervista alla Bbc.

“Oggi, al confine orientale della Polonia, abbiamo a che fare con un nuovo tipo di guerra”, ha quindi sostenuto il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki. Il premier ha parlato di una “guerra ibrida in cui i migranti sono armi, in cui la disinformazione è un’arma”. Toni tutt’altro che concilianti con l richieste di maggiore umanità nell’accoglienza. 

Aleksandr Lukashenko

Aleksandr Lukashenko

Dal punto di vista della strategia, intanto, la polizia di Varsavia ha diffuso un video che mostra come il confine con la Bielorussia, vicino a Kuźnica, sia ora completamente sgomberato dagli accampamenti. Le autorità di Minsk hanno trasferito circa 2mila migranti in un’area coperta, per sottrarli al gelo. Una calma solo apparente dopo che nelle scorse ore le forze dell’ordine inviate dall’esecutivo polacco aveva denunciato che “un gruppo di circa 100 stranieri molto aggressivi” erano stati “portati al confine da militari bielorussi”, cercando di varcare le frontiere e trovando la risposta delle forze di sicurezza.

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