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Rifiuti plastici

La Cina insegna come smaltire i rifiuti di plastica

Che ci facciamo con la plastica che mandavamo in Cina? Con i rifiuti plastici, L’Italia ha un problema piuttosto importante. Nonostante la raccolta differenziata nel 2019 – l’ultimo anno per il quale si hanno dati completi – sia arrivata al 61,3% dei rifiuti urbani totali e la raccolta della plastica rappresenti l’8,3%, c’è una larghissima parte di rifiuti plastici che il nostro Paese non sa come smaltire, riciclare, riutilizzare.

E come molti altri paesi del mondo, esporta questa parte “in eccesso” verso paesi disposti ad accoglierli per farne un affare. Per anni ci siamo rivolti ad est, ma il paese “discarica” per eccellenza dell’Occidente sui rifiuti plastici è stata la Cina dove fino al 2013 il mondo ha esportato progressivamente fino a 55 milioni di tonnellate di materiale all’anno. Poi la Cina ha chiuso le porte in modo drastico e nel 2019 ha accettato solo 8 milioni di tonnellate. Perchè nel 2018 ha avviato il programma “National Sword” che tra gli altri divieti ha imposto lo stop al pattume indifferenziato ed a 24 tipi di materiali solidi (tra i quali la plastica). Qui c’è il link ad un film “Plastic China” che racconta in modo crudo come il paese asiatico ha trasformato questa importazione in un business.

rifiuti plastici

Che ci facciamo con la plastica che mandavamo in Cina? – CC0, public domain, royalty free

Il problema italiano

Ogni cittadino italiano produce 1 chilo di plastica ogni 5 giorni (56 kg pro capite/anno). Il 14,8 per cento dei rifiuti plastici italiani finisce nel Mediterraneo. Il nostro Pese esporta 197 mila tonnellate di materiale plastico da rifiuti verso l’estero ogni 12 mesi e di queste il 42% andava in Cina. Ed ora?

In un’intervista a Wired.it, Giuseppe Piardi, presidente di Assoraee, l’associazione delle imprese di economia circolare che trattano rifiuti provenienti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, ha spiegato qual è l’aspetto più complicato di questa situazione: “Rispetto al recupero della plastica da rifiuto, Italia ed Europa si trovano abbastanza indietro al riguardo tanto che abbiamo dovuto rivolgerci proprio alla Cina per imparare espedienti e tecnologie. Nel nostro continente si contavano sulla punta delle dita di una mano le aziende in grado di effettuare questo tipo di lavorazioni: oggi il quadro ha cominciato a evolvere, e sono diverse le realtà che si stanno impegnando per ampliare il recupero, soprattutto degli imballaggi. 

“Dal nostro punto di vista, il blocco della Cina è un’opportunità e non un problema. Piuttosto, è il fatto che si sia manifestato in maniera repentina a generare il nodo di come affrontarlo”.

“In Italia siamo in grado di gestire qualunque quantità ma, se in Svezia si può chiedere a un cittadino di percorrere 40 chilometri per gettare i rifiuti in considerazione della conformazione territoriale del paese e della densità abitativa, da noi è impensabile costringere il cittadino a guidare per un’ora. Così, anche anche il più virtuoso non collabora, se non è messo nelle condizioni di farlo. Ed è inutile negarlo, alcune regioni sono più indietro di altre”.

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