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Keir Starmer

Keir Starmer: chi è il leader laburista chiamato al miracolo contro BoJo

Un volto nuovo con un’esperienza politica relativamente breve e la necessità di rivitalizzare un partito ormai incapace di vincere. Keir Starmer, deputato di 57 anni, è il nuovo leader del Labour britannico, e ha davanti a sé una sfida titanica: riportare i laburisti britannici al governo dopo quattro elezioni consecutive perse. L’ultima vittoria risale infatti al 2005 (alla prossima tornata, quasi sicuramente nel 2024, saranno poco meno di venti anni) firmata Tony Blair.

Starmer ha vinto le primarie con il 56% dei voti, davanti alla principale sfidante Rebecca Long Bailey, candidata molto vicina al leader uscente Jeremy Corbyn, attestata al 27%, e a Lisa Nandy che ha ottenuto il 16% delle preferenze. Un mandato forte per il nuovo leader che ha superato abbondantemente la soglia del 50%.

Dalla Procura al Parlamento, il salto di Starmer

Keir Starmer è stato eletto, nel collegio “blindato” di Holborn and St Pancras, nel 2015 per la prima volta in Parlamento ed è stato confermato nel 2019 con un risultato importante, il 64,5% dei voti. La sua carriera di avvocato è legata al sostegno dato, gratuitamente, a lavoratori, sindacalisti e immigrati. Il primo vero passo in avanti è arrivato nel 2008 con la nomina a Procuratore generale, incarico ricoperto fino al 2013. 

Nel 2014 il Labour ha dunque indicato Starmer come candidato nel collegio sicuro di Holborn and St. Pancras. Nel 2015, inoltre, è stato uno dei nomi circolati per la leadership, ma lui ha preferito appoggiare Andy Burnham, il rivale nettamente sconfitto da Corbyn. che in quell’occasione ha conquistato il 59% dei voti (Burnham si è fermato sotto il 20%). In Parlamento, dunque, Starmer ha creato intorno a sé il consenso per una potenziale futura leadership, sfruttando anche il ruolo di ministro ombra per la Brexit e portando avanti posizioni europeiste non propriamente allineate alla guida di Corbyn. 

Jeremy Corbyn

Le posizioni politiche di Starmer

L’elezione di Starmer sposta l’asse del partito un po’ più al centro rispetto al suo predecessore. Tuttavia, il nuovo leader laburista ha sempre rivendicato posizioni socialiste: è il tipico “figlio della working class” del Regno Unito, che ha scalato le posizioni di avvocato senza mai rinnegare battaglie dal valore politico, comprese quelle ambientaliste. Insomma, ha le credenziali per non scontentare del tutto la sinistra del partito legata a Corbyn. Un modo per ribadire la radice di sinistra è il rifiuto dell’etichetta di “Sir”, nonostante sia arrivata nel 2014 per “servizi alla legge e alla giustizia penale”.

Ma il compito di Starmer è prima di tutto quello di ricreare uno spirito unitario nel partito, guadagnandosi la fiducia dell’ala più centrista. Quindi, deve riuscire a tenere sotto controllo anche il gruppo parlamentare, che di fatto era il principale avversario del precedente numero uno laburista, accusato di posizioni estreme. E in odore di antisemitismo.

Mission impossibile: sconfiggere BoJo

Boris Johnson

Il numero uno laburista deve organizzare l’opposizione al premier in carica, Boris Johnson, reduce da un grande trionfo personale. Difficile pensare che il primo ministro possa anticipare la fine del suo mandato, prevista per il 2024. Insomma, per Starmer si preannuncia una “lunga traversata” nel deserto, in cui insinuarsi nei punti deboli dell’inquilino di Downing Street. Una missione che oggi appare impossibile: BoJo ha una dirompente capacità di attirare su di sé l’attenzione mediatica, facendo leva su un consenso di base imponente. 

La vittoria alle elezioni ha assunto la forma di un trionfo personale, perché letto in ottica Brexit, di cui Johnson è stato un alfiere. Certo, l’effetto-Coronavirus può avere appannato la sua immagine. La gestione spericolata, inizialmente orientata alla spietatezza dell’immunità di gregge, ha necessitato di un ravvedimento operoso. Anche perché, come una nemesi, anche lui è stato infettato. Ma l’orizzonte elettorale è di cinque anni e non ci sono elementi per pensare al Covid come punto debole di BoJo in quella fase. A favore di Starmer depone un’immagine molto seria, precisa (forse anche troppo), marcando una distanza siderale con l’eccentrico premier.

Laburisti: quanti leader bruciati

Ed Miliband

Nell’ultimo decennio il Labour ha bruciato molti leader. Nel 2010, dopo la sconfitta di Gordon Brown che aveva sostituito Blair come premier, i due fratelli Miliband, Ed e David, si sono scontrati alle primarie. Alla fine ha vinto Ed Miliband, assumendo la guida del partito e ponendo fine alle ambizioni del fratello, che pure era visto come l’erede di Blair. Con un cammino luminoso. Il duro ko alle elezioni del 2015 ha sancito però anche il tramonto del più piccolo dei due Miliband, spalancando le porte alla stagione di Corbyn, foriera inizialmente di grandi entusiasmi.

Il suo radicalismo, portato avanti per decenni e mai rinnegato, aveva creato l’illusione di un ritorno alla capacità di intercettare consensi di massa. Ma dopo due ko alle elezioni, c’è stato un duro ritorno alla realtà. Così Starmer è chiamato a compiere un miracolo: non finire nella galleria dei leader sconfitti e cestinati.

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