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Allarme siccità in Piemonte

La grande siccità in Piemonte: mais a rischio e pascoli senza erba

La grande siccità del 2021. Per il Piemonte questa estate ha già un titolo dal sapore drammatico: così l’emergenza climatica bussa di nuovo alle porte dell’Italia, mostrando il suo volto. Con un problema che farà sentire le sue conseguenze per tutto l’anno, visto che i danni all’agricoltura sono considerevoli. Nelle ultime ore è arrivata qualche pioggia a contrastare l’aridità dei terreni. Ma la situazione appare compromessa. I dati della Coldiretti regionale sono preoccupanti: i corsi d’acqua hanno ridotto la loro portata tra il 35 e il 60% rispetto alle medie storiche di questo periodo. La questione colpisce in particolare il comparto cerealicolo: la produzione di mais è insomma a serio rischio.

Ma anche il foraggio per i pascoli sta venendo a mancare: i prati, anche quelli posti in altitudine, sono “bruciati” dal sole e dal caldo. L’assenza di pioggia, che si sta protraendo da mesi, è davvero pesante. “Con lo sconvolgimento climatico in atto si passa dal forte maltempo con rovesci disastrosi a carattere di nubifragi e trombe d’aria a periodi di siccità tanto che ora è a rischio il 40% della produzione estiva totale”, spiegano il presidente di Coldiretti Piemonte Roberto Moncalvo, e il delegato confederale dell’associazione degli agricoltori, Bruno Rivarossa. 

La lettere alla Regione Piemonte

Un allarme condiviso dall’associazione Acque irrigue cuneesi, che ha scritto una lettera al presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio. E già da luglio avevano messo in evidenza la gravità della situazione sulla siccità. “Quest’anno sono mancati fino ad oggi più di 70 millimetri di acqua estiva ed oltre 140 millimetri in primavera”, afferma il presidente Acque irrigue cuneesi, Giorgio Maria Bergesio, che è anche senatore. “Dal 1877 ad oggi, a Cuneo siamo a metà della norma: 328 millimetri contro i 635 che dovremmo contare a Ferragosto. E come già accaduto negli scorsi anni, da fine giugno di giorno in giorno la portata di fiumi e torrenti si riduce, quest’anno in misura impressionante”, ha aggiunto. 

Il punto, tuttavia, non riguarda solo la siccità, ma anche la mancanza di adeguate infrastrutture. “L’Italia resta un Paese piovoso con circa 300 miliardi di metri cubi d’acqua che cadono annualmente, ma per le carenze infrastrutturali se ne trattiene solo l’11%”, sottolineano dalla Coldiretti. Da qui la necessità di investire su questo capitolo, impiegando le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). “Il progetto potrà prevedere la realizzazione di una rete di piccoli invasi con basso impatto paesaggistico e diffusi sul territorio, privilegiando il completamento e il recupero di strutture già presenti”, argomentano Moncalvo e Rivarossa. In sintesi: “L’idea è di costruire, senza uso di cemento per ridurre l’impatto l’ambientale, laghetti in equilibrio con i territori, che conservano l’acqua per distribuirla in modo razionale ai cittadini, all’industria e all’agricoltura, con una ricaduta importante sull’ambiente e sull’occupazione”.

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