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La fame che viene dalle montagne

La fame sta aumentando nelle montagne nonostante  molte delle colture e delle specie animali più importanti del mondo abbiano origine in queste regioni. Delle 20 specie vegetali che forniscono l’80% del cibo del mondo, sei hanno avuto origine e sono state diversificate in montagna: mais, patate, orzo, sorgo, pomodori e mele..

La causa è la perdita di biodiversità e del cambiamento climatico. C’è uno studio congiunto pubblicato venerdì dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) e dai suoi partner che conferma a rivela questo scenario.

Secondo lo studio, tra il 2000 e il 2017, il numero delle popolazioni montane vulnerabili all’insicurezza alimentare nei Paesi in via di sviluppo è passato da 243 milioni a quasi 350 milioni.

Una popolazione rurale di montagna su due nei Paesi in via di sviluppo non ha abbastanza cibo per vivere una vita sana e sta ora affrontando l’impatto della pandemia COVID-19″. Dobbiamo proteggere le nostre montagne e i mezzi di sussistenza di coloro che dipendono da loro“, ha detto il Direttore Generale Aggiunto della FAO Maria Helena Semedo.

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La fame che viene dalle montagne -CC0, dominio pubblico, privo di copyright Public Domain

Alcuni dettagli dello studio

Lo studio è stato pubblicato in occasione della Giornata internazionale della montagna, osservata ogni anno l’11 dicembre.  Quest’anno l’attenzione si concentra sul valore sociale, economico ed ecologico della biodiversità montana. Le montagne coprono circa il 27% della superficie terrestre del pianeta e forniscono beni e servizi essenziali, come acqua, cibo ed energia.   Tra il 60 e l’80 per cento dell’acqua dolce del mondo proviene da queste regioni, che contengono anche molte colture e animali utilizzati per il cibo e la medicina.

Tuttavia, gli ecosistemi montani sono spesso sotto pressione a causa dei cambiamenti nell’uso del suolo e del clima, e a causa di altri fattori come il sovrasfruttamento e l’inquinamento, mettendo così a rischio i mezzi di sussistenza e la sicurezza alimentare.

La vulnerabilità all’insicurezza alimentare delle popolazioni montane nei paesi in via di sviluppo è aggravata dalla presenza e dal verificarsi di pericoli naturali e conflitti armati che distruggono i mezzi di sussistenza o mettono a dura prova le risorse naturali da cui dipendono le popolazioni montane“, ha concluso lo studio.

Le popolazioni montane sono anche sproporzionatamente colpite dal degrado ambientale, che è aumentato a causa del cambiamento climatico, così come le frane, la siccità e altri pericoli naturali.

Gli autori hanno detto che la pandemia COVID-19 ha aggiunto l’urgenza ad una situazione già difficile, poiché le restrizioni imposte dalle autorità nazionali hanno aumentato le vulnerabilità di quelle comunità che dipendono dall’agricoltura e dal turismo per la loro sopravvivenza.

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La fame che viene dalle montagne -CC0, dominio pubblico, privo di copyright Public Domain

La necessità di agire immediatamente

Lo studio congiunto è stato condotto dalla FAO, dal Segretariato del partenariato montano (MPS) e dalla Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta contro la desertificazione (UNCCD). Gli autori raccomandano un’azione urgente per affrontare il cambiamento climatico, così come la fame, l’insicurezza alimentare e la malnutrizione, nelle zone di montagna.  Hanno anche chiesto politiche che migliorino la resilienza degli ecosistemi montani e che promuovano sistemi alimentari sostenibili.

In definitiva, l’obiettivo di questo studio è quello di invitare i decisori e gli altri stakeholder a rafforzare l’azione cooperativa per ridurre la vulnerabilità delle popolazioni montane, in particolare delle comunità locali e delle popolazioni indigene, e dei più vulnerabili tra loro, spesso donne e bambini“,c’è scritto nelle pagine dela ricerca.

 

 

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