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Israele: a Benyamin Netanyahu l’incarico

Il Capo dello Stato israeliano Reuven Rivlin ha affidato a Benyamin Netanyahu l’incarico di formare il nuovo governo. Le consultazione per creare una coalizione cominceranno oggi e andranno avanti per un massimo di 40 giorni.
Se riuscisse nell’impresa Netanyahu potrebbe battere il record di longevità stabilito dal fondatore dello stato ebraico, David Ben Gurion.

Ma il nuovo governo di Tel Aviv rischia di passare alla storia anche per un altro motivo, sicuramente meno lusinghiero, quello di aver tolto ad  Israele il privilegio di considerarsi unica democrazia del Medio Oriente.

I sintomi di questa involuzione erano stati abbondantemente rilevati in modo unanime dalla stampa internazionale a causa del clima avvelenato da razzismo, militarismo ed estremismo sionista che ha accompagnato la campagna elettorale.

Questa deriva nazionalpopulista è il risultato delle alleanze che Netanyahu ha formato con la destra più radicale per arrivare al suo quinto mandato. Pur di sconfiggere Il favorito dei media Benny Gantz, militare di carriera a capo un’alleanza di tre partiti di centro, il leader del Likud ha stretto alleanze con i  sovranisti e i suprematisti fascisti di Potere ebraico erede del rabbino Meir Kahane – ai nazionalisti di Zehut capeggiati d a Moshe Feiglin, e agli annessionisti di Hayamin Hehadash– la Nuova Destra – di Naftali Bennett e Ayelet Shaked, che però non hanno superato la soglia di sbarramento del 3,25%.

In che direzione andrà in governo si può immaginare rileggendo alcuni punti del programma elettorale: sarà proibito, per esempio, criticare i soldati israeliani. Sarà vietato sostenere un boicottaggio di Israele. L’aeroporto Ben-Gurion sarà ancora più inaccessibile per i critici del regime. Le organizzazioni non governative saranno vietate e i legislatori saranno unicamente ebraici. E naturalmente c’è l’annessione di una parte della Cisgiordania, come promesso negli ultimi giorni della campagna elettorale.

Una scelta giudicata scellerata da molte cancellerie occidentali, ma necessaria a  Netanyahu per assicurarsi  il voto dei coloni ebrei della Cisgiordania (promettendo che potranno restare dove sono) e dell’opinione pubblica di destra, che non vuole più sentir parlare di pace con i palestinesi.

Per il leader del Likud non sarà certo un problema violare le risoluzioni delle Nazioni Unite. A marzo 2017 il Consiglio di Sicurezza del palazzo di vetro aveva votato cinque risoluzioni su “Occupazione e insediamenti coloniali israeliani, autodeterminazione del popolo palestinese e rispetto del diritto internazionale”

Israele nel corso dell’Assemblea aveva rigettato le cinque risoluzioni definendole una “ripetitiva manifestazione dell’assurdità e del cinismo del Consiglio”

Ma può uno Stato costituito e riconosciuto dall’Onu dichiarare le sue risoluzioni illegittime?

Fuori dal dibattito politico elettorale sono stati invece i problemi economici e sociali della popolazione israeliana – araba ed ebrea – in un paese con un tasso di povertà superiore al 20% e, tra quelli avanzati, con un livello di disuguaglianze nella distribuzione delle ricchezze secondo solo a quello degli Stati Uniti.

Il grande sconfitto è Benny Gantz, sceso in campo a dicembre dopo essersi alleato con altri generali per dare vita al partito “Blu e Bianco” con l’obiettivo di imporsi quale simbolo dell’unità nazionale, magari sfruttando le accuse di corruzione sorte nei confronti di Netanyahu ed ottenere un consenso tale da fargli ottenere la vittoria,  ma a tagliare le gambe alle ambizioni dell’ex capo di Stato Maggiore israeliano è stato soprattutto il naufragio del Partito Laburista, crollato dai 24 seggi ottenuti nel 2015, sotto le insegne della cosiddetta “Unione Sionista”, ai 6 di questa tornata elettorale.

A caldo, subito dopo il responso delle urne, Benyamin Netanyahu con voce commossa aveva definito la sua  “Una vittoria immensa, inimmaginabile”. Ma le lacrime potrebbero solcare ancora il volto del leader del Likur e a provocarle potrebbe essere il Consigliere legale del governo Avichai Mandelblit che fra alcuni mesi, dopo un’audizione d’obbligo, potrebbe cercare di incriminarlo per frode e corruzione.

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