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Benjamin Netanyahu primo ministro Israele

Israele, stallo continuo: alle elezioni non vince nessuno, ma Netanyahu resiste

Nemmeno la corsa record della campagna di vaccinazione anti-Covid ha garantito una stabilità politica a Israele. Lo stallo politico è ormai l’unica certezza emersa negli ultimi anni, insieme all’eterna presenza di Benjamin Netanyahu, mai scalfito dalle inchieste sul suo conto. I risultato delle elezioni, le quarte in due anni, riconsegnano infatti un quadro spaccato a metà, ma con Bibi Netanyahu che resta comunque al centro della scena politica. Il suo obiettivo è di continuare a macinare record di permanenza a capo del governo di Tel Aviv. Un intoccabile, capace di passare tutte le stagioni.

D’altra parte il generale Benny Gantz, il suo ex principale avversario e per un breve periodo diventato alleato della grande coalizione, è uscito fortemente ridimensionato, benché non azzerato. Un esito, peraltro, prevedibile: l’intesa con Netanyahu aveva già spaccato la coalizione che lo aveva sostenuto. Il partito Bianco e Blu non ha raggiunto neppure i 10 seggi (i conteggi attribuiscono 8 deputati), mentre i centristi di Yeash Atid, guidati dal giornalista Yair Lapid, si consolidano come principale forza contro il blocco delle destre, conseguendo 17 parlamentari. Una risalita importante, che tuttavia non è decisiva.

Israele: i risultati delle elezioni

I risultati delle elezioni in Israele (Fonte: Haaretz)

I risultati delle elezioni in Israele (Fonte: Haaretz)

Lo stallo è quindi il punto fermo di Israele, così il primo ministro uscente, al potere dal 2009, resta sempre il pivot della politica israeliana. Netanyahu ha valorizzato molto l’impegno contro il Covid-19, sottolinenando come Israele sia diventato un modello per la vaccinazione di massa. Già a febbraio metà popolazione era stata immunizzata contro il Coronavirus, dati che in Europa rappresentano un miraggio.

Eppure i numeri della Knesset sono traballanti: “Bibi” è tuttora indicato come il più probabile capo del governo. A meno che non si arrivi al clamoroso quinto ricorso al voto, visto che l’unità nazionale è venuta meno nelle scorse settimane. Improbabile che venga riproposta. Il problema è lo stesso: scenario troppo diviso. Difficilmente l’ennesimo ritorno alle urne potrebbe portare a una effettiva svolta. L’ambizione di entrambi i blocchi è quello di evitare alleanze troppo vaste.

Bennett decisivo per la maggioranza

Le urne hanno consegnato al Likud, il partito di Netanyahu, la maggioranza relativa in Parlamento, con almeno 30 seggi ottenuti nella Knesset. Ma per avere il controllo del Parlamento, formato da 120 rappresentanti, occorre raggiungere quota 61. Le altre forze di destra, storicamente alleate del Likud, garantiscono dai 24 ai 26 seggi, Conti alla mano, l’ago della bilancio è Yamina, formazione di ultradestra guidata da Naftali Bennett, che non si è schierato prima del voto, conquistando 7 deputati che si riveleranno decisivi nell’ambito dei nuovi equilibri. 

“Farò solo ciò che è buono per lo Stato di Israele”, è stato il primo commento di Bennet, senza sbilanciarsi sulle future alleanze. Le prime analisi sembrano orientate verso una lunga trattativa per la costituzione di un esecutivo, che comunque alla fine potrebbe nascere grazie a un forte riconoscimento (e l’assegnazione di Ministeri di peso) a Yamina. Per un cammino che si annuncia certamente accidentato nello stallo perenne della politica israeliana.

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