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Italia e sostenibilità, ci siamo?

Italia e sostenibilità, ci siamo? Verrebbe da dire nì, quella risposta creata anni fa da qualche ragazzo per dire ai propri genitori che le cose andavano bene ma anche no. L’argomento è serio dunque per rispondere abbiamo seguito due strade. La prima ci ha portato ad una analisi condotta dalla Prof.ssa Adriana del Borghi, Protettrice alla Sostenibilità dell’Università di Genova che Impakter Italia ha sentito in questa occasione.

Questa analisi in realtà valuta la situazione a livello globale così noi abbiamo estratto la parte che riguarda il nostro Paese.La professoressa Del Borghi l’ha condotta con Valentina Marin. E dice:”Per l’Italia un primo studio condotto dalla Fondazione Mattei ha valutato già a maggio che gli obiettivi maggiormente interessati dall’emergenza sarebbero stati: il Goal 1, “Povertà zero”, il Goal 4, “Istruzione di qualità”, e primo fra tutti il Goal 8, “Lavoro dignitoso e crescita economica”, ma che in totale 13 su 17 sarebbero stati negativamente influenzati. Secondo il Rapporto dell’ASVIS di ottobre, in Italia, per effetto della crisi, si sarebbe registrato un peggioramento per 9 dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile”.

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Italia e sostenibilità, ci siamo? -CC0, public domain, royalty free

Ripensare gli obiettivi e la strada da fare?

A fronte di queste pessimistiche previsioni a breve termine, si rafforza la necessità di ripensare il percorso per il medio-lungo periodo a partire dalla nuova situazione internazionale, immaginando una ripresa che tenga necessariamente conto della vulnerabilità dimostrata dal sistema. Citando il vicesegretario generale ONU Amina Mohammed: “The SDGs […] will guide us to rebuild a more resilient, sustainable, equitable and inclusive future”. Anche la direzione indicata a livello europeo sembra essere proprio quella di puntare sullo sviluppo sostenibile come strategia di risposta alla crisi, per costruire un Europa più sostenibile, più resiliente e più equa.

L’impegno di UniGe

UniGe da anni si è impegnata sui temi della sostenibilità. La recente nomina di una Prorettrice alla Sostenibilità è la conferma che la nuova governance di Ateneo non solo intende continuare a lavorare su questi temi, già tra i punti chiave dei programmi della precedente, ma addirittura vuole investire ancora più energie e risorse e strutturare un percorso verso la sostenibilità che duri negli anni e che sia concertato con tutte le parti interessate, a partire dalla comunità studentesca. Mettere sostenibilità e benessere al centro della vita universitaria, aderendo agli obiettivi sullo sviluppo sostenibile, offrendo un’istruzione di qualità, riducendo le disuguaglianze, affrontando l’emergenza climatica, consente di siglare un patto con le generazioni future, che abbiamo il privilegio di formare ed inserire nel mondo del lavoro e nella società.

L’impegno di UniGe, anche come risposta alla crisi, è dunque quello di continuare a promuovere la sostenibilità con azioni concrete, che devono essere sempre più supportate da opportune valutazioni e sempre meglio comunicate agli stakeholders, interni ed esterni.

Le azioni promosse dall’Università sulla sostenibilità sono importanti non solo al proprio interno, come ad esempio il calcolo della propria impronta climatica condotto dal proprio Centro CESISP e gli impegni di neutralità climatica da raggiungere entro il 2030, ma anche come influenza sul territorio. Per questa ragione, UniGe ha scelto di lavorare in rete, per massimizzare le sinergie ed i risultati. Reti locali a fianco delle amministrazioni territoriali, come la Rete Liguria 2030, reti nazionali, con la partecipazione ai tavoli di lavoro della RUS, e reti internazionali, come la Rete delle Capitali Europee (UNICA GREEN), cui UniGe è stata invitata a partecipare, e la Rete internazionale dei Campus Sostenibili (ISCN), oltre ai ranking di sostenibilità cui UniGe ha aderito ottenendo risultati prestigiosi (GreenMetric 2020)”.

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Gli altri indicatori

La seconda strada che abbiamo scelto per fare il punto sullo sviluppo sostenibile in Italia è il riassunto di uno studio condotto da Rome Business School, in collaborazione con Legambiente : “Sostenibilità ambientale e sviluppo sostenibile. Quali sfide per l’ecosistema urbano del futuro?” (a cura di Valerio Mancini, Direttore del Rome Business School Research Center, e di Mattia Lolli, membro della Segreteria Nazionale di Legambiente).

Si tratta di un’indagine su 104 Comuni capoluogo d’Italia, i cui risultati mettono in luce diversi punti critici e parecchie situazioni ambientali scadenti o pessime. Per esempio gli autori scrivono: “E’ un’Italia a due velocità: la prima più dinamica e attenta alle nuove scelte urbanistiche, ai servizi di mobilità, alle fonti rinnovabili, alla progressiva restituzione di spazi pubblici ai cittadini, alla crescita delle aree naturali. La seconda, più statica con un andamento troppo “lento” nelle performance ambientali delle metropoli soprattutto sul fronte smog, trasporti, raccolta differenziata e gestione idrica”.

In generale i grandi centri faticano a dare risposte alle criticità che le caratterizzano. Fa eccezione Milano (29esima), sempre più attenta negli ultimi anni alla mobilità sostenibile e, in generale, al rispetto per l’ambiente. Il capoluogo lombardo, infatti, è l’unica grande città ad avere una rete idrica che perde molto meno del 25% dell’acqua immessa in rete: quarta assoluta con appena il 13,7% di perdite (era 15,2% lo scorso anno).

In Italia, le fonti fossili utilizzate per soddisfare i fabbisogni di energia elettrica e termica, come carbone, petrolio e gas, sono responsabili del 24% delle emissioni climalteranti. A queste si aggiungono quelle generate dai trasporti, a cui va un altro 24%, quelle legate al settore residenziale e commerciale per il 17%, quelle del settore industriale con l’11% e del settore agricolo con il 9%”.

 

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