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Italia grigio cemento: aumenta il consumo del suolo

Il cemento avanza, le aree verdi spariscono. Il consumo del suolo in Italia, quindi, non conosce sosta, con gli obiettivi europei sempre molto lontani. Le cifre elaborate nel rapporto dell’Ispra Snpa non lasciano spazio a grosse interpretazioni: nel 2018 è mancata la tutela del verde in città. Con inevitabili ripercussioni sul dissesto idrogeologico: le violenti piogge non riescono più a essere trattenute. Anche perché 2.846 ettari sono stati cancellati dalla nascita di nuovi cantieri per la costruzione di edifici e infrastrutture, difficili poi da riconvertire. Un quadro a tinte grigio-cemento con “un danno economico potenziale compreso tra i 2 e i 3 miliardi di euro all’anno dovuti alla perdita dei servizi ecosistemici del suolo”, riferisce l’Ispra.

Quanto suolo viene spazzato via

Il problema del consumo del suolo si avverte “in particolare nelle aree urbane ad alta densità” dove “solo nel 2018 abbiamo perso 24 metri quadrati per ogni ettaro di area verde. In totale, quasi la metà della perdita di suolo nazionale dell’ultimo anno si concentra nelle aree urbane, il 15% in quelle centrali e semicentrali, il 32% nelle fasce periferiche e meno dense”, scrive l’Ispra. Milano fa segnare un dato pesantemente negativo: “La totalità del consumo di suolo spazza via 11 ettari di aree verdi (su un totale di 11,5 ettari)”, riporta lo studio dell’Istituto. A Roma, invece, il consumo di suolo cancella in un anno 57 ettari di aree verdi della città (su 75 ettari di consumo totale). Tra le metropoli Torino risulta la più virtuosa con il recupero medio di 7 ettari. Nel dettaglio la Capitale, con un incremento di superficie artificiale di quasi 75 ettari, è il Comune italiano con la maggiore trasformazione. Al secondo posto si piazza Verona con 33 ettari, a seguire (tra i comuni con una popolazione maggiore di 50mila abitanti) figurano L’Aquila (29), Olbia (25), Foggia (23), Alessandria (21), Venezia (19) e Bari (18).

Il cemento bolle: aumenta il caldo in città

La cancellazione delle aree verdi ha una percezione diretta anche per i cittadini: il consumo del suolo produce infatti una conseguenza sulle temperature in città. “Dalla maggiore presenza di superfici artificiali a scapito del verde urbano, infatti, deriva anche un aumento dell’intensità del fenomeno delle isole di calore. La differenza di temperatura estiva delle aree urbane rispetto a quelle rurali raggiunge spesso valori superiori a 2°C nelle città più grandi”,  spiega l’Ispra.

Viene così spazzata via, insieme al suolo, anche l’enorme quantità di benefici che comporta il verde: le stime parlano della perdita di una superficie capace di produrre tre milioni di quintali di prodotti agricoli e ventimila quintali di prodotti legnosi. Ma soprattutto viene meno il suolo che garantiva lo stoccaggio di due milioni di tonnellate di carbonio e l’infiltrazione di oltre 250 milioni di metri cubi di acqua di pioggia. “Le nuove coperture artificiali non sono l’unico fattore che minaccia il suolo e il territorio, che sono soggetti anche ad altri processi di degrado come la frammentazione, l’erosione, la perdita di habitat, di produttività e di carbonio organico, la desertificazione”, si legge nel Rapporto. “Una prima stima delle aree minacciate è stata realizzata dall’Ispra – prosegue il dossier – per valutare la distanza che ci separa dall’obiettivo della Land Degradation Neutrality, previsto dall’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Dal 2012 al 2018, le aree dove il livello di degrado è aumentato coprono 800 km2 , quelle con forme di degrado più limitato addirittura 10.000 km2”.

Quanto è lontana l’Europa

In Italia, dunque, la situazione continua a essere difficile, perché dall’esame dei dati emerge in media un consumo 14 ettari al giorno, al ritmo di 2 metri quadrati ogni secondo. La rapidità del consumo ha fatto registrato una stabilizzazione rispetto agli anni precedenti, ma è ancora molto lontana dagli obiettivi fissati in ambito europeo e che prevedono l’azzeramento del consumo di suolo netto. “I dati del Rapporto confermano l’urgenza di definire al più presto un assetto normativo nazionale sul consumo di suolo, ormai non più differibile”, ha sintetizzato il presidente Ispra e Snpa, Stefano Laporta.

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