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Italia sulla parità di genere: ecco i numeri.

Italia male in Ue su lavoro, indipendenza economica e istruzione femminile. I dati dell’European Institute for Gender Equality fotografano una situazione di arretratezza del nostro paese sulla parità di genere.

Le parole di Mattarella e Draghi

L’8 marzo Impakter Italia ha parlato di come il gender gap sia una realtà globale ancora assai radicata, anche nell’Unione Europea. Ma le parole del Presidente Mattarella durante il suo discorso al Quirinale e quelle del premier Mario Draghi durante l’intervento video alla Commissione Pari Opportunità delineano per l’Italia un quadro se possibile ancora più impietoso, soprattutto riguardo a occupazione, situazione economica e istruzione. Almeno rapportando i dati italiani a quelli degli altri paesi europei.

Italia male in UE sul lavoro femminile

Con la pandemia da covid-19 l’economia di ogni area geografica ha subito gravi perdite. La UE e l’Italia non fanno eccezione. Una situazione che ha falcidiato decine di migliaia di posti di lavoro. Ma il nostro paese partiva già da una pessima situazione pre pandemia riguardo al gender gap in tema di lavoro. Infatti, il tasso di occupazione equivalente femminile a tempo pieno si attestava solo al 31,5% contro il 41,5% della media UE. Con una prospettiva di carriera del 51,9% mentre la media UE registra un 62,6%.

Riguardo al lavoro c’è poi un altro dato che spesso omesso, mentre in realtà è molto importante e indica la disparità tra uomini e donne: l’aspettativa di durata di attività nel mercato del lavoro. Il 27% italiano contro il 33.7 europeo dimostra come l’Italia sia molto indietro anche e soprattutto culturalmente nel adottare politiche che consentano alle donne di avere figli senza che questo le penalizza in ambito lavorativo. Pesante infatti è ancora oggi l’impatto del periodo di gravidanza nella disparità di trattamento da parte dei datori di lavoro, nonostante i passi avanti fatti in tal senso.

A risentirne è l’indipendenza economica delle donne

Ovviamente, la differenza della situazione femminile in ambito lavorativo tra l’Italia e la UE si riflette immediatamente nella sfera economica. A partire dal tema della retribuzione e, a cascata, ai vari aspetti dell’indipendenza economica. Vediamo in primis come la retribuzione mensile femminile in Italia si attesti mediamente sui 2134 euro contro i 2249 della media europea. Una differenza minore rispetto ad altri dati.

Ma a tal proposito vanno considerati i dati provenienti da alcuni paesi dell’est dove la situazione occupazionale femminile abbassa fortemente la media UE. E non c’è dubbio che l’Italia debba ritenere un adeguato termine di paragone i paesi più avanzati dell’Europa a 27. Mentre nel complesso, quale corollario dell’analisi della sfera economica, risulta che le donne italiane che non sono  rischio povertà sono il 79,6% contro l’82% della media UE.

Male anche sul resto

Male anche gli altri ambiti. Le donne italiane laureate sono il 15.9% contro il 26,3% UE. Le donne che hanno raggiunto ruoli apicali di governo sono il 24.5% in Italia mentre in UE sono il 29,5. Unico dato in controtendenza è quello sui membri delle assemblee parlamentari della UE. Qui l’Italia va meglio della media europea: 33,% contro il 30.3 della UE.

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