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La Madonna dei Bisognosi

Borghi e tesori dell’Italia nascosta o dimenticata. Uno degli argomenti che ad Impakter Italia piace di più trattare non solo perchè è bello ed arricchente girare il nostro Paese. Ma anche perchè lo sviluppo sostenibile di un paese passa anche attraverso la conservazione delle sue bellezze storiche, culturali, artistiche e naturali che possono creare turismo e dunque lavoro e dunque ricchezza diffusa.

A 1047 metri d’alttezza sul Monte Carsoli, sopra Rocca di Botte, poco dentro l’Abruzzo venendo da Roma c’è il Santuario della Madonna dei Bisognosi. Chiesa con annesso convento che non ospita frati ma Padre Giancarlo, un diacono ed altre persone che si occupano davvero di chi ha più bisogno e della Chiesa che è un gioiello. Sta lì dal VI° secolo dopo Cristo tanto che papa Bonifacio IV ha consacrato la cappella l’11 giugno del 610 per ringraziare la Madonna di avergli salvato la vita. E dentro custodita in una bacheca di vetro c’è una statua di legno d’ulivo della Vergine con Gesù bambino che la leggenda vuole sia stata portata lì da un nobile spagnolo di Siviglia che fece di tutto per salvarla dalla furia dei Saraceni. Nel superare i monti la mula che portava la statua morì stremata dalla fatica proprio nel punto dove fu eretta la cappella nel 608.

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La Chiesa nuova e quella antica

Quando si entra nella Chiesa una volta fatti i 5 chilometri di tornanti (agevoli) di strada asfaltata che da Rocca di Botte portano al piazzale del Santuario – dal quale si dominano le valli circostanti – si vede un edificio ristrutturato alla fine del XV° secolo, periodo al quale appartengono gli affreschi che illuminano la cappella antica, posta dietro l’altare maggiore. Trattano, gli affreschi, della crocifissione di Gesù, della resurrezione e di altre storie importanti della Chiesa e sono stati dipinti da Jacopo da Arsoli, Desiderio da Subiaco e forse da Petrus Christu, un pittore fiammingo di cui si raccontano incontri con Antonello da Messina.

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Ai quattro angoli della piccola cappella originaria, ci sono dei pali che nel racconto dei custodi del Santuario, fissano con precisione scientifica i quattro punti cardinali: nella foto qui sopra a sinistra si vede il palo che indica il Nord. Di particolare impressione e suggestione è la parte che i pittori hanno dedicato a tutti i vizi capitali ed in generale concetti teologici che suggeriscono come un esperto di tali questioni abbia commissionato l’opera guidando la mano degli affrescatori: vicino all’ira c’è il “tabernaro” perchè risse e scoppi di rabbia all’epoca scoppiavano nelle taverne; la lussuria è accoppiata ai Turchi ritenuti persone ignoranti e senza autocontrollo; all’avarizia è accostato la famiglia ebraica dei Maccabei per intendere come quel popolo fosse troppo attaccato al denaro e via dicendo. Come si mantiene il Santuraio? Con le donazioni. Che però non bastano alla conservazione ed al restauro degli affreschi. La sovrintendenza ai Beni culturali pare si stia muovendo per riportare alla luce un’immagine della Madonna perfettamente in linea con quella dipinta nella cappella ma degli affreschi non ne parla nessuno, nemmeno la diocesi di Avezzano da cui il Santuario dipende da un punto di vista religioso. Vuoi vedere che tra qualche anno sarà sparito anche quello che oggi si vede?

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