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L’Europa reale, che i media non raccontano

L’Europa reale, che la politica e i media non riescono o non vogliono raccontare. Ecco che cosa unisce e cosa divide davvero gli Stati e i cittadini dell’Unione Europea. Diamo uno sguardo a 3 dei più importanti raggruppamenti della vera “mappa” geopolitica dell’Unione Europea. Oltre le posizioni, le alleanze e le contrapposizioni dell’assetto politico che affollano, spesso a vuoto, il dibattito mainstream.

L’Eurogruppo

Possiamo dire che si tratta della realtà più conosciuta tra quelle meno conosciute. È formato dai 19 Stati membri che hanno adottato l’euro. Qui l’elenco completo. Geograficamente costituiscono la zona euro. Rappresentano il 67% della popolazione europea. L’autorità monetaria dell’Eurogruppo è la Banca centrale europea (BCE). Tra i membri vi è una stretta cooperazione sulle politiche fiscali. Questo è un dato molto rilevante, tenendo conto del fatto che fanno parte dell’Eurogruppo sia Stati UE europeisti come Francia e Germania sia euroscettici come la Slovacchia. I primi infatti sono favorevoli alla centralità della BCE, mentre i secondi si dicono favorevoli a una maggiore autonomia monetaria per i singoli Stati nazionali. Questo ci dice come in realtà nelle scelte di fondo, la coesione in fase operativa prevalga sulla contrapposizione a colpi di propaganda elettorale.

Il Gruppo di Visegrad

Questo raggruppamento è composto da Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e la già citata Slovacchia. Include il 12% degli Europei. La loro unione si fonda sulla condivisione di valori culturali comuni, di un comune background storico e soprattutto su di una politica basata sulla autonomia economica e sul rifiuto dell’immigrazione. Hanno aderito alla UE nel 2004. Ma da sempre rappresentano un fronte politico in contrapposizione a Bruxelles. Ma anche in questo caso non mancano le contraddizioni. Infatti, nonostante la voglia di autonomia economica, questi Paesi, Ungheria in primis, fanno incetta di euro mediante i trasferimenti provenienti proprio dall’odiata UE. Ed è proprio grazie a questi fondi che i Paesi del Gruppo di Visegrad sostengono la loro crescita. Insomma, contro l’Europa ma non contro gli euro. Anche la natura sovranista dura e pura di questo raggruppamento è oggi un po’ meno netta. Recentemente infatti la Slovacchia ha virato verso un governo europeista.

La Nuova Lega Anseatica

Questo raggruppamento è mediaticamente un illustre sconosciuto. Rappresenta il 10% della popolazione Europea. Il nome rimanda alla Lega Anseatica, un’alleanza politico-economica tra città del Nord Europa che nel tardo Medioevo e nel primo Rinascimento fu la spina dorsale del commercio internazionale. Ne fanno parte Olanda, Svezia, Finlandia, Danimarca, Irlanda, Lituania, Estonia e Lettonia. Il loro obiettivo politico è potenziare ulteriormente tanto la cooperazione fiscale quanto l’unità politica e monetaria degli Stati UE. Si tratta del fronte europeista “di fatto” più avanzato. Eppure alcuni di questi Paesi, come ad esempio la Lituania, sono contro la Russia ma non risparmiano critiche feroci a Bruxelles. Europeismo e integrazione dunque, ma nei fatti, non solo negli slogan da spendere nei social e nei consessi internazionali.

L’Europa reale è oltre il dibattito politico

Da questo primo elenco si vede come la contrapposizione politica in ambito europeo, così com’è narrata e soprattutto semplificata dai media, non spieghi nulla delle dinamiche profonde della politica reale, dei rapporti fra gli Stati membri. Le alleanze sono fondate su interessi espressi dalla comune appartenenza ad aree geografiche o dall’essere più o meno presenti in determinati settori economici. Il dibattito politico dovrebbe pertanto andare oltre la contrapposizione fra destra e sinistra, fra conservatori e progressisti. E come abbiamo visto, anche la sfida europeisti vs populisti perde significato se decontestualizzata dalle politiche concrete attuate nei territori. Questa è l’Europa reale. Più che riportare acriticamente i proclami di parte, i mezzi di informazione dovrebbero parlare di interessi geopolitici, di alleanze regionali trasversali ad aree politiche diverse, di gruppi di pressione. Perché è su questo che dovremmo votare il 26 maggio. E non fare semplicemente il tifo per la propria squadra.

Mauro Pasquini

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