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La Francia dei gilet gialli

Ben lontana dall’essere finita, la proteste dei gilet gialli in Francia sta disegnando la figura del presidente Macron in modo molto netto e molto diversa dall’uomo osannat il giorno del suo trionfale insediamento all’Eliseo. Ed è un ‘immagine molto diversa da quello di un uomo preciso, deciso e con le idee chiare come forse lo abbiamo visto sin qui.

Contestazioni

Al di là di quello che gli contesta la piazza, ci sono cose che l’inquilino dell’Eliseo non ha portato avanti con lungimiranza sin da prima dell’esplosione della protesta e che anzi hanno soffiato sulla brace. Al ballottaggio presidenziale col quale è stato eletto ha certamente avuto il 66% dei voti. Ma partita dalla base del 24% del suo partito, En Marche. Il ballottaggio era un chiaro segnale che i francesi non volevano – e forse non vogliono ancora – Marine Le Pen sulla poltrona più importante di Francia. Politicamente non è un dettaglio.

Parlare dei poveri come “persone che non sono nulla”, bollare i fondi pubblici per sussidi sociali come “spese pazze”o dire ad un disoccupato che non trovava un impiego: “Il lavoro c’è, basta attraversare la strada” ricorda un po’ la Regina Maria Antonietta che al Primo Ministro che le ricordava che il popolo francese sul punto di scatenare la rivoluzione chiedeva il pane, rispose “Beh dategli le brioches…”. Fu ghigliottinata, forse anche perché qualcuno tra i rivoluzionari fu avvisato di questa risposta.

Messieur le President ha per sua fortuna l’opportunità di rimangiarsi queste frasi – ed altre operazioni politiche che ne hanno indebolito la forza di contrattazione interna come l’abolizione della patrimoniale e flat tax su rendite finanziarie considerato un regalo ai ricchi  – e lo ha fatto in parte.

Per esempio ha detto che sta rivedendo i piani per aumentare le tasse sul carburante. Ha detto che a partire dal 2019 il salario minimo aumenterà di 100 euro al mese e gli straordinari diventeranno esenti dalle tasse. Ha inoltre promesso di tagliare le tasse ai pensionati e ha aggiunto che i premi di fine anno che le imprese pagheranno ai lavoratori saranno esentasse.

Eppure non basta

La gente continuerà ad andare in strada a protestare. E racconta le sue difficoltà “Sono stufa – dice una signora di 50 anni –  il governo che ci sta imponendo qualunque cosa, siamo arrivati a metà del mese con il panico, andiamo in banca e non c’è niente che funziona per noi. Non abbiamo alcun aiuto perché più cadi, meno le persone ti aiutano”.

Un altro di 25 anni fresco disoccupato , è arrabbiato con la decisione del governo di abolire una tassa sulla ricchezza. “Ho letto un articolo stamattina della fine della tassa sui super ricchi, così ora le donazioni alle associazioni di beneficenza sono calate almeno del 50%.  I ricchi che hanno donato in beneficenza per tagliare le loro tasse non daranno più soldi in beneficenza ora che le loro tasse sono calate: è uno scandalo, uno scandalo”Ciò che rende difficile il dialogo tra il governo ed il movimento dei gilet gialli è il fatto che questi ultimi non siano affiliati a nessun partito politico o sindacato e non hanno una struttura di comando.

Eduardo Lubrano

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