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La Cop 26 di Glasgow, il trionfo dell’ipocrisia

Sostenibilità dove? Tutti pronti a parlare alla Cop 26 di Glasgow ma poi in due giorni sono arrivati circa 400 jet privati che hanno portato i cosiddetti potenti della Terra che dovrebbero decidere del futuro del Pianeta. Credibili? No. Eppure Joe Biden si è presentato a Glasgow alla Cop26 o “ultima spiaggia per il pianeta” come dice qualcuno, con ben più di qualche chiacchiera rispetto all’impegno del suo governo nella lotta al cambiamento climatico. La sua amministrazione per esempio, ha annunciato d’aver intrapreso una serie di provvedimenti per tagliare le emissioni di metano, un potente gas serra, dalle operazioni di petrolio e gas in tutto il paese.

Le regole proposte dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente potrebbero stabilire degli standard per i vecchi pozzi, imporre un monitoraggio più frequente e rigoroso delle perdite, e richiedere la cattura del gas naturale trovato insieme al petrolio che viene spesso rilasciato nell’atmosfera. Esse segnano la prima volta che il governo federale si è mosso per affrontare globalmente l’infiltrazione di metano attraverso le infrastrutture di gas e petrolio degli Stati Uniti.

Nel frattempo, la Pipeline and Hazardous Materials Safety Administration del Dipartimento dei Trasporti finalizzerà una regola martedì che estende gli standard federali di sicurezza delle condutture a più di 400.000 miglia di linee di raccolta onshore, cioè quelle sul territorio, attualmente non regolamentate.

Il metano, un componente principale del gas naturale, è il secondo maggior contributore al cambiamento climatico tra i gas serra. Anche se si dissipa più rapidamente dell’anidride carbonica, è 80 volte più potente durante i primi 20 anni dopo essere stato rilasciato nell’atmosfera. Ecco ma cosa contribuisce veramente ai cambiamenti climatici tra tutte le attività dell’uomo? Siamo certi di saperlo con certezza per poter regolare anche i nostri comportamenti quotidiani?

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@piqsels.com-id-zbjkf

Cosa ci coinvolge come cittadini

Il settore trasporti. Alcuni viaggi sono difficili o forse impossibili da fare senza l’aereo eppure si sta studiando la soluzione anche per questo. Ai trasporti va ascritto il 16 per cento delle emissioni di gas serra dunque se noi per primi, cittadini, iniziassimo a far due conti e limitassimo trasferimenti in macchina ed aereo, sarebbe un gran bel contributo. Il consumo energetico è al primo posto in questa classifica nera e tutto ci coinvolge – salvo ovviamente il consumo industriale – perchè parliamo di illuminazione, elettrodomestici, riscaldamento. E qui ognuno di noi può intervenire per un uso più logico e razionale senza rinunciare al confort.

Nel settembre del 2020 l’IPCC, l’Intergovernmental Panel on Climate Change, aveva così classificato le attività antropiche, cioè dell’uomo, che contribuivano all’effetto serra e dunque al riscaldamento del pianeta e dunque ai cambiamenti climatici: 25 per cento dalla produzione di elettricità e calore, dalla combustione di carbone, gas naturali o petrolio; 24 per cento dall’agricoltura, dall’allevamento e dalla deforestazione; 21 per cento dall’industria; 16 per cento dai trasporti;10 per cento da  altre attività tipo l’estrazione di combustibili fossili, la raffinazione del petrolio, la sua lavorazione e il suo trasporto; 6 per cento dal consumo di combustibili fossili per uso residenziale e commerciale.

Questi dati però ci permettono una serie di valutazioni importanti che corrono su un’ideale treno dalla Francia di sei anni fa alla Scozia di oggi.

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Glasgow @piqsels.com-id-jjfas

Da Parigi a Glasgow

Gli Accordi di Parigi del 2015 sembravano essere il muro contro il quale i cambiamenti del clima si sarebbero infranti perchè erano stati firmati con tanta convinzione e fierezza dagli Stati che sembrava impossibile fossero un pò “farlocchi” e che molti paesi li avrebbero disattesi. Ma così è stato ed oggi bisogna correre ai ripari. Primo perchè secondo qualche ricerca al di là della non attuazione degli accordi, quegli stessi impegni di partenza non sarebbero serviti a fermare l’aumento della temperatura globale ad 1,5 gradi Celsius entro la metà del secolo. “Burocrazia climatica“: così il nostro climatologo Luca Mercalli, boccia gli incontri di questo livello finchè saranno organizzati in questo modo, nell’intervista con Stefano Iannaccone.

Secondo perchè i paesi più industrializzati sono responsabili della maggior parte delle emissioni di gas serra e non amano l’idea di ridurre le proprie produzioni interne mentre i paesi in via di sviluppo non voglio essere frenati nella loro crescita e pretendono che quesi soldi promessi a Parigi – 100 miliardi di dollari – come aiuto alle loro economie arrivino finalmente. Su una cosa non si può discutere, nonostante i negazionisti insistano nel dire che la Terra ha da sempre subito periodi di grande caldo seguiti da periodi di grande freddo e via dicendo in modo ciclico. Dal 1850 cioè dall’inizio di quella che chiamiamo era pre-industriale, ad oggi la temperatura media globale è aumentata di 1 grado Celsius e continua al ritmo di 0,2 gradi ogni dieci anni. Fatte salve le possibilità di misurazioni di epoche precedenti, si tratta di livelli mai registrati prima.

 

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