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sapone

La Green Beauty: occhio alle trappole

Nel 2020 si è osservato un cambio di abitudini di acquisto di cosmetici che vira al “green beauty”. Delle oltre 103 milioni di confezioni di cosmetici e gel detergenti venduti nel 2020 (erano 9 milioni quelle vendute nel 2019 – dati Cosmetica Italia e Nielsen) una parte non esigua di queste sorride alla natura, infatti oltre il 75% dei consumatori preferisce acquistare confezioni plastic-free o comunque ricaricabili o riutilizzabili. Nell’insieme, il settore dei cosmetici a “connotazione sostenibile” ha un valore di 1.654 milioni di euro. E sulla sostenibilità punta non solo il settore dei prodotti cosmetici, ma anche dei servizi, visto che secondo un recente sondaggio oltre il 50% degli italiani si affida a un salone di bellezza che utilizza prodotti eco-friendly. I volumi più importanti sono costituiti dai prodotti per capelli (33%), seguiti da quelli per la cura della pelle (30%), e del make-up (23%).

Soap, Bristle, Natural Brush, Rag, Clean Up, Cosmetics 

Attenzione alle trappole

“Sicuramente negli ultimi 20 anni in Italia si è acquisita una maggiore consapevolezza nella scelta dei cosmetici sostenibili, colmando un po’ il gap che avevamo con Paesi come la Francia” spiega Maria Elena Setti, laureata in Chimica e tecnologia farmaceutiche, con specializzazione in Cosmetologia, fitoterapia e alimentazione e con un’esperienza ventennale nel settore. “Però c’è ancora molta confusione sui prodotti, cosa che fa anche gioco alle aziende: è facile attrarre clienti solo col packaging coi fiorellini e spacciare per bio prodotti che non lo sono. Il problema è che la normativa in merito è ancora molto lacunosa, per cui basta inserire tra gli ingredienti un po’ di camomilla bio, immersa in siliconi e petrolati – tutti ingredienti inquinanti e dannosi per la salute – per poter apporre sulla confezione la parolina ‘bio’. “Anche la definizione ‘100% naturale’ non vuol dire nulla” puntualizza Setti. “Già diverso è il discorso per il bollino ‘eco-bio’ perché indica che gli ingredienti sono rispettosi dell’ambiente, quindi siamo sicuri che almeno petrolati e siliconi non ci sono”. Vediamo allora come destreggiarci almeno nella nomenclatura.

Flowers, Cream, Glass, Green, Spring

Come capire se un cosmetico è “naturale”, bio, eco-bio o vegano

 Naturale: non vuole dire nulla, nel cosmetico ci potrebbe essere una pianta naturale, ma essere contenuta in una formulazione poco green, piena di derivati del petrolio per esempio.

BIO: gli estratti vegetali derivano da agricoltura biologica certificata, ma il resto del cosmetico potrebbe non essere green e contenere siliconi, petrolati e conservanti aggressivi.

ECO-BIO: Non esiste ancora una legge italiana o europea che regoli il mercato dei prodotti eco-bio, tutto è nelle mani di enti certificatori privati (come CPNP, ICEA, AIAB, ECOCERT, NATRUE etc) che certificano o meno la qualità dei cosmetici. A livello europeo si sta cercando di unificare i vari disciplinari con COSMOS.

Vegano: non devono essere presenti derivati animali, se sono presenti lard, lanolin, cera alba, collagen, lac, o helix asperis (bava di lumaca), significa che non è una formula vegan. Esistono degli entri certificatori anche per le formule vegan, come per esempio VeganOk, che oltre a non avere derivati animali, non devono contenere sostanze NON etiche, come ingredienti che portano all’estinzione di piante e/o animali e non rispettano l’ambiente. Attenzione anche alle colle delle etichette, dei tappi, agli inchiostri, che per essere vegan non devono contenere derivati animali.

Non facile orientarsi ma per fortuna c’è l’Inci, la nomenclatura internazionale degli ingredienti cosmetici, riportata sull’etichetta. Anche qui non è facile orientarsi, perché i nomi delle sostanze sono tutt’altro che familiari, ma si può andare per esclusione, stando alla larga per esempio da prodotti che sull’etichetta riportano ‘peg’, ‘vasellina’, ‘paraffina’.
Plastic Free, Of Course, Clean, Bathroom, Wash, Bio

Attenzione alle truffe online

L’attenzione agli ingredienti ha portato molte persone, durante la pandemia, a trovare nel web quello che cercavano: l’e-commerce è cresciuto del 42% rispetto al 2019 e durante il lockdown il 70% delle persone in Italia ha acquistato per la prima volta cosmetici online. Ma anche in questo campo, il rischio di cadere nella trappola della contraffazione è alto, “perciò molte aziende stanno investendo proprio nella trasparenza delle informazioni e nel controllo di tutte le fasi di lavorazione” sottolinea Emidio Zorzella, presidente e ad del Gruppo Antares Vision, che sviluppa soluzioni digitali per il controllo qualità e la tracciabilità, “perché la sicurezza e la sostenibilità del prodotto passano anche dall’utilizzo della tecnologia applicata ai processi”.

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