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La guerra di Crimea

I fatti

Domenica 25 novembre, tre navi militari ucraine, salpate da Odessa  (Mar Nero occidentale) verso il porto di Mariupol (nord del Mare di Azov) stavano attraversano lo stretto di Kerch.In quel momento la formazione navale ucraina, due cannoniere e un rimorchiatore, è stata accostata da unità della Guardia Costiera russa che, dopo alcuni colpi di avvertimento (dicono gli uomini di Mosca) di punto in bianco (secondo quelli di Kiev), hanno speronato il rimorchiatore e abbordato le tre unità avversarie. Fonti ucraine parlano di sei feriti, fonti russe di tre, tutti fra gli uomini degli equipaggi ucraini. I russi non hanno subito alcuna perdita. Ventitré uomini degli equipaggi ucraini sono stati fatti prigionieri dai russi.

Perché l’incidente?

Versione Russa : gli ucraini hanno violato le acque territoriali della Federazione Russa, tentando di attraversare lo stretto di Kerch senza prima avvertire Mosca e poi non rispondendo all’alt.

Versione ucraina: la Guardia Costiera russa ha deliberatamente attaccato le navi ucraine, quando queste ultime avevano il pieno diritto di passare attraverso lo Stretto di Kerch: nelle ultime settimane, altre navi da guerra ucraine hanno attraversato lo stesso stretto senza subire conseguenze.

La navigazione sia dei russi che degli ucraini da e per il Mar di Azov, è libera e regolata da un trattato bilaterale del 2003. Giuridicamente la posizione dell’Ucraina è corretta. Quali le pretese della Russia allora?

Dal 2014, da quando hanno occupato e poi annesso la Crimea, considerano la penisola (e anche lo stretto) come parte della Federazione Russa. Da quando è stato realizzato ed inaugurato il ponte che collega le due sponde dello stretto di Kerch, il livello di guardia russo è diventato molto alto al punto che l’Ucraina denuncia gravi ritardi nel passaggio delle navi mercantili, sottoposte a ispezioni molto severe da parte delle autorità moscovite.

Che dicono che tali misure di sicurezza sono necessarie per il pericolo di attentati al ponte. E in generale da un elevato livello di tensione da marzo, da quando la Guardia Costiera dell’Ucraina ha sequestrato un peschereccio russo salpato dalla Crimea.

La questione Crimea dunque e le armi americane all’Ucraina

Da quando Mosca si è annessa la penisola della Crimea (2014) la considera come una regione del proprio territorio. Ma l’Ucraina non ha mai rinunciato alla sua sovranità sulla penisola e non intende riconoscerne la separazione.

Poche nazioni al mondo hanno riconosciuto l’annessione della Crimea alla Russia: Armenia e Kirghizistan, la Siria di Assad, Cuba, Venezuela, Nicaragua e Bolivia, Zimbabwe ,Sudan, Corea del Nord. Il resto del mondo nega il diritto russo sulla Crimea e riconosce l’integrità e l’indivisibilità del territorio ucraino.

Ma “de facto” è come se l’avesse accettata l’annessione perché anche negli accordi di Minsk, che hanno posto ufficialmente fine ai combattimenti nelle regioni separatiste pro-russe di Donetsk e Luhansk, mediati dall’Unione Europea, non c’è traccia del reintegro della Crimea nel territorio ucraino. Nemmeno nelle clausole. Si parla di ripristino della frontiera orientale ucraina, ma non di quella meridionale, che include la penisola annessa.

L’incidente di domenica mette la comunità internazionale di fronte al fatto che la questione non può più essere ignorata. Trump e Putin stanno per incontrarsi e nell’occasione il presidente russo potrà rinfacciare a quello americano che il Congresso ha approvato una legge che autorizza 250 milioni di dollari di assistenza militare, comprese armi letali, all’Ucraina nel 2019 e che lo stesso Congresso aveva votato per due volte il sostegno militare a Kiev durante gli ultimi anni dell’amministrazione di Obama, ma la Casa Bianca ne aveva bloccato l’attuazione. L’amministrazione Trump lo ha invece approvato.

Eduardo Lubrano

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