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La Carnia delle pievi: un cammino tra religione, arte e bellezza naturale

La Carnia e le sue pievi. Un cammino religioso, artistico e naturalistico, immerso tra i monti e le valli della Carnia, perfetto per amanti del turismo lento e sostenibile.

La Carnia dei monti e delle vallate

Venti tappe, con partenza da Imponzo di Tolmezzo e arrivo a Zuglio. In origine le tappe erano diciotto.  Nel 2013 furono aggiunte due tappe comprese fra i territori della Val But, della Val Pontaiba e della Val Chiarsò. Il tragitto si snoda in tutto l’ampio ventaglio delle varie bellezze naturalistiche offerto dai monti e dalle vallate della Carnia. Il percorso infatti attraversa infatti sia piccoli borghi di montagna sia del fondovalle. E ancora alture, torrenti e boschi. Il visitatore ha l’imbarazzo della scelta, sia esso un pellegrino, un escursionista o un semplice amante della natura e della lentezza di un turismo sostenibile e intelligente.

La meraviglia delle Pievi Carniche

Il punto forte del Cammino delle Pievi, come suggerisce il nome, sono le meravigliose pievi carniche dislocate in dieci delle venti tappi dell’itinerario. Questo è anche il motivo per il quale il cammino nasce ed è tutt’oggi considerato soprattutto come un itinerario religioso, ispirato al più celebre cammino di Santiago di Compostela. Testimonianza nei secoli e oggi memoria della evangelizzazione delle antiche popolazioni alpine, le dieci pievi sono isolate, arroccate sui monti, in posizione di guardiane e protettrici delle comunità rurali carniche. Sorte tra il V e il XIV secolo, la loro funzione non si esauriva in quella religiosa. Esse erano il centro anche della vita sociale comunitaria, di cui ne scandivano il ritmo. La Pieve infatti era un’entità giuridico religiosa. Il termine quindi non indica solo l’edificio religioso ma anche il relativo territorio di competenza 

Il percorso

La prima chiesa plebana che incontriamo è nel corso della prima tappa, cha va Imponzo di Tolmezzo. Si tratta la pieve di San Floriano di Illegio, risalente al IX secolo d.C.. L’edificio è situato in posizione dominante su di un’altura a 1082 metri di altitudine.

Foto: Rollroboter

A circa metà percorso incontriamo la Pieve di Santa Maria Maddalena. Sorta fra l’VIII e il IX secolo d.C., questa struttura religiosa venne eretta e assunse centralità nel contesto storico di una riorganizzazione delle pievi operata dalla sede patriarcale di Aquileia.

Foto: Sebi1

Alla fine del percorso, proprio nell’ultima (che porta a Zuglio) incontriamo la Pieve di San Pietro in Carnia, nel comune di Zuglio. Ad oggi risulta incerta la datazione dell’edificio. Questa pieve nasce probabilmente per salvaguardare la culla dell’episcopato, minacciato da invasioni barbariche. A tale scopo le fu assegnata una forma istituzionale diversa da quelle delle altre pievi della Carnia. Otto canonici dimoravano in edifici appositamente costruiti presso la chiesa madre. Due di questi, a turno, scendevano a valle nei giorni feriali per il servizio pastorale, per poi rientrare a San Pietro la domenica, per la Messa.

Foto: Marchetto da Trieste

Foto in copertina: Klenje

 

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