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Luca Pastorino Ius soli

“Avanti tutta su Ius soli, Sala con i Verdi europei è scatto in avanti”

Un centrosinistra unito, plurale, ma con paletti precisi. Intanto bisogna dare seguito alla battaglia di Enrico Letta sullo Ius soli per aggregare le forze progressiste intorno ai temi concreti. Luca Pastorino, deputato e segretario di presidenza alla Camera per Leu, rilancia la necessità di un’alleanza forte e ampia. E, in questa intervista a Impakter Italia, osserva come l’adesione di Giuseppe Sala ai Verdi europei rappresenti “l’avvio di una fase nuova”.

In Germania l’onda verde sta diventando sempre più travolgente. A Stoccarda i Grünen hanno ottenuto un risultato importante. In Italia verso quale direzione andiamo?
Queste elezioni rappresentano solo una conferma del trend in atto. La crescita dei Verdi in Germania è ormai un dato consolidato e non è più un tabù pensare a un cancelliere verde dopo il voto per il Bundestag. Messa così, la differenza con l’Italia è immensa. Sulle politiche ambientali tutti i leader si dichiarano intenzionati a investire sull’ambiente, sul contrasto all’emergenza climatica, ma nessuno ha un’estrazione ecologista. Annoto, d’altra parte, che nel Paese c’è un sentimento sempre più sinceramente ambientalista. Spetta alla politica, a noi, saperlo intercettare.

Cosa comporta l’adesione di Sala alla Carta dei valori dei Verdi europei?
Il sindaco Sala è una personalità di grande spessore. Il suo annuncio segna uno scatto in avanti per l’intero campo ecologista. In una fase di grandi movimenti politici, penso a quanto accade nel Pd, ha scelto di aderire a dei valori importanti per chi ha il compito di guidare una metropoli complessa. Dal punto di vista amministrativo, infatti, per Milano rappresenta una spinta ulteriore, in una fase delicata dalla città, profondamente colpita dalla pandemia. Insomma, la scelta di Sala apre una fase nuova, interessante.

Certo, ma di là delle buone intenzioni, persiste una grande frammentazione nella galassia progressista ed ecologista…
Ed è il problema che va contrastato. Il rispetto per le storie personali, per le identità di partito è fuori discussione. La pandemia ci ha però dimostrato di cambiare la visione del mondo. Mentre tutto intorno a noi si muove, sarebbe assurdo se progressisti ed ecologisti continuassero a dividersi per personalismi e settarismi. Ci sono alcuni punti che uniscono: progressività fiscale, penso per esempio all’introduzione di una web tax per i giganti del web, diritti dei lavoratori, come la tutela dei precari, e le politiche ambientali con la cancellazione dei sussidi dannosi per l’ambiente. Sono solo pochi punti, ma ce ne sono altri che uniscono.

Nel campo del centrosinistra, nel Pd Letta è stato eletto segretario per portare il partito fuori dalla crisi e ha parlato di nuovo Ulivo. Ci sono i presupposti per un rafforzamento del dialogo?
Ho trovato molto positivo il discorso di Enrico Letta all’assemblea del Pd. La sua apertura è stata apprezzabile per un confronto sui temi, come la transizione ecologica, l’attenzione ai territori, e i diritti dei lavoratori, l’investimento sui giovani. La disponibilità al confronto, però, deve avere dei paletti all’interno del centrosinistra, senza aperture indiscriminate.

Quali paletti?
È importante evitare errori compiuti in passato e segnare un campo ben preciso. È stato anche significativo rivedere Letta, a distanza di anni, parlare di fronte alla dirigenza del Pd. Corsi e ricorsi storici, alla direzione del febbraio 2014 insieme ad altri quindici esponenti dell’allora mozione Civati votammo contro la defenestrazione di Letta in favore dell’insediamento di Renzi. Ora è trascorsa un’era geologica, dal punto di vista politico, e si entra in una fase diversa. Ben venga l’inclusione.

Parlando di inclusione, in questo caso sociale, tra i punti in agenda, Letta ha rilanciato sullo Ius soli…
Bisogna andare avanti tutta sui diritti, come lo Ius Soli, perché è sbagliato sostenere che, siccome ci sono la pandemia e la crisi economica, non si può parlare di altro. Anzi bisogna insistere, perché lo sviluppo, la sostenibilità passa anche attraverso l’inclusione e il maggiore rispetto dei diritti umani. Sullo Ius soli siamo già in ritardo rispetto a quanto avviene nella società: il vuoto legislativo va colmato.

Intanto c’è da governare il Paese. Come giudica le prime mosse del governo Draghi sul piano dello sviluppo sostenibile?
La priorità è giustamente il contrasto alla pandemia, il piano vaccinale. Ma non bisogna pensare solo a queste emergenze. Draghi ha assunto un impegno importante per le politiche ambientali, gli investimenti green. C’è da completare il Recovery Plan, che mette l’ecologia al centro dell’agenda. In Parlamento lavoreremo affinché quel piano possa rappresentare una svolta per il Paese. L’Italia ha tutte le qualità per affermarsi come un modello in questo settore. Governo e Parlamento sono chiamati a dare una mano ai giovani, e non solo, per realizzare questo progetto ambizioso di cambiamento.

Davvero basta un Ministero della Transizione ecologica per registrare un cambio di passo sulle politiche ambientali?
In una fase come questa non basta certo un nuovo Ministero. La sua istituzione dà comunque un indirizzo, lascia intendere quale sia l’ambizione del governo. Il ministro Cingolani avrà nel suo collega Giovannini un interlocutore importante. Ma per realizzare una rivoluzione occorre uno sforzo collettivo, senza poter delegare tutto a poche figure, per quanto esperte. Da parlamentare l’impegno è quello di migliorare le proposte che arriveranno in Aula. E soprattutto sarà necessario cercare un confronto con i cittadini: le scelte non devono essere calate dall’alto, subite dalle persone.

Foto di Kalina Ost da Pexels

Le elezioni Politiche non sono in fondo lontanissime. Come dovrà presentarsi il campo progressista ed ecologista?
Unito, con una formula da individuare. E di certo con paletti ben precisi. Il campo deve essere di centrosinistra, senza cercare dialoghi impossibili con forze lontane dalla nostra cultura. Nessun veto, né bisogna porre questioni personali. Ma nemmeno è pensabile a qualche forzatura di coalizione: Italia Viva e Forza Italia non appartengono al campo politico del centrosinistra. Hanno altri progetti, altre ambizioni. C’è il massimo rispetto per i loro obiettivi, che tuttavia sono semplicemente lontani dalla cultura progressista ed ecologista.

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