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La Cina divide l’Europa ed impera. Ecco come

La Cina divide l’Europa ed impera. Come? Con il 16+1 Format. Una piattaforma geopolitica che coinvolge 11 Paesi UE e 5 Paesi balcanici non appartenenti alla UE. Numeri e strategia ? Eccoli.

Che cos’è il 16+1 format

Nei giorni 11-12 aprile, nella città croata di Dubrovnik, si è svolto l’ottavo China-CEEC (Central and Eastern European Countries) summit, più brevemente definito anche 16+1 format. Si tratta una piattaforma avviata nel 2012 dalla Cina, volta a espandere la cooperazione tra Pechino e un gruppo di 16 Paesi europei. Tra questi vi sono 11 Stati membri dell’UE: Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Serbia, Slovacchia e Slovenia; e 5 paesi balcanici: Albania, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia, Montenegro e Serbia.

La piattaforma è incentrata su 3 settori prioritari: infrastrutture, tecnologie avanzate e tecnologie verdi. Fin qui tutto ok. La cooperazione internazionale è vitale per l’Occidente e gli ingenti investimenti cinesi sono un’opportunità che la UE deve assolutamente sfruttare al massimo. Tutto bene quindi? Non tutto. Vediamo perché.

Favoriti in modo eccessivo i Paesi non membri dell’UE

Dal 2012 la Cina ha investito circa 15,4 miliardi di dollari nei 16 Paesi del 16+1. I settori interessati sono energia, trasporti, tecnologia dell’informazione e della comunicazione (TIC), produzione, settore immobiliare, fusioni e acquisizioni. Ma ben il 70% degli accordi sono stati stipulati nei 5 Paesi balcanici, non membri dell’UE. Una sproporzione abnorme, soprattutto in considerazione del fatto che questi 5 paesi rappresentano appena il 6% del PIL collettivo del gruppo. Questa tendenza è stata confermata anche nel 2018. Inoltre, nei paesi UE del gruppo 16+1 gli investimenti sono prevalemente destinati al settore della tecnologia dell’informazione e della comunicazione e a progetti Smart City, mentre gli investimenti in ambito energetico sono riservati soprattutto ai Paesi non UE.

Dividi et impera: la strategia della Cina

Da quando detto è lecito desumere quale sia la vera strategia, certamente legittima, della Cina: penetrare l’Europa attraverso gli investimenti, ma favorendo quelle aree del continente che non fanno parte della UE, così da legarle a sé e farne una sorta di avamposto geopolitico, da cui muovere un più efficace attacco economico-commerciale al cuore dell’Europa. Doveroso ripetere che si tratta di una strategia legittima. Sta all’Europa rispondere in modo adeguato. E l’unico modo in cui rispondere è sotterrare immediatamente i piccoli, patetici egoismi nazionali, e creare una vera Europa politica. Solo così la UE potrà opporre alla Cina la forza del suo PIL e del suo know-how, senza disperdere energie in stupide, obsolete, dispute nazionalistiche. Al potente gigante asiatico è possibile rispondere solo come Europei.

Mauro Pasquini

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