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Isis

Isis: la minaccia terroristica non è finita con il Covid

La minaccia terroristica non è finita. Ci sono ancora migliaia di combattenti dell’Isis, pronti a colpire, principalmente in Iraq e Siria. Ma senza escludere incursioni in altri territori per avere altre postazioni, sfruttando l’impoverimento provocato alla pandemia di Covid-19. Il focus è puntato sull’Africa occidentale e nel Sud-est asiatico, con riferimento a due attentati suicidi condotti da donne nelle Filippine nello scorso agosto.

La diffusione del Coronavirus può essere alleato degli estremisti e favorire il reclutamento di nuove leve, attratte dall’ideologia jihadista come ultimo appiglio. Per questo è necessaria una risposta delle Istituzioni internazionali affinché si possano dare garanzie alle persone più in difficoltà nei territori martoriati dai conflitti. Ci sono infatti almeno 27mila bambini ancora in pericolo nei campi nel nord-est della Siria: il 90% è al di sotto dei 12 anni. L’Onu si è detta “profondamente preoccupata per la terribile situazione” affrontata principalmente da donne e bambini, nei campi, che non hanno accesso a medicine e servizi igienici.

L’Isis acquisisce nuovo slancio

terrorismo islamico

La bandiera dell’Isis

Il terrorismo resta quindi una priorità globale per salvaguardare i percorsi verso la pace e la tutela dei diritti umani. L’appello è stato lanciato dall’Unoct, l’Ufficio antiterrorismo delle Nazioni Unite, nell’ambito di una videoconferenza per fare il punto della situazione sull’espansione dell’Isis. “Sebbene l’Isis non abbia sviluppato una strategia mirata per sfruttare la pandemia, i suoi sforzi per raggrupparsi e rinvigorire le sue attività hanno acquisito ulteriore slancio”, ha affermato Vladimir Voronkov, capo dell’Unoct.

“Mentre la comunità internazionale continua a cimentarsi sull’eredità del cosiddetto ‘califfo’ del gruppo, circa 10mila combattenti, principalmente in Iraq, stanno perseguendo un’insurrezione costante, ponendosi l’obiettivo di una grande e, a lungo termine, globale minaccia”, ha sottolineato l’Unoct. Voronkov ha infatti riferito che i miliziani “sono organizzati in piccole cellule, nascoste nel deserto e nelle aree rurali. E si muovono attraverso il confine tra i due Paesi, sferrando attacchi”. Dunque, la perdita del controllo del territorio, come negli anni della guida di Abu Bakr al-Baghdadi, ha lasciato spazio a un ritorno di azioni più tradizionali.

Attenzione sull’Africa

L’attenzione è spostata anche in Africa. L’Isis, sfruttando i canali del web, sta facendo proseliti per aumentare le truppe a disposizione. E lanciare attacchi in vari Paesi del continente: l’intento è quello di destabilizzare i governi e aumentare la zona grigia di insicurezza in cui insinuarsi. Per questo motivo è stato sollecitato un incremento dell’azione di contrasto nel cyberspazio: la battaglia contro i jihadisti non avviene solo sui campi di battaglia. Ma anche nel luogo virtuale della Rete. A conferma, comunque, che il pericolo dell’Isis non è certo sconfitto.

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