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Armi guerra talebani

L’agonia dell’ Afghanistan: ecco chi sono i leader talebani

Kabul è caduta, aggravando una crisi umanitaria già drammatica. Lo scenario peggiore, in Afghanistan (qui un articolo per leggere la rapida evoluzione degli eventi), si è concretizzato: l’avanzata dei talebani è stata inarrestabile. La cartina indica chiaramente un Paese che ha cambiato guida. L’America è la grande accusata di una Caporetto colpevolmente accettatata.il Presidente Biden si difende sostenendo che i giovani militari americani non potevano morire per una guerra civile altrui.

Scrive  : “Agonia di un popolo. Trionfo di una barbarie che avevamo sconfitto senza difficoltà vent’anni fa e le cui legioni di cattivi soldati in motocicletta non sono più temibili oggi di quanto non lo fossero allora. Peggio di un crimine, una colpa. E, oltre che una colpa, una macchia: sul mandato di Joe Biden ma anche, al di là di lui, sulla coscienza contemporanea.”

La rapida avanzata dei talebani in Afghanistan

Afghanistan mappa avanzata talebani

Afghanistan, la mappa dell’avanzata dei talebani (Fonte: Al Jazeera)

Negli ultimi giorni c’è stata una veemente accelerazione dell’offensiva che ha mostrato tutta la debolezza dell’esercito regolare, orfano del sostegno statunitense. Una marcia che ha definitivamente archiviato le speranze di un accordo politico. Il governo centrale è arretrato, perdendo in sequenza le città più importanti. I combattenti islamisti hanno conquistato le città di Nimruz e Kandahar, al sud del Paese, proseguendo il cammino verso Kabul. La presa della provincia di Ghazni è stata in questo senso decisiva: rappresentava, a 150 km di distanza, un avamposto per lanciare l’assalto finale alla capitale, tagliando di fatto le vie di comunicazione agli avversari.

Ma in tutto l’Afghanistan i talebani erano tornati a far sventolare le loro bandiere: al nord hanno assunto il controllo di Jawzjan e di Kunduz, e il governo ha perso successivamente anche Herat, che era stata accerchiata. L

Mawlawi Hibatullah Akhundzada

Mawlawi Hibatullah Akhundzada

Il candidato alla guida dell’Emirato è Abdul Ghani Baradar, noto anche come mullah Baradar. È stato l’uomo che ha Donald Trump ha voluto al tavolo della trattativa per raggiungere gli accordi di pace, sottoscritti poi a Doha nel 2020. Baradar è stato a lungo considerato il braccio destro del mullah Omar: proprio per questo era stato catturato. Il profilo di mediatore ha consolidato la sua immagine pubblica, anche presso gli stessi combattenti talebani.

Il leader ufficiale dei talebani sarebbe però Hibatullah Akhundzada, che dal 2016 ha preso il posto di Akhtar Mansour, ucciso dall’azione di un drone. Hibatullah Akhundzada è un esponente di spicco del movimento da anni, grazie anche alla capacità di mantenere il controllo del territorio: stando alle notizie riportate sul suo conto, è quasi sempre stato in Afghanistan, anche nei periodi più difficili, quando i talebani erano scappati nei villaggi più remoti. La sua linea è stata sempre quella di osteggiare le infiltrazioni dell’Isis, conservando il legame originario con Al Qaeda, nonostante l’organizzazione fondata da Osama Bin Laden non abbia la stessa forza dei primi anni Duemila. Il capo del talebani si era anche detto favorevole a un accordo politico con il governo centrale: una posizione smentita dai fatti, viste le continue operazioni militari condotte sul territorio. 

Al suo fianco ci sono due vice: Sirajuddin Haqqani e soprattutto il mullah Mohammad Yaqoob, giovane figlio del leggendario mullah Omar, leader carismatico dei taliban, morto nel 2013. Proprio Yaqoob ha raccolto l’eredità del padre e sta acquisendo un ruolo centrale in queste fase di guerra: stando a quanto riferito, in un raro messaggio audio avrebbe esortato i combattenti a controllare le città appena conquistate. Nonostante le scarse informazioni, sarebbe lui uno dei principali menti dietro le operazioni militari.

Tuttavia, tra gli islamisti ci sono divisioni. Il mullah Muhammad Rasul, dal 2015, è considerato il leader dell’Alto Consiglio dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan, un gruppo scissionista talebano in Afghanistan. La spaccatura è nata, in realtà, negli anni della leadership di Mansour, ma non è mai stato di fatto sanata, seppure sul campo, i combattenti hanno il comune intento di sconfiggere il nemico. 

La fine del presidente Ghani

Soldato Afghanistan

Foto di Amber Clay da Pixabay

Il presidente afghano, Ashraf Ghani, è scappato quando ha capito che la situazione era precipitata. Nelle ultime settimane aveva puntato il dito contro il ritiro delle truppe statunitensi, auspicando un ravvedimento dell’amministrazione guidata da Joe Biden. Ma il presidente democratico ha ribadito l’intenzione di lasciare l’Afghanistan, quello che – seppure senza ammetterlo – è il Vietnam degli anni Duemila (come spiegato qui).

Ghani ha quindi cercato una sponda tra i “signori della guerra”, i leader locali che controllano varie aree, anche alquanto vaste, contando su miliziani fedeli. La forza strategica di questi profili è sicuramente elevata. Ma per il numero uno di Kabul si è trattata di una strategia disperata: i signori della guerra non avevano alcuna intenzione di avviare un sanguinoso conflitto con i talebani, preferendo fare accordi con gli islamisti per la suddivisione del territorio.

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