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Kenya nel caos

Prende corpo l’ipotesi della matrice islamica dietro al rapimento della ventitreenne  Silvia Romano, in Kenya come volontaria dell’ONG Africa Milele Onlus. Ma che cosa sta accadendo nel martoriato paese del Corno d’Africa?

La strisciante guerra civile tra i sostenitori del Presidente Kenyatta e le forze di opposizione è degenerata in guerriglia permanente all’inizio di quest’anno. Nello scorso agosto, in un clima di violenza creato ad arte dalla polizia, si sono svolte le elezioni politiche, che hanno riconfermato Kenyatta, in carica dal 2013. Ma la Corte Suprema le ha annullate “per gravi irregolarità”, denunciate anche dalle opposizioni a votazione ancora in corso.

Lo scorso 26 ottobre si sono svolte le nuove elezioni. Ma la scena non è cambiata. Brutalità della polizia contro i manifestanti e manipolazioni della macchina elettorale da parte degli uomini di Kenyatta. In segno di protesta il leader dell’opposizione, Raila Odinga, si è ritirato dalla corsa per la presidenza, definendo le elezioni una farsa e facendo un pubblico appello al boicottaggio mediante l’astensione dal voto. Una mossa che ha fatto abbassare di molto l’affluenza alle urne.
Alla fine Kenyatta è stato rieletto con il 98% dei voti, praticamente i suoi sostenitori da soli.
Gli scontri tra polizia e manifestanti hanno lasciato sul campo decine di feriti.
In modo particolare durante la cerimonia di insediamento, quando gruppi di oppositori hanno tentato di entrare con la forza nello stadio Kasarani di Nairobi, dove Kenyatta stava giurando davanti a una folla di 60mila persone.

Dunque, uno stato poverissimo con un governo corrotto e debole, ma forte abbastanza da silenziare con la violenza le opposizioni. Un mix perfetto per l’attecchimento del terrorismo internazionale. Molto attivo nella zona è infatti il gruppo terroristico Al Shabaab, coprotagonista e al contempo competitore dell’ISIS nel portare avanti la jihad nel Corno d’Africa.

L’ipotesi che si possa trattare di bande locali in cerca di soldi, che si mascherano dietro l’ideologia terroristica, viene smontata anche dalla stessa Africa Milele onlus, il cui presidente fa notare come “in quella zona del Kenya non ci sono centri commerciali, al massimo un negozietto dove si vendono fagioli e dove soprattutto non succede mai niente del genere”. I rapitori erano dunque a caccia di occidentali e non di semplice cash.

Red

 

 

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