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La crisi in Venezuela. I retroscena

La situazione politica e nelle strade del Venezuela, soprattutto a Caracas la capitale, è nota a tutti. Così come sono chiare da tempo le posizioni delle due super potenze che si sono espresse su quanto sta avvenendo nel paese sudamericano, Stati Uniti e Russia.

Oggi 1 maggio la vicenda si arricchisce di nuovi particolari sulla posizione di Nicolas Maduro, il dittatore che sta cercando di resisterea quello che lui chiama “il golpe” architettato da Juan Gaudo.

Nicolás Maduro, “aveva un aereo su una pista” ed era pronto a partire per l’esilio a Cuba quando è stato convinto a non dimettersi da Mosca, ha affermato Mike Pompeo, segretario di stato americano.

Nel giorno in cui la lotta per il potere per le strade è esplosa in modo molto violenta, e gli Stati Uniti hanno invitato i massimi esponenti del governo del Maduro a disertare, Pompeo ha detto che la rivolta dell’opposizione era vicina al successo.

“Abbiamo osservato tutto il giorno, è passato molto tempo dall’ultima volta che qualcuno ha visto Maduro”, ha detto Pompeo alla CNN. “Aveva un aereo, era pronto a partire stamattina, come si capisce, e i russi gli hanno indicato che doveva rimanere”.

“Pensiamo che la situazione rimanga incredibilmente fluida”, ha aggiunto. “Sappiamo che all’interno del governo Maduro c’erano leader di alto livello disposti ad andarsene.”

Pompeo ha affermato che l’aereo di Maduro doveva volare all’Avana, ma non era chiaro se gli Stati Uniti avrebbero lasciato che questo volo per Cuba sarebbe stato concesso.

“Il signor Maduro capisce cosa succederà se sale su quell’aereo”, ha detto Pompeo. Alla domanda sul significato di questa affermazione, ha aggiunto: “Conosce le nostre aspettative”.

Mentre Pompeo ha dato la colpa a Mosca per aver bloccato il trasferimento del potere, Donald Trump non ha fatto menzione della Russia quando ha twittato martedì sera, minacciando Cuba.
“Se le truppe cubane e la milizia non interromperanno immediatamente le loro azioni militari e altre operazioni allo scopo di causare la morte e la distruzione della Costituzione del Venezuela, un embargo totale, insieme a sanzioni di altissimo livello, sarà posto sull’isola di Cuba”, ha detto Trump in una serie di tweet. “Speriamo che tutti i soldati cubani tornino prontamente e pacificamente sulla loro isola!”

Trump e i principali funzionari statunitensi hanno twittato il loro sostegno a Guaidó, mentre il consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, è apparso sul prato della Casa Bianca per dichiarare che la situazione aveva raggiunto un momento critico.

Bolton ha nominato tre alti funzionari che ha detto di aver negoziato con l’opposizione e hanno accettato che il presidente doveva essere sostituito.

Bolton ha invitato il ministro della difesa Vladimir Padrino, capo della Corte suprema, Maikel Moreno e il comandante della guardia presidenziale, Ivan Rafael Hernandez Dala a rispettare il loro “impegno” di disertare. Ha elencato i nomi tre volte, come a voler forzare ulteriormente la mano dei tre personaggi.

“Pensiamo che sia ancora molto importante per i membri chiave del regime che hanno parlato con l’opposizione negli ultimi tre mesi mantenere gli impegni presi per realizzare il trasferimento pacifico del potere dalla cricca del Maduro al presidente ad interim Juan Guiadó”.

Il ministro degli esteri venezuelano, Jorge Arreaza, ha risposto che le osservazioni di Bolton sono prova del coinvolgimento degli Stati Uniti nella rivolta :”I capi del colpo di stato ammettono la loro responsabilità senza scrupoli”, ha detto Arreaza. “L’amministrazione Trump, nella sua disperazione, cerca di innescare un conflitto interno in Venezuela.”

Cina, Cuba e Russia rimangono i principali sostenitori di Maduro. La Russia ha recentemente confermato di aver inviato quasi un centinaio di consiglieri militari in Venezuela negli ultimi mesi, facendo infuriare Washington.

Secondo una fonte vicina all’opposizione venezuelana, Guaidó non ha ricevuto sostegno o risorse statunitensi per la sua mossa di martedì, che ha preso forma dopo mesi di contatti con funzionari militari. Ma l’opposizione a Maduro ha coltivato i legami con Washington da ben prima che Guaidó prendesse il centro della scena politica a gennaio – e tali sforzi hanno preso un nuovo impulso dopo l’insediamento di Trump.

L’agenzia di stampa Reuters ha riferito lunedì sera che Erik Prince, un importante e ricco sostenitore di Trump che gestisce un’attività di sicurezza privata globale, ha esercitato pressioni per un piano di dispiegamento di un esercito privato per aiutare a rovesciare Maduro.

Secondo il rapporto, Prince, fondatore della controversa società di sicurezza Blackwater, ha cercato investimenti e sostegno politico per un’operazione che avrebbe coinvolto fino a 5.000 mercenari.

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