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La città sostenibile in tutto e per tutto sarà pronta fra 30 anni?

La città sostenibile in tutto e per tutto sarà pronta fra soli 30 anni? Sembra proprio di sì a leggere il programma stilato dalle autorità cinesi per la realizzazione della nuova area all’interno di Xiong’an, una città che esiste già e che si trova ad un centinaio di chilometri da Pechino, nella provincia di Hubei, una delle più importanti dal punto di vista economico dello sterminato paese asiatico. Ma non è detto che non si possa riprodurre in scala anche da noi. Qualche idea c’è già e ce ne sono di nuove. Ne parleremo alla fine di questo post.

La nuova area metropolitana dentro questa città sarà destinata a 2,5 milioni di persone – poco meno di Roma per intenderci – è stata progettata da uno studio di architettura catalano, il Guallart di Barcellona e non ci sarà altra definizione possibile se non sostenibile. Ed intelligente. La costruzione delle strutture dovrebbe aver fine entro il 2022, entro il 2035 ci sarà il trasferimento degli uffici, entro il 2050 sarà tutto operativo.

 

@Gullart.com

Il progetto della città

La città sostenibile sarà del tutto sufficiente a sè stessa perchè la sua vita si baserà sul concetto di economia circolare che riduce l’inquinamento e i rifiuti e favorirà il riutilizzo. La rete dei trasporti servirà a farne un centro importante e esemplare di quelle che sono le nuove politiche di sviluppo cinesi: l’ambiente non è un elemento da trascurare, ma anzi da valorizzare. Quando nel febbraio di quest’anno scrivemmo questo post nel quale c’erano le linee guida della città del futuro sostenibile, ancora non sapevamo che la ferrovia per collegare Xiong’an avrebbe visto l’inizio dei lavori entro la fine di quest’anno.

Il concetto di produzione che guiderà  tutto sarà dedicato al lavoro per la produzione di energia, cibo e quant’altro all’interno dell’area. Energia che ovviamente sarà solo e soltanto energia rinnovabile al cento per cento e saranno vietate le fabbriche o comunque le produzioni inquinanti. Essendo tutto sotto il controllo e la proprietà dello Stato cinese nella grande area urbana ci sarà posto per tutti, per tutte le tasche e le esigenze della popolazione.

Negli isolati delle abitazioni saranno inseriti, ogni quattro, uffici, case, negozi, mercati, asili, piscine e stazioni di pompieri. Il legno lamellare, un materiale rinnovabile, sarà quello con cui verranno costruiti gli edifici che saranno organizzati tenendo conto anche di possibili futuri scenari di lockdown. Ogni casa, nel senso di appartamento, avrà bisogno dell’80 per cento di energia in meno di una tradizionale e questa energia sarà quella sarà solare. Ci saranno balconi con spazi per coltivare piante da orto e sui tetti saranno realizzate serre per le coltivazioni illuminate con lampade a Led. L’acqua piovana verrà raccolta a riutilizzata.

Una gran parte delle zone esterne alle costruzioni sarà coperta dall’acqua e dalla vegetazione e la maggior parte delle strade sarà organizzata per biciclette e pedoni: le auto saranno  a “numero chiuso”.

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Costi ed obiettivi

Circa 580 miliardi di dollari più altri 91 per creare le infrastrutture di trasporto sono le cifre immaginate e stimate per la realizzazione di questo grande progetto della città sostenibile.

La necessità di costruire questa mega area urbana dentro Xiong’an fa parte del desiderio espresso dal premier cinese di dare concretezza alle nuove politiche verdi, fin dal suo primo discorso nel 2012. E serve a risolvere una serie di problemi della capitale Pechino la cui espansione, orizzontale e verticale è ormai non più sostenibile. Nella nuova area verranno trasferite scuole, ospedali, sedi centrali di grandi aziende, istituzioni finanziarie, cioè parte di tutte le funzioni non centralizzate.

Ed eccoci all’Italia. Certamente nel nostro Paese riprodurre un’impresa del genere è un’utopia ma il Professor Riccardo Gulli dell’Università di Bologna, che è una compagna di viaggio di Impakter Italia nello sviluppo sostenibile, ha in mente qualcosa di assimilabile al progetto cinese e che riguarda una nuova sistemazione nel senso della sostenibilità delle periferie di alcune città italiane. Un’idea che però nessuno per favore chiami “riqualificazione delle periferie” perchè per anni ci si è riempiti la bocca di questa frase e nulla o pochissimo è stato fatto. A breve ne scriveremo qui su Impakter Italia.

 

 

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