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Isole Mauritius: tragedia ambientale ed economica

Isole Mauritius. Una petroliera ha colpito la barriera corallina e ha iniziato a rilasciare in mare tonnellate petrolio. Ecco quanto è grave il danno sotto l’aspetto ambientale ed economico.

L’incidente e le sue conseguenze

La MV Wakashio ha iniziato a perdere petrolio il 6 agosto, dopo aver colpito la barriera corallina il 25 luglio. La nave è ancora nel sito dell’incidente, benché si paventi il rischio che possa spezzarsi se non sarà adeguatamente rimossa. Attualmente sono in corso per chiarire la dinamica dell’evento. Una tragedia ambientale. Soprattutto perché le Mauritius sono caratterizzate da un alto livello di endemismo. Quest’area dell’Oceano Indiano è nota per essere un hotspot di biodiversità.

Più di 1.000 tonnellate di petrolio hanno devastato le famose lagune blu cristalline e le spiagge di sabbia bianca. Le foreste di mangrovie sono state danneggiate dalle correnti che trasportano macchie di petrolio. I volontari si stanno arrampicando per controllare la fuoriuscita, utilizzando mezzi di fortuna. Le conseguenze ambientali si prospettano assai gravi e permanenti. Molti residenti svolgono attività sulle  coste dell’isole Mauritius. In primo luogo, pesca commerciale e turismo. Tali attività dipendono dalla fiorente biodiversità dell’area. Il danno ecologico impatterà duramente sull’economia.

Isole Mauritius: un’oasi già minacciata dall’inquinamento

Nuovi problemi che vanno ad aggiungersi a quelli pregressi. Dal 1987 al 1994 c’è stata una perdita del 30% delle mangrovie nelle zone costiere dell’isola. Il turismo selvaggio ha quasi distrutto le zone umide. Inoltre, a causa dell’eccessivo inquinamento sono a rischio molte specie uniche al mondo. Tra queste: il piccione rosa, una specie salvata di recente dall’estinzione; e il geco diurno dalla coda blu, un impollinatore della Trochetia blackburniana.

Happy Khambule, responsabile della campagna climatica ed energetica di Greenpeace Africa, ha dichiarato che “migliaia di specie intorno alle lagune incontaminate di Blue Bay, Pointe d’Esny e Mahebourg sono a rischio di annegare in un mare di inquinamento, con terribili conseguenze per l’economia, la sicurezza alimentare e la salute delle Mauritius”. Khambule ha anche invitato le Nazioni Unite e altri governi ad unirsi a Greenpeace Africa per sostenere le Mauritius nella pulizia dell’area colpita dalla fuoriuscita di petrolio. “Non esiste un modo sicuro garantito per estrarre, trasportare e immagazzinare prodotti derivanti da combustibili fossili. Questa perdita di petrolio non è uno scherzo del destino, ma la scelta della nostra contorta dipendenza dai combustibili fossili”, ha aggiunto Khambul.

Barriere coralline: una “specie” protetta a rischio

A livello globale, rimane meno del 50% delle barriere coralline. Per il 2020 gli scienziati prevedono il 75% delle barriere coralline sarà sotto livelli critici di minaccia. Il riscaldamento globale e l’acidificazione degli oceani stanno riducendo i tassi di calcificazione nella costruzione delle barriere coralline. Questo è la causa dello sbiancamento dei coralli. Stress ambientali ripetuti e cumulativi rendono le barriere coralline meno resistenti e ne accelerano il decadimento. I dati che analizzano le fuoriuscite di petrolio negli ultimi decenni hanno dimostrato che vi è stata una significativa diminuzione del volume di petrolio fuoriuscito, forse a causa dell’aumento della domanda di energia pulita, ma il ritmo con cui le barriere coralline stanno diminuendo dovrebbe suggerire un energico inasprimento del quadro normativo in materia.

Tratto da Impakter.com.

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