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Istanbul, il laico Ekrem Imamoglu è il nuovo sindaco

Istanbul. Ekrem Imamoglu, candidato laico, è il nuovo sindaco della metropoli turca. Il risultato rappresenta un duro colpo per il lungo “regno” di Erdogan. Finalmente è l’aggettivo che pronunciano in molti. Ma non è stata una storia facile.

Cos’era successo prima di domenica 23 giugno

Il 6 maggio, il Consiglio elettorale della Turchia aveva deciso di annullare le elezioni per il sindaco a Istanbul un mese dopo la loro detenzione, sostenendo che erano state truccate. Ciò significa che Ekrem Imamoglu, neo eletto sindaco di Istanbul dal Partito popolare repubblicano (CHP) aveva perso il suo mandato ed aveva dovuto lasciare l’incarico. Da allora, Imamoglu e il suo team hanno partecipato a un tour ininterrotto della Turchia. Hanno incontrato e salutato la gente del posto e, ancora una volta, hanno ribadito che è il candidato giusto per amministrare Istanbul. Con queste elezioni c’era molto in gioco per l’AKP. La Turchia ora ha un leader laico a guida della prima città del Paese. Ciò rappresenta un possibile presupposto per porre fine, dopo 16 anni, al potere “regio” di Erdogan.

Un problema di “sopravvivenza” per Erdogan e i suoi

Per il Presidente Erdogan e il suo entourage, perdere Istanbul è la peggiore delle numerose sconfitte subite nelle ultime tornate elettorali. L’AKP che il loro alleato dell’ultra destra populista e anti UE, il Partito del Movimento Nazionalista (MHP) hanno usato il termine “beka” (che si traduce approssimativamente in sopravvivenza) per sottolineare quanto era per loro cruciale l’elezione a sindaco del loro candidato, Binali Yildirim. La posta in gioco era mantenere il controllo di una roccaforte chiave per la politica nazionale. Istanbul infatti rappresenta il 31% dell’economia del Paese.

Il sistema Erdogan

Ed è proprio intorno all’appetibilità commerciale della città che ruotano molti dei problemi di Erdogan. Secondo la Corte dei Conti, durante l’amministrazione dell’AKP, la municipalità di Istanbul è stata a lungo utilizzata come centro di corruzione e di familismo politico. È stato rivelato che un totale di 847,6 milioni di lire sono state “donate” a fondazioni e associazioni di beneficenza gestite da persone vicine alla famiglia Erdogan. Questi includono la fondazione TUGVA, diretta dal genero di Erdogan, e la fondazione Ensar, che ha fatto da sfondo a uno scandalo sessuale nel 2016: un insegnante ha abusato 45 alunni maschi. Pertanto, c’erano almeno due ragioni per le quali Erdogan non voleva assolutamente mollare l’osso. Da un lato, certamente, mantenere il controllo del centro più ricco e importante del Paese. Dall’altro, tenere l’elettorato all’oscuro della dilagante corruzione targata AKP. Dunque, quando Erdogan parlava di sopravvivenza, probabilmente si riferiva alla propria e a quella dei suoi sodali, piuttosto che a quella del Paese.

Mauro Pasquini

Articolo tratto da Impakter.com

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